Bimbi “disturbati”, la rivolta dei medici veneti
La Regione riorganizza la Neuropsichiatria Infantile. Camici bianchi e specialisti insorgono: «Un salto indietro di 40 anni»

VENEZIA. Il loro numero è raddoppiato nel giro di dieci anni raggiungendo quota 55 mila. Sono i bambini e i ragazzi “disturbati”, quelli che in Veneto si sono rivolti ai servizi di Neuropsichiatria per affrontare problemi di diversa natura e gravità: dall’autismo all’anoressia, dalle sindormi ipercinetiche a quelle dell’alterazione dello sviluppo psicologico. Una cifra a cui gli addetti ai lavori guardano con estrema preoccupazione, anche perché risulta quattro volte superiore a quella degli adulti. Tanto che lo scorso dicembre Sinpia (la Società italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e Adolescenza) aveva lanciato l’allarme denunciando una criticità nelle risposte.
La lettera dei medici.
Dieci mesi dopo i neuropsichiatri tornano alla carica e stavolta insieme a psicologi, assistenti sociali, educatori, logopedisti, famiglie; la loro è una durissima presa di posizione contro la riorganizzazione del comparto decisa dalla Regione. Ma cosa ha scatenato la rivolta? Il fatto che le Unità Operative Complesse di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza siano sparite dalle linee guida della sanità veneta, secondo la delibera di giunta 1306 dello scorso agosto. La conseguenza è «il declassamento delle stesse a Unità semplici e la loro trasformazione in sottocomponenti organizzative delle Unità Operative Complesse Infanzia, Adolescenza e Famiglia», come sottolinea la presidente di Sinpia Antonella Costantino in una lettera inoltrata nei giorni scorsi al governatore Luca Zaia. Lettera in cui esprime «sconcerto» per l’accaduto. In sostanza i reparti di Neuropsichiatria (con primari e posti letto) non solo spariscono dalla programmazione, ma c’è pure una frammentazione di attività fra Consultorio, Età evolutiva e Neuropsichiatria Infantile. In gioco, sostengono i medici, ci sono sia la funzionalità del servizio, sia l’approccio culturale con lo scardinamento del modello socio-sanitario professionale e multidisciplinare introdotto nel 2011 e ritenuto tra i più avanzati del Paese. «Si tratta», scrive Costantino nella lettera, «di un passo indietro culturale di 40 anni, come se i disturbi neuropsichiatrici dell’età evolutiva fossero disturbi a preminente genesi sociale, in controtendenza con quanto sta avvenendo nelle altre regioni e a livello nazionale». Precisa il neuropsichiatra vicentino Roberto Tombolato, segretario veneto di Sinpia: «Autismo, ritardo mentale, iperattività, problemi dell’apprendimento e dell’umore, attacchi di panico, solo per citare alcuni disturbi, hanno bisogno di essere trattati da un gruppo multiprofessionale. Prestare servizi diversi all’interno di un unico contenitore, rende tutto più complicato».
In rivolta gli specialisti.
Sugli effetti negativi della riorganizzazione si sono soffermati pure assistenti sociali, psicologi ed educatori delle diverse strutture del Veneto che a loro volta hanno inoltrato una lettera in Regione firmata dai presidenti dei rispettivi Ordini professionali. E anche in tal caso si parla di «separazione incomprensibile e dannosa nell’accesso ai servizi», oltre che di perdita della multidisciplinarietà; ad aggravare il tutto, dicono, ci sono gli organici inadeguati. In definitiva, per gli addetti ai lavori, si va a compromettere un modello multiprofessionale e multidisciplinare che garantiva la presenza di risorse e strategie efficaci ad affrontare la complessità dei problemi del bambino e dell’adolescente. La preoccupazione è che la trasformazione comporti uno scadimento della professionalità del territorio, con un’offerta ridotta e peggiorata per le famiglie in un periodo in cui invece la richiesta di interventi neuropsichiatrici è in aumento. Una situazione davvero emergenziale è inoltre la mancanza in Veneto di strutture neuropsichiatriche di ricovero ospedaliero situate a livello centrale, nelle città di provincia, specifiche per adolescenti in situazioni di scompenso.
La proposta.
“Un welfare per i Minori” - l’influente rete di enti e associazioni che aggrega coordinamenti rappresentativi di centinaia di realtà venete del sociale, del volontariato, del mondo professionale e della scuola - ha a sua volta inoltrato una lettera preoccupata alla Regione. Nel documento viene chiesto di unificare le Unità operative semplici in un’unica Unità operativa, secondo le linee guida del 2011 e di integrare le dotazioni organiche con tutte le figure professionali e della dirigenza sanitaria che non sono state sostituite.
La Quinta commissione.
La riforma, prima che in giunta, è passata in Quinta Commissione Sanità che l’ha votata all’unanimità, con l’ astensione delle minoranze. Ma lo stesso esponente Democratico Claudio Sinigaglia non condanna la riforma: «Appare più razionale la presa in carico globale del bambino e della sua famiglia da parte di Unità Operative Complesse Infanzia, Adolescenza e Famiglia. In tal modo viene inoltre superato il problema della disomogenità nel territorio», sottolinea.
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