Coronavirus e mortalità, lo scenario drammatico del 1944 nel Veneto che conta 85 vittime al giorno

VENEZIA-. Ha destato scalpore l’affermazione di Giancarlo Blangiardo, presidente dell’Istat: nel 2020, verosimilmente, il numero di decessi in Italia sarà superiore a 700 mila, più di quanti registrati nel 1944, l’anno in cui si raggiunse il numero massimo di decessi in Italia dopo i disastri della prima guerra mondiale e della febbre spagnola.
Nel 2020 i decessi dovrebbero essere quindi almeno 60 mila in più rispetto ai 640 mila del 2019. In realtà, a mio avviso, le stime di Blangiardo peccano di ottimismo.
Al Ministero della Salute è attivo il Sistema di sorveglianza della mortalità giornaliera, che registra – con appena una quindicina di giorni di ritardo – le cancellazioni per morte dalle Anagrafi di diciannove fra le maggiori città del paese (per il Nordest sono monitorate Bolzano, Trento, Trieste, Verona e Venezia). Nel corso della prima ondata Covid-19 (marzo-aprile), la mortalità per tutte le cause è aumentata del 50%. Estendendo il dato a livello nazionale, ciò significa in quel bimestre 50 mila morti aggiuntivi rispetto alla media del quadriennio 2016-19. Nel corso della seconda ondata le cose stanno andando ancora peggio. Nel mese di novembre 2020, i decessi sono del 60% più numerosi rispetto alla media del quadriennio 2016-19.
Poiché in dicembre – purtroppo – non si osservano su questo parametro grandi miglioramenti, è probabile che a livello nazionale nel 2020 muoiano oltre 100 mila persone in più rispetto alla media del 2016-19. Anche in alcuni degli anni passati questo sistema di sorveglianza ha segnalato picchi di mortalità in febbraio (influenza) o in luglio-agosto (ondate di calore). Ma nulla in confronto a ciò che stiamo vedendo in questo annus horribilis. Il report dà altri interessanti dettagli. Nel mese di novembre 2020, la mortalità è aumentata maggiormente al Nord (+75%) che al Sud (+30%).
Possiamo quindi stimare che la mortalità aggiuntiva dovuta al Covid nel Veneto possa essere anche superiore al 50%. Lo stesso calcolo, fatto per l’Italia, dà “appena” +15%. Anche i dati appena pubblicati dal Servizio Epidemiologico del Veneto mostrano un notevole incremento della mortalità generale nella nostra regione nel corso del mese di novembre, sempre nel confronto con lo stesso mese degli anni scorsi.
Questa breve analisi dei dati sui decessi conferma che l’ondata autunnale del Covid in Italia è stata severa almeno quanto la prima, anche se meno concentrata territorialmente. Inoltre, il Veneto sta pagando alla seconda ondata un prezzo maggiore rispetto a quello pagato dalle altre regioni. I dati sui morti si accostano a quelli sui contagi, sui ricoveri e sulle terapie intensive nel consigliare alle autorità regionali un inasprimento delle prescrizioni, con adeguati ristori per imprenditori e lavoratori penalizzati, ai cittadini un supplemento di precauzioni. —
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