Bressa: Costa guiderà la squadra di Roma
L’ex sindaco di Venezia nel team del governo che negozierà con Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Si parte giovedì

Interpress/M.Tagliapietra Venezia 27.02.2017.- Conferenza stampa per il saluto del Presidente del Porto Paolo Costa. Autorita' Portuale.
PADOVA. «Novità dal fronte veneto? No. Non ho ricevuto nulla. Leggo sulle agenzie una durissima polemica tra Zaia e Bonaccini, ma il Veneto il 9 novembre non siederà al tavolo del negoziato con l’Emilia Romagna e la Lombardia per aprire il confronto con il governo». Gianclaudio Bressa è sereno. Non polemizza. Ha appena firmato il decreto di convocazione dei due presidenti che apriranno la strada della riforma del federalismo a geometria variabile. Una svolta epocale, che richiede grande competenza nella trattativa. Bressa, che nel 2001 ha imposto a Prodi, D’Alema e Amato l’articolo 116 della Costituzione, terzo comma, che spalanca le porte al negoziato sulle 23 materie che le Regioni rivendicano, non sarà da solo in questa delicatissima sfida che può cambiare le sorti della spesa pubblica. Gentiloni gli ha dato ampia delega e il sottosegretario alle Regioni ha nominato una squadra di docenti universitari che saranno guidato però da Paolo Costa, ex ministro dei Lavori Pubblici, ex sindaco di Venezia e presidente del Porto fino a pochi mesi fa. «Il decreto è pronto, la procedura è stata avviata in questi giorni e il 9 novembre lo staff dei consulenti del governo incontrerà Roberto Maroni e Stefano Bonaccini.
La squadra di Bressa è quanto mai autorevole, ma il vero plenipotenziario resta dietro le quinte: si tratta di Daniele Franco, ragioniere generale dello Stato, nato a Trichiana nel Bellunese, il
grand commis
che controlla la spesa pubblica, che sa davvero quanto spendono i ministeri e le Regioni. Sarà Daniele Franco a dire l’ultima parola sulla compatibilità dei trasferimenti di spesa, ma la trattativa sarà condotta oltre che da Bressa, dal team di docenti guidati proprio da Paolo Costa, ex preside della facoltà di Ca’ Foscari. Con lui ci saranno Chiara Cacciavillani, docente di diritto amministrativo all’università di Padova e figlia di Ivone, storico della Serenissima, “padre e maestro” degli avvocati amministrativisti.
Poi sono stati designati Paolo Balduzzi, docente di Scienza della finanza alla Cattolica di Milano; Sandro De Nardi, docente della stessa materia all’Università di Padova; Franco Pizzetti e Marco Olivetti, entrambi prof universitari di diritto costituzionale. Tra i consulenti anche Luciano Greco, docente di Scienza della finanza all’Università di Padova.
«Nel giro di un paio di giorni ci sarà la formalizzazione della delegazione ministeriale», spiega il sottosegretario Bressa. Il debutto del team è previsto per giovedì prossimo a Roma, poi si attende il turno del Veneto. Zaia ieri ha ribadito a Venezia che il «pdls 43 con i 61 articoli verrà approvato il 14 novembre e poi inviato a Roma. Non cerco risse, ma non voglio nemmeno scendere a patti con chi vuole l’autonomia con il freno a mano tirato. La proposta delle 23 materie e dei 9 decimi di tasse da trattenere in Veneto è stata formulata nel marzo 2016 e inviata a Matteo Renzi». Ora sono chiare le cifre: in ballo ci sono 19 miliardi di euro. I plenipotenziari veneti sono di assoluto rilievo accademico: i costituzionalisti Luca Antonini e Mario Bertolissi affiancati da Carlo Buratti, docente di Scienze delle finanze a Padova; Dario Stevanato e Andrea Giovanardi, docenti di diritto tributario a Trieste e a Trento. E poi da tre supermanager regionali: Mario Caramel, Ezio Zanon e Maurizio Gasparin. Zaia ieri li ha voluti tutti al suo fianco. Sorridevano. Il loro compito è ottenere da Luciano Franco un assegno di 18,8 miliardi e trasformare il Veneto nella valle dell’Eden, prima dell’avvento di Adamo ed Eva, perché un istante dopo è nata le lite su come dividere la mela.
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