Anziani e assistenza, l’ombra delle privatizzazioni sulle Ipab Il sindacato: «Diventino cittadelle dei servizi socio-sanitari»

MESTRE. «Le Ipab venete devono essere trasformate in cittadelle pubbliche dei servizi al territorio e in questa direzione vanno concentrate le risorse disponibili». Lo chiedono Cgil, Cisl e Uil nel...

MESTRE. «Le Ipab venete devono essere trasformate in cittadelle pubbliche dei servizi al territorio e in questa direzione vanno concentrate le risorse disponibili». Lo chiedono Cgil, Cisl e Uil nel documento presentato alla Regione contente le proposte e le osservazioni dei sindacati in merito al progetto di legge (è il dodicesimo) che dovrebbe rivedere e normare il sistema delle istituzioni di assistenza e beneficenza. La discussione si protrae almeno da quindici anni e ora Paolo Righetti (Cgil), Mario Ragno (Uil) e Giulio Fortuni (Cisl), tornano a suggerire alla Regione la strada da seguire: «Le Ipab devono restare pubbliche ed erogare servizi socio-sanitari con un ruolo e un controllo forte da parte dei Comuni. Bisogna parificare trattamenti fiscali che oggi favoriscono la privatizzazione, tracciare un percorso di aggregazione e omologazione contrattuale».

Le prestazioni fornite sono sanitarie, non alberghiere o di altro genere, e gli anziani manifestano sempre più pluripatologie: «Il progetto non affronta il tema dell'integrazione sociosanitaria né la continuità assistenziale e l'universalità della prestazione». «La popolazione invecchia», nota Ragno «e oggi si parla di cronicità, che ha costi e servizi diversi». Per Fortuni, «l'esternazionalizzazione dei servizi va a detrimento del servizio stesso, il grado di civiltà si misura su come si trattano bambini e anziani, non è ricorrendo a contratti al ribasso che si possono recuperare i costi delle persone residenti. Non è possibile applicare contratti di comodo, dobbiamodomandarci: qual è l'eccellenza che dobbiamo mantenere e a cui puntare?». Da qui le richieste primarie in vista della riorganizzazione del sistema di residenzialità e della domiciliarità. Morale della favola: «Le Ipab», conclude Palma Sergio della Cgil) «devono essere rivalutate, aprirsi all'esterno, soltanto se esiste una reale volontà in questa direzione, si fermerà l'agonia». (m.art).

Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova