Caso Pfas, chiesto il processo per nove manager della Miteni

L’onda lunga dello scandalo Pfas investe i vertici del colosso tedesco Icig, l’International Chemical Investors che nel 2009 ha rilevato la proprietà dello stabilimento Miteni di Trissino, focolaio della maggiore contaminazione idrica nella storia del Veneto.
multinazionale CHIMICa
A conclusione della prima tranche di indagini (che riguarda l’attività inquinante fino al 2013, l’anno nel quale l’azienda vicentina si autodenunciò de facto alla magistratura) la Procura di Vicenza ha chiesto il rinvio a giudizio di Patrick Hendrik Schnitzer, Achim Georg Hannes Riemann, Alexander Nicolaas Smit, Brian Anthony Mc Glynn - i tycoon a capo della multinazionale - nonché dei manager Luigi Guarracino di Alessandria, Mario Fabris di Fontaniva (Padova), Davide Drusian di Marano (Vicenza), Mauro Cognolato di Stra (Venezia), Mario Mistrorigo di Arzignano (Vicenza). Per tutti il capo d’imputazione è avvelenamento delle acque e disastro innominato: un reato, quest’ultimo, distinto da quello ambientale perché lesivo della pubblica incolumità per via diretta, non come conseguenza del danno causato all’habitat.
UNA CONDOTTA DOLOSA
I pm ritengono che la condotta degli indagati sia dolosa: erano consapevoli che le sostanze perfluoroalchiliche sversate inquinavano le falde e le acque superficiali destinate al consumo - è la tesi del procuratore capo Antonino Cappelleri - ma non hanno adottato misure di contrasto adeguate. Rifiuti e scarti di lavorazione contenenti le pericolose molecole di sintesi, sono stati sepolti nella prossimità dello stabilimento: a segnalati all’Arpav è stato Antonio Nardone, l’ultimo ad dell’azienda, dichiarata fallita il 18 novembre scorso. Uno scandalo senza precedenti, si diceva, che ha coinvolto una «popolazione esposta» di 350 mila persone distribuite nelle province di Vicenza, Padova e Verona. Che ha costretto la sanità veneta ad avviare test medici e monitoraggio di massa: l’assunzione di Pfas attraverso alimenti e bevande, spiegano gli epidemiologici, elevano il colesterolo e causano un’alterazione dello sviluppo sessuale in età adolescenziale.
350 MILA VENETI A RISCHIO
«Le richieste della Procura sono incoraggianti, un simile disastro non può restare impunito», è il commento di Francesca Businarolo, presidente della commissione giustizia alla Camera ed esponente 5 Stelle; sei anni fa il Movimento denunciò per primo la gravità della contaminazione in atto; «Ricordo che ci sono ancora luoghi dove le persone non si fidano a bere l’acqua del rubinetto e dove molti temono per la salute propria e dei figli», conclude la deputata «ci vorrà, purtroppo, ancora molto tempo per capire qual è stato l’impatto di questo evento, altrettano importante è accertare le responsabilità personali». —
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