Confindustria Veneto, un piano per ripartire: «Fabbriche e uffici sicuri»

Presentato il modello organizzativo anti Covid elaborato dell’Università di Padova. Ma Cgil Cisl e Uil ribattono: quando riaprire al 100% lo deciderà il governo a Roma
Le sarte che lanciano l'idea, il sindaco che la raccoglie, le aziende che donano il tessuto, il macellaio che ci mette le buste, i ragazzi che fanno le consegne, le donne del paese che si mettono tutte e cucire, i dipendenti comunali in ferie che tagliano i ferretti: è la storia di un'azienda di volontariato che fino a 3 giorni fa non esisteva e che ora produrrà 6500 mascherine per gli abitanti di Montichiari, 04 aprile 2020. ANSA / Gioia Giudici
Le sarte che lanciano l'idea, il sindaco che la raccoglie, le aziende che donano il tessuto, il macellaio che ci mette le buste, i ragazzi che fanno le consegne, le donne del paese che si mettono tutte e cucire, i dipendenti comunali in ferie che tagliano i ferretti: è la storia di un'azienda di volontariato che fino a 3 giorni fa non esisteva e che ora produrrà 6500 mascherine per gli abitanti di Montichiari, 04 aprile 2020. ANSA / Gioia Giudici

VENEZIA. Il lockdown in Veneto non c’è mai stato perché anche nella fase più “strong” il 47,1% delle aziende ha continuato a produrre, con 883.000 persone che si sono sempre presentati in fabbrica o in ufficio. Il tema affrontato nel vertice tra categorie economiche, i sindacati e gli assessori regionali Donazzan e Marcato è quindi uno solo: il Veneto può riaccendere il motore al 100 per cento, prima del 4 maggio? O dovrà portare la croce ancora per due settimane, alla pari della Lombardia che conta oltre 5 mila vittime da Covid 19?

Qui le tesi si divergono. Ma Enrico Carraro, presidente di Confindustria Veneto, per superare gli steccati, ha consegnato il piano di sicurezza elaborato dall’università di Padova. Che impone regole drastiche: controllo della temperatura in entrata e uscita dall’azienda, la sanificazione dei bagni, i turni per i pasti in mensa. E poi le mascherine e i guanti da cambiare tutti i giorni. Chi supera i 37,5 gradi va mandato a casa in attesa del tampone. Il dossier dell’ateneo individua un sistema standard basato su evidenze scientifiche, da declinare nelle diverse realtà, che analizza gli eventuali test diagnostici per identificare sia i soggetti con sintomatologia sia gli asintomatici.

«Con l’incontro di ieri» afferma Enrico Carraro, «abbiamo iniziato il confronto regionale che può portare ad un modello virtuoso per la fase 2 delle nostre aziende. L’obiettivo è quello di rendere i luoghi di lavoro sicuri, tutelando la salute dei nostri collaboratori. Dobbiamo essere preparati a ripartire presto e in sicurezza e farlo attraverso una procedura unica per tutto il territorio regionale, evitando così disomogeneità e approcci diversi che potrebbero generare confusione. Questo permetterebbe a tutte le aziende - auspicando il superamento del criterio del codice Ateco di appartenenza – di riavviare le produzioni e di ricominciare a dare il proprio indispensabile contributo all’economia regionale e nazionale. Già dalla prossima settimana inizieremo, come Confindustria Veneto, un dialogo e un confronto con le organizzazioni sindacali, per garantire un ritorno al lavoro in sicurezza».

Il via libera al piano è arrivato da Agostino Bonomo, presidente di Confartigianato: «La regione Veneto in sintonia con il governo, e tutte le parti sociali deve sostenere l’immediata riapertura delle attività produttive in grado di rispettare gli standard di sicurezza. Abbiamo chiesto al presidente Zaia di farsi portavoce nella Conferenza Stato-Regioni di questo appello. Gli abbiamo chiesto di accelerare la ripartenza delle attività produttive, possibile senza maggiori rischi per la salute. Bisogna poi aiutare nel modo più concreto tutte le imprese che ne avessero bisogno nell’adottare il protocollo sicurezza, integrando le ulteriori misure che venissero identificate per categorie specifiche».

Di parere opposto i sindacati, con Christian Ferrari della Cgil che tira il freno: «Di fronte alla dichiarata volontà della Regione di forzare l’ultimo Dpcm Conte sulle riaperture aziendali, abbiamo ribadito insieme a Cisl e Uil, l’indispobilità ad avallare fughe in avanti da parte della quarta regione italiana per contagi e per decessi. L’emergenza sanitaria è ancora in corso e “quando” si riapre lo decide il Governo sulla base del parere del comitato tecnico scientifico. Abbiamo invece confermato tutta la nostra disponibilità a discutere del “come” ripartire e, sopratutto, della necessità di garantire la massima sicurezza ai lavoratori. A partire dagli oltre 883.000 cittadini veneti che sono già attivi, senza che sia disponibile la totalità dei dispositivi di sicurezza individuale. Senza mascherine e guanti non si va avanti». —

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