Bossi mette allo porta Tosi «Con lui i fascisti in Lega»

di Filippo Tosatto
VERONA
Avviso di sfratto dalla Lega per Flavio Tosi. A recapitarglielo, è il Senatùr in persona, con un tono che non ammette equivoci: «Tosi è uno stronzo, ha tirato nella Lega un sacco di fascisti, cosa che non può essere sopportata per molto», scandisce Umberto Bossi alzandol’abituale dito medio davanti ai cronisti a Montecitorio «noi abbiamo altri progetti e chi è in disaccordo vada altrove». La goccia che ha fatto traboccare il vaso è arrivata via etere, da Radio 24: ospite della trasmissione La Zanzara, il sindaco di Verona ha ribadito la sua linea anti-berlusconiana: «Ho messo in discussione il premier perché non ho un ruolo in Parlamento, posso parlare senza vincoli di lealtà istituzionale e le mie battaglie sono utili a quelli che stanno a Roma. Molti dirigenti della Lega la pensano come me». Non bastasse: «Molti deputati, in certe votazioni, hanno avuto il voltastomaco e se ci fosse un cambio della leadership, per proseguire con questa maggioranza fino alla scadenza naturale della legislatura, facendo tutte le riforme, penso che avremmo più chance di vincere anche alle prossime elezioni». E la circolare-bavaglio che vieta agli esponenti leghisti dichiarazioni a titolo personale, pena l’espulsione? «Non riguarda me, io esprimo quello che penso», è la replica.
Abbastanza per provocare la scomunica bossiana, rincarata dalle parole di Marco Reguzzoni, capogruppo alla Camera sgradito ai deputati leghisti ma partecipe al Cerchio magico del Capo e perciò intoccabile: «Bossi ha ragione, di bavagli nella Lega non ce ne sono. Semmai si parla troppo e talvolta a vanvera. Io non parlerei mai del Comune di Verona, non si capisce perché Tosi debba pontificare su quel che accade in Parlamento. Gli ricordo che non è stato eletto da un congresso ma candidato a sindaco da Bossi, dopo un accordo con Berlusconi».
E il ribelle? Getta acqua sul fuoco, forse avverte di ritrovarsi a un passo dalla cacciata ma non ricorre al mea culpa: «Spiace che il mio segretario federale, persona alla quale devo il fatto di essere diventato sindaco abbia usato quelle espressioni nei miei confronti senza prima verificare il contesto delle mie dichiarazioni.Lo invito ad ascoltare per intero la registrazione della trasmissione durante la quale ho difeso, senza alcun tentennamento, lui e il nostro movimento».
La sensazione è di uno strappo difficilmente sanabile. All’ultimo consiglio federale di via Bellerio, gli ultrà bossiani - Rosi Mauro in testa - avevano sollecitato l’espulsione di Tosi, salvato in extremis dal’intervento di Roberto Maroni, del quale il sindaco è proconsole in Veneto. A seguire, un duro confronto nel direttivo regionale col segretario-rivale Giampaolo Gobbo. Sembrava una tregua armata. E’ durata poco.
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