Basso: «L’85% si salva la risposta ai farmaci molto legata al Dna»

PADOVA. «La chemioterapia aveva un’altissima probabilità di salvare la vita a Eleonora». Parla così il professor Giuseppe Basso, direttore dell’Oncoematologia pediatrica di Padova, il “papà” in camice bianco delle giovani anime che si ammalano di cancro. Eleonora Bottaro, nella notte tra lunedì e martedì, è morta di leucemia a soli 18 anni dopo che i genitori hanno rifiutato di sottoporla alla chemioterapia per metodi alternativi.
Se Eleonora si fosse sottoposta alle cure, ce l’avrebbe fatta?
«Era una leucemia da trattare, con possibilità di guarire. Guarire significa diventare grandi, potersi laureare, avere figli e una vita normale. All’esordio della malattia Eleonora presentava un buon numero di globuli bianchi e la sua risposta al cortisone era ottima. Aveva davanti a sé due anni di terapia, un periodo sicuramente importante, ma il nostro centro ha alle spalle almeno un migliaio di pazienti guariti dalla leucemia. In base alla risposta ai farmaci e con il passare del tempo, si dosa la terapia da somministrare. Prima di due mesi non sappiamo se tratteremo il paziente con un protocollo anziché un altro».
Quali sono i tassi di guarigione?
«Fino a quindici anni, circa l’85 per cento dei pazienti guariscono dalla leucemia. Si possono distinguere diverse categorie a seconda della genetica del paziente, ma Eleonora aveva possibilità molto alte. La risposta ai farmaci è legata al corredo genetico e alla natura della leucemia».
Secondo lei Eleonora a diciassette anni poteva essere consapevole di una scelta così importante?
«No, secondo me Eleonora non era consapevole. Al primo colloquio con la famiglia, durante il quale ho spiegato tutto quello che ci sarebbe stato da fare, Eleonora sosteneva di sentirsi meglio perché aveva assunto del cortisone. Ha detto “sento che sto già guarendo”. All'inizio non si dimostrava consapevole di morire».
Ha mai sentito dire a Eleonora “io non voglio fare la chemioterapia”?
«Lei non voleva farsi curare perché si sentiva meglio, peccato che questo fosse solo un benessere momentaneo dato dall’effetto del cortisone».
Elisa Fais
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