Chiuso il centro estivo veneto che non rispettava le regole

Interviene la polizia locale. La realtà privata non avrebbe rispettato le regole della Regione. C’era una ventina di bambini che lo frequentavano

BELLUNO. Il Comune chiude il centro estivo di Farra di Mel, dopo alcune segnalazioni ricevute e qualche informazione arrivata anche dai carabinieri della stazione. Aperto da lunedì scorso, presso uno stabile, il centro estivo di carattere privato ospitava una ventina di bambini: ma gli enti preposti al controllo hanno verificato una serie di mancanze in relazione soprattutto alle norme anti Covid.

A Farra di Mel è così arrivata la polizia locale del Comune di Borgo Valbelluna: gli accertamenti sono scattati mercoledì e alla fine di questi, il centro estivo è stato chiuso. Si tratta di una realtà che da tempo opera con i bambini: Al Formigher, l’associazione promotrice dell’iniziativa, gestita dal membro dell’associazione Alfonso Frescura (persona molto attiva come animatore e organizzatore di eventi per i più piccini).

«Mercoledì c’è stata una verifica dell’attività legata a un servizio per infanzia, a seguito di segnalazioni che sono state ricevute» spiega il sindaco Stefano Cesa «attraverso polizia locale e servizi sociali e scolastici. La polizia locale ha trovato qualche carenza, è stato poi evidenziato il non corretto riscontro sulle linee guida emanate dalla Regione per l’organizzazione di questo tipo di attività, legati al rispetto normative sull’emergenza Covid. La struttura era gestita da privati e aveva iniziato l’attività lunedì scorso, con una ventina di bambini di età compresa tra 4 e 10 anni».

La struttura era stata organizzata in alcuni locali di Farra, giusto al confine tra Mel e Trichiana. Gli enti e le forze dell’ordine hanno comunque sempre vigilato sul territorio, quando si trattava di far rispettare le norme sul lockdown ma anche ora che c’è stata la pressocchè totale apertura e ripresa di quasi tutte le attività. La guardia non va abbassata nei confronti del Covid e i continui controlli e la attività preventiva non è mai venuta meno.

«Dispiace sicuramente della situazione che si è creata» spiega sempre il sindaco Cesa «nel senso che capiamo come sia una esigenza delle famiglie trovare un posto che offra questi servizi durante questi mesi estivi e di ripresa lavorativa. Ma anche e soprattutto riteniamo ci sia l’esigenza di ripristinare un minimo di socialità dei bambini. La stessa iniziativa privata è meritevole ma va fatta sotto i crismi delle normative in vigore e secondo i dettami della Regione Veneto» conclude il primo cittadino.

Una chiusura che potrà non essere definitiva: «Nel momento in cui si dimostra di essersi adeguati alle normative, si può sicuramente svolgere l’attività, ma non come prima». Attività per la quale non pare servano autorizzazioni particolari, a differenza del nido in famiglia, dove c’è l’accreditamento della struttura. —

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