Coronavirus, boom di violenze domestiche sulle donne in Veneto

Confermate le paure dei centri anti violenza: dal 9 marzo ai primi di aprile segnalati 74 casi, record negativo a Padova
TOYS? installazione artistica di Anna Piratti e Silvia Gribaudi.
TOYS? installazione artistica di Anna Piratti e Silvia Gribaudi.
PADOVA. Fin dai primi momenti dopo l'istituzione del coprifuoco c'è chi ha pensato subito a quello che poteva essere l'altro lato della medaglia dell'isolamento domestico per decreto. Uno spaccato che ha destato fin da subito notevoli preoccupazioni è la violenza sulle donne.
 
Un mese e mezzo dopo si può dire con certezza che quelle preoccupazioni, portate alla ribalta dai responsabili dei centri anti violenza, erano assolutamente fondate. Fondato era il pericolo che le donne costrette a rimanere in casa con il compagno violento non avessero modo di denunciare la loro situazione di prevaricazione e fondati erano i timori che i casi potessero moltiplicarsi in modo importante.
 
 
Ecco dunque i primi numeri dell'inferno tra le mura domestiche, ecco i risultati raccolti dai centri anti violenza grazie all'operazione di penetrazione fatta per abbattere il muro del silenzio. Dal 9 marzo a oggi (inizio aprile) in Veneto ci sono state 74 nuove richieste di aiuto: a Padova 15, a Verona 14, a Vicenza 13, a Treviso 12, a Venezia 11, a Belluno 6, a Bassano 3. I dati sono stati raccolti dal coordinamento Iris, che raggruppa 12 centri antiviolenza e cinque case rifugio in Veneto.
 
"Dal 23 febbraio al 9 marzo abbiamo registrato un calo sostanzioso di segnalazioni, come purtroppo avevamo previsto" ragiona Mariangela Zanni, del Centro Veneto Progetti Donna. "Basti pensare che nelle settimane precedenti ricevevamo circa 3 richieste di aiuto al giorno, invece nelle prime due settimane di "clausura" ne abbiamo ricevute soltanto tre in totale". Di fronte a quel silenzio preoccupante si è messo in moto l'apparato.  Sono state lanciate campagne sui social network, come quelle di Non una di meno con l'hashtag #raccontidallaquarantena.
 
"Ciò che ci ha lasciati stupiti è stato anche il calo di casi che ci venivano segnalati da forze dell'ordine e da pronto soccorso. Ci siamo resi conto che si era paralizzato tutto il sistema, così ci siamo messi in contatto con l'Usl e con la Questura chiedendo di veicolare la nostra campagna. Un grande aiuto ce l'hanno dato anche i farmacisti". I dati divisi per città di queste nuove 74 segnalazioni di violenza sono stati  inviati in Regione lunedì mattina e con queste donne continuano colloqui telefonici e attività di sostegno. La convivenza forzata di queste settimane e la scarsa mobilità hanno contribuito a rendere esplosive situazioni già molto tese.
 
Del resto lo confermano i dati globali da gennaio fino al 9 marzo, con 616 segnalazioni in tutta la regione: a Padova 205, a Vicenza 161, a Venezia 78, a Bassano 55, a Belluno 57, a Treviso 54 e a Verona 6.
 
"In questi giorni di estrema incertezza, di sospensione delle attività, della routine e delle emozioni, noi operatrici, volontarie e socie dei Centri antiviolenza e delle Case rifugio del Veneto aderenti al Coordinamento Iris vogliamo dire a tutte le donne che ci siamo" continua Mariangela Zanni.
 
"In un momento in cui è giusto fermarsi, per la salute pubblica e per il bene di tutte e tutti noi, siamo però consapevoli che alcuni fenomeni non si arrestano, e la violenza nelle relazioni intime è uno di questi, che al contrario nei momenti di crisi si amplifica. Le case, che per la maggior parte di noi sono oggi il luogo più sicuro per limitare il rischio di contagio, non lo sono per moltissime donne che sono costrette a passare molto più tempo con un partner che le maltratta. Chiediamo a tutte e tutti di pensare che le situazioni di violenza continueranno, anche e soprattutto durante questa emergenza, e di non lasciare sole le donne per le quali questo periodo sarà un inferno nell’inferno".

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