Lo sviluppo a ostacoli, Confindustria: «Sistema Veneto con dati impietosi, serve una svolta»

Raffaele Boscaini, presidente regionale di Confindustria: «La nostra economia arranca, è tempo di aggiornare il sistema produttivo con più innovazione. O sarà declino»

Arianna Salvatori
Un'operaio metalmeccanico al lavoro
Un'operaio metalmeccanico al lavoro

«Sono passati quasi 200 giorni dall’inizio del governo regionale, e i numeri impietosi che ci vengono mostrati impongono di mettere mano alle strategie di sviluppo economico, altrimenti il declino economico colpirà duro e le ricadute saranno su tutti gli ambiti, non solo strettamente economici ma anche sociali e occupazionali».

I dati a cui Raffaele Boscaini, presidente di Confindustria Veneto, fa riferimento sono quelli pubblicati nel Market Watch PMI di Banca IFIS e nel Rapporto sull’economia regionale di Banca d’Italia. Entrambi gli studi, pubblicati da poco, mostrano una regione che arranca. E soprattutto che fatica a stare al passo con un sistema produttivo in continua evoluzione.

Il presidente di Confindustria Veneto Raffaele Boscaini
Il presidente di Confindustria Veneto Raffaele Boscaini

ll nuovo report di Banca d'Italia mostra che il Pil della regione è cresciuto solo dello 0,1% contro lo 0,5% nazionale. La locomotiva d'Italia secondo lei si sta fermando?

«Quello che abbiamo visto, purtroppo, non sorprende. Ci sono state molte avvisaglie che lasciavano intendere come il modello dell'industria veneta, pur avendo funzionato bene, avesse bisogno di essere aggiornato. È nato rapidamente e ha avuto un grandissimo successo, ma oggi mostra qualche difficoltà, perché, così come le piante cresciute troppo in fretta non sviluppano radici abbastanza profonde e risultano quindi più vulnerabili, anche l'economia veneta risente di una crescita così rapida».

A cosa si riferisce esattamente?

«Mi riferisco a una stagione di imprenditori molto bravi e capaci che hanno fatto un grande lavoro, ma che ormai si sta per concludere. Adesso questa generazione sta passando la mano e non sempre dall'altra parte c'è altrettanta volontà e managerialità. Oltre a questo, le dinamiche stanno cambiando tantissimo, quindi è un momento molto difficile e delicato. Questo non vuol dire che sia tutto perduto: il valore c'è, va solo risistemato. Serve più cultura d'impresa e soprattutto serve che sia aggiornata al mondo di oggi».

Un'altra cosa che emerge dallo studio, infatti, è la mancanza di investimenti in tecnologia. Secondo lei qual è la natura del problema?

«È molto difficile da individuare. C’è certamente una componente generazionale, ma non basta a spiegare il fenomeno. Mancano figure manageriali esterne, che vedono più freddamente le cose e capiscono come va meglio interpretato il momento. A questo si aggiunge forse un elemento culturale, che rende più complesso costruire una visione comune e agire in modo coeso. Detto questo ci sono anche degli esempi virtuosi molto belli, come le reti d'impresa gestite anche da Confindustria, che hanno portato tante innovazioni. Però ancora non sono tantissime le aziende che ci credono e che si danno da fare in questo senso. E il risultato è che in Veneto anche l’adozione di “soluzioni Cloud” è di oltre 10 punti minore rispetto al livello nazionale (63% contro il 75%). E sul fronte dell'Intelligenza Artificiale non va meglio: solo un'impresa su due ha avviato o ha in uso software dedicati».

Anche i dati sull'export non sono particolarmente rosei rispetto all'Italia. Come si spiega questo divario?

«Io credo che anche qui ci sia una certa inerzia e mancanza di prontezza nell'andare a interpretare quelle che sono le dinamiche che stanno cambiando nelle filiere della distribuzione. Ci siamo accomodati forse troppo bene su una globalizzazione che è stata imperante per anni e che adesso non esiste più o è molto meno certa e facile da poter sfruttare».

C'è poi il tema dell'occupazione che, mentre in Italia sembra crescere, in Veneto risulta in calo dell'1,3%.

«L'occupazione è sempre un indicatore importante. Trovare risorse umane specializzate è difficile e questa tematica non si può ignorare. Ma rispetto agli anni passati, l'occupazione non mi pare che indichi una difficoltà importante della nostra regione».

Secondo lei cosa dovrebbe fare la Regione per uscire da questa situazione?

«La Regione sta già operando, per esempio sul Tavolo per la Sburocratizzazione. Alla fine gli oneri burocratici sono un po' come dei dazi interni. Arrivare a una maggior facilità di accesso alle risorse e agli strumenti per poter fare il proprio lavoro è importantissimo e abbiamo buoni segnali che ci stiano lavorando. Dopodiché c'è anche il discorso degli investimenti. Serve favorire, incentivare e razionalizzare le reti d'impresa. Stiamo lavorando anche su questo insieme all'assessore Bitonci. Occorre uno slancio verso gli investimenti e verso l'innovazione e che questi siano governati in un sistema che li finanzi, che li sostenga e che porti avanti la collaborazione, per esempio, con gli istituiti di ricerca e con le Università».

 

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