Coronavirus e blocco del Nord, Crisanti: «Un provvedimento preso in ritardo. Hanno pensato prima all’economia»

PADOVA. È inferocito Andrea Crisanti, il virologo direttore del laboratorio di Microbiologia dell’Università di Padova, nonché “padre” del test veloce per accertare la positività al coronavirus. «Il provvedimento di ieri sera è doveroso, ma doveva essere preso prima», attacca. «Siamo in ritardo di almeno due settimane: dovevamo precedere la pandemia, adesso la stiamo seguendo».
Crisanti prova a trattenersi, ma si intuiscono bene tutte le perplessità che nutre: «Purtroppo in Italia scontiamo anche il fatto che da 60 anni si è perso il senso del controllo delle epidemie, non siamo più preparati ad affrontarle in maniera adeguata. La Protezione civile poi è attrezzata per terremoti ed alluvioni, non per queste situazioni».
Ma, almeno, sono provvedimenti che possono risultare efficaci?
«Se si fa sorveglianza attiva sì, altrimenti non penso. Significa che bisogna fare tamponi a tutti coloro che presentano i sintomi del coronavirus. E se qualcuno telefona all’ospedale per dire che si sente la febbre o ha la tosse, beh la struttura deve essere attrezzata per riceverlo o deve mandare qualcuno a casa per fare la diagnosi. Ma non mi sembra che siamo organizzati in questo senso. Anche chi è in isolamento deve essere seguito da una struttura adeguata pe runa diagnosi esatta. Si è perso tanto tempo a discutere e improvvisamente ci siamo accorti che la situazione è preoccupante. Sono incavolato perché mi sembra di avere a che fare, in alcuni casi, con apprendisti stregoni: io queste cose le dico da tempo ma sono passato per un rompiscatole».
Cosa le dispiace di più di tutta questa situazione?
«Qui si è pensato prima all’economia e poi all’epidemia. Ma chi ha fatto ordinanze riguardo l’economia è lo stesso che adesso fa provvedimenti per la salute? Si è perso tempo. Ripeto: questi provvedimenti dovevano essere presi prima. E una volta presi, doveva essere prevista tutta una serie di misure di contorno per renderle praticabili ed efficaci».
Vale a dire?
«Beh, mi dica lei come fa un autista che trasporta patate da una regione d’Italia a Padova. In questo modo sì, si blocca tutto. Invece se venivano predisposte strutture adeguate, se si permetteva di fare test, se si potenziavano le strutture sanitarie, beh queste misure, che pure dovevano essere prese, sarebbe risultate gestibili. Per questo sono davvero irritato».
Il numero dei contagiati è destinato ad aumentare?
«In queste condizioni è difficile pensare ad un ridimensionamento veloce. Io vorrei che ad occuparsi di questa emergenza fosse gente preparata, che non perdesse tempo a fare inutili dibattiti. Sono stati fatti molti errori finora e mi piacerebbe davvero che qualcuno rispondesse di questo al Paese».
Pessimista?
«Non è questione di essere pessimisti o ottimisti. Io sono incavolato perché avevo avvertito dei rischi e di come andava trattata questa epidemia, ma non mi hanno ascoltato». —
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