Asili nido, precedenza ai bambini veneti

VENEZIA. Prima i veneti. Anche all’asilo nido. A conclusione di un dibattito a tratti acceso, il Consiglio regionale ha trasformato in legge la proposta dal gruppo tosiano che istituisce una corsia preferenziale nell’ingresso alla scuola d’infanzia, riservando un punteggio supplementare (e determinante ai fini della graduatoria) oltre che ai bimbi disabili, ai figli di coloro che figli di coppie che «risiedano o lavorino in Veneto, anche in modo non continuativo, da almeno 15 anni». Il testo legislativo non si applicherà ai nidi delle paritarie - nella nostra regione accolgono oltre l’80% dei 238 mila bambini da 0 a 3 anni (1600 gli stranieri) che fruiscono del servizio educativo - ma esclusivamente a quelli pubblici.

«La ratio del provvedimento è quella di differenziare i soggetti non già al momento della presentazione della domanda per l’accesso ai servizi di nido bensì nella formazione delle relative graduatorie in ragione della limitatezza dei posti disponibili», hanno affermato Giovanna Negro e Maurizio Conte», convinti che «si debbano privilegiare quei cittadini che dimostrano di avere un serio legame con il nostro territorio, scegliendo di vivere nel Veneto e di contribuire alla crescita della comunità»; nell’occasione, i proponenti hanno respinto le obiezioni di legittimità costituzionale, sostenendo che la giurisprudenza della Consulta «riconosce al legislatore regionale la facoltà di «introdurre regimi differenziati, circa il trattamento da riservare ai singoli consociati». Di tutt’altra opinione il Pd, che per voce di Claudio Sinigaglia ha duramente contestato l’iniziativa: «È un’altra legge ultraleghista e fortemente ideologica che incide sull’autonomia dei Comuni e impedirà di fare graduatorie rispettose dei bisogni reali, siamo molto preoccupati per gli effetti negativi che produrrà, dalla minor attrattività del Veneto per le giovani coppie all’esclusione di tante famiglie vulnerabili»; «Eravamo disponibili a valutare un trattamento differenziato secondo criteri ragionevoli ma concedere la precedenza assoluta ad una fascia è come permettere di saltare la fila a scapito dei figli delle famiglie fragili e con reddito basso». Secco “no” anche da Jacopo Berti e Patrizia Bartelle del M5S: «Così si penalizzano i giovani cervelli in fuga che si guarderanno bene dal fare ritorno». Scontato il sostegno del Lega: l’assessore al sociale Manuela Lanzarin e la capogruppo zaiana Silvia Rizzotto hanno colto la palla al balzo per denunciare i «tagli selvaggi dello Stato alle risorse destinate all’infanzia» e rivendicare i 16 milioni erogati dalla Regione alle scuole paritarie. Astenuta e insoddisfatta Forza Italia: «L’obiettivo può essere condivisibile ma lo strumento è propagandistico e di dubbia efficacia», la critica di Massimo Giorgetti.
Il voto finale (31 favorevoli, 13 contrari, 3 astensioni) non ha riservato sorprese, salvo il sì espresso in aula da Pietro Dalla Libera (Veneto Civico), alleato un po’ “eretico” della coalizione dem-Moretti.
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