L’e-commerce spinge il consumo di suolo in Veneto, la logistica usa 852 ettari
La consigliera Avs Ostanel: «Fenomeno da gestire, vanno limitate le deroghe e serve la riforma della legge regionale». Il 53% del totale è da attribuire alle piattaforme Amazon

Che il consumo di suolo in Veneto sia un trend che la legge regionale del 2017 ha rallentato ma non interrotto, lo dicono i numeri di Ispra e il richiamo della Corte dei Conti.
Ma dove intervenire concretamente per arrivare al target zero imposto dall’Unione europea di qui a 25 anni? Diversi i fronti, Arpav e studi universitari mettono sotto i riflettori - tra gli altri - la logistica. Tanto che le minoranze in Regione chiedono la riforma urgente della legge sul consumo di suolo proprio partendo dalla regolamentazione di tale comparto. «I dati sul consumo di suolo in Veneto sono drammatici e lo denuncia anche la Corte dei Conti: Stefani avrà il coraggio di riforma una legge che non funziona e di governare l’apertura dei poli logistici?», lancia la consigliera Avs Elena Ostanel.
La logistica
Lo studio Iuav “Governare la logistica”, firmato dall’architetta Elena Franco e dal professore Luca Tamini, responsabile scientifico Laura Fregolent, analizza per le regioni del Centronord il consumo di suolo legato appunto all’attività logistica e in particolare a quella delle grandi piattaforme big tech del commercio elettronico. In Veneto il numero di ettari utilizzati tra il 2006 e il 2023 si attesta a quota 852. Interessante è vedere cosa succede dopo il 2017, quando appunto viene varata la legge regionale: la progressione anno su anno (a cominciare dal 2018 sul 2017 e poi 2019 su 2018 e così via) è la seguente: 108 ettari, 73, 47, 37, addirittura 116 (2022 su 2021), per chiudere con 80.
Quasi tutte le cifre in questione sono superiori rispetto a quelle pre 2017. La relazione approfondisce il tema prendendo in considerazione l’apertura delle piattaforme di Amazon: è da attribuire ad esse il 53% del totale di consumo di suolo logistico (559 ettari) in Veneto tra il 2016 e il 2023.
Un’avanzata, quella degli insediamenti delle big tech, legata indubbiamente allo sviluppo del comparto, al fatto che il Norditalia è uno dei principali cluster logistici a livello europeo e per questo interessato dall’affermarsi dell’economia di piattaforma.
Siti legati ad Amazon, di dimensioni molto varie, si trovano in Veneto a Castelguglielmino (Rovigo) Vigonza, Verona, Vicenza, Marcon, Arquà Polesine, Riese, Casale, Treviso. Incidono sul consumo di suolo anche le organizzazioni aziendali fondate sull’eliminazione del magazzino con relativa creazione di strutture di stoccaggio di riferimento. E in Veneto pesano i numeri sui capannoni costruiti dopo la legge Tremonti 2001.
La legge da riformare
La necessità di riformare la legge del 2017, è stata suggerita da più parti. In consiglio regionale lo chiede Elena Ostanel: «La direzione che questa Regione sta assumendo è totalmente contraria rispetto ai principi che prospettava la legge sul consumo di suolo zero del 2017.
Il problema è proprio che quella legge è inefficiente e se, da un lato, stabilisce dei principi corretti, dall’altro permette che il consumo di suolo dilaghi senza controllo. Ne sono un esempio i poli logistici, sui quali la legge del 2017 lascia delle maglie incredibilmente larghe che non permettono ai Comuni di controllarne l’espansione.
Dal 2006 al 2015 sono stati consumati in media ogni anno 32 ettari di suolo agricolo per poli logistici, nel 2024 sono stati 68, il doppio, con una tendenza in costante crescita, come sollevato anche da diverse associazioni di categoria di agricoltori. Proprio dopo l’entrata in vigore della legge regionale del 2017 la situazione è peggiorata».
La richiesta di Avs è pertanto di riformare la legge limitando le deroghe presenti all’articolo 12 e definendo una norma, «come altre Regioni stanno facendo, per il governo dei poli logistici».
Politica interregionale
Lo studio Iuav sottolinea inoltre l’importanza di una politica sovraregionale per governare il fenomeno. «In un contesto segnato dalla frammentazione insediativa e dalla pressione degli operatori privati, la sfida per la pianificazione territoriale consiste nel dotarsi di strumenti di regolazione efficaci, in grado di coniugare l’efficienza logistica con obiettivi di sostenibilità ambientale, coesione sociale e razionalizzazione dell’uso del suolo.
In tale prospettiva, l’esperienza maturata nel settore del commercio al dettaglio può offrire spunti utili per la definizione metodologica di un nuovo approccio valutativo e autorizzativo delle medie e grandi infrastrutture logistiche», suggeriscono gli autori dello studio.
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