Calano i ricavi Benetton in grigio esce dal listino

Flessione del fatturato in Italia e in Europa per il gruppo Soddisfazioni solo in Russia, Messico ed Estremo Oriente
Di Daniele Ferrazza

Benetton Group spegne le luci in Borsa. A far data dal prossimo 31 maggio, il titolo di Ponzano verrà revocato dal listino dopo la decisione dell’azionista di maggioranza di «de-listare» Benetton.

La nota sulla prima trimestrale 2012, dunque, sarà probabilmente l’ultima comunicazione finanziaria al mercato prima della «scomparsa» del titolo dalla Borsa di Milano. E non è una trimestrale brillante, come ammette uno dei due amministratori delegati, Biagio Chiarolanza, capo delle unità business estere e della finanza: «Il primo trimestre del 2012 si è concluso, secondo le nostre attese, con un risultato non soddisfacente e ancora influenzato dai forti aumenti nei costi, in particolare delle materie prime, che già avevano caratterizzato gli ultimi trimestri 2011. Sappiamo che la strada del riposizionamento non sarà semplice, e i dati del primo trimestre ce lo confermano. Nel frattempo, il processo è stato avviato e proseguirà con determinazione, anche se la situazione di crisi economica in cui versano i principali mercati di sbocco del nostro prodotto non consente di prevedere una rapida ripresa».

Insomma, l’ammiraglia di Ponzano si appresta a virare verso nuovi mercati: meno Italia e meno Europa mediterranea, più Russia, America Latina ed Estremo Oriente.

I numeri dei primi tre mesi son quelli che sono: Benetton chiude il primo trimestre 2012 con un utile in calo a 10 milioni di euro, rispetto ai 19 milioni dello stesso periodo dello scorso esercizio, e ricavi in diminuzione del 5,5% a 428 milioni di euro. Quest’anno nessuno farà salti di gioia.

Non va bene l’Italia, dove i ricavi Benetton continuano a diminuire, non va bene l’Europa mediterranea, dove il calo è nell’ordine del 7,9 per cento. Per fortuna ci sono i negozi in Russia, Messico, Corea e India.

Vanno così così gli shops aperti in America Latina, Cina e Turchia, dove la presenza dei negozi di Ponzano non è così capillare. Complessivamente, la raccolta ordini della Primavera/estate ha registrato un calo del 3 per cento. E anche per l’Autunno/Inverno, i manager Benetton mettono le mani avanti: «è prevedibile un analogo trend» negativo. A limare l’utile c’è anche la corsa dei prezzi delle materie prime, del cotone in particolare.

Dunque, la congiuntura internazionale non aiuta Alessandro Benetton, dal 24 aprile scorso presidente dell’azienda al posto del padre Luciano.

Ma questo è il mare e su queste onde bisogna tentare di alzare le vele. Il secondogenito di Luciano Benetton deve svecchiare il marchio, ringiovanire il prodotto – ha promesso dieci collezioni all’anno nei negozi – e cercare di farsi meno male possibile. Soprattutto, deve cercare di ridurre il peso dei ricavi dell’Italia e dell’Europa del Sud e aumentare le vendite nei paesi del Bric (Brasile, Russia, India, Cina) e nell’economie più effervescenti: Messico e Turchia, ad esempio.

Non è escluso che, nella strategia generale di taglio dei costi, vi sia lo spazio anche per una nuova riduzione di personale del gruppo, finora sempre smentita dall’azienda.

Ma i sindacati sono in allarme.

In questo contesto, è arrivata la decisione del de-listing del titolo. Perchè il prezzo di borsa era assolutamente conveniente e con poco meno di 200 milioni i quattro fratelli Benetton sono tornati a casa interamente della loro azienda.

E perchè così Alessandro e i suoi manager potranno lavorare in pace, senza l’ansia da trimestrale.

Tutti sanno che la strada sarà lunga e faticosa. Ma non c’è un’opzione B.

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