VENEZIA. Un mese per far ripartire l'Italia. Le date da segnare sul calendario sono 3: il 4 maggio, via alle aziende, il 18 maggio, via al commercio, l'1 giugno, riaprono i servizi alla persona.
Un riavvio lento a tappe forzate che porterà il Paese e il Veneto alla quasi normalità, con ben fermo il concetto di distanziamento sociale: bisognerà armarsi di metro e dove non si potrà star distanti, obbligo di dispositivi di protezione personale, in primo luogo le mascherine, che avranno un prezzo calmierato per evitare speculazioni.
Ovviamente c'è un ma: per superare ogni livello che porterà alla completa fase 2 le Regioni dovranno comunicare settimanalmente al Governo il proprio R0, l'indice di contagio.
In questi mesi abbiamo imparato a conoscerlo: è la contagiosità di una malattia. Nel caso del Covid 19 deve rimanere sempre sotto l'1. Se sta sotto l'1 l'epidemia si spegne, se sale sopra soglia si richiude tutto in attesa di tempi migliori.
Da giorni in Veneto l'R0 è sotto l'1, ma questo numero magico può cambiare: dipende solo ed esclusivamente dai comportamenti delle persone. Solo distanziamento, dispositivi di pro, capacità di diagnosi delle Regioni (numero di tamponi per abitante) tengono a bada questo indice
Ecco passo dopo passo quello che accadrà nei prossimi giorni

Italian Prime Minister Giuseppe Conte during the European Council, Rome, 23 april 2020. ANSA/FILIPPO ATTILI CHIGI PALACE PRESS OFFICE ++ HO NO SALES EDITORIAL USE ONLY +++
QUI ITALIA: LE TRE TAPPE DELLA RIPRESA
- Dal 4 maggio, ripartono le aziende e si riuniscono i parenti
La Fase 2, quella della «convivenza con il virus», indica ai cittadini comportamenti da tenere e agli imprenditori, ai liberi professionisti, agli esercenti e agli amministratori pubblici i tempi entro i quali vanno adeguati alle misure anti-contagio i luoghi di lavoro e gli ambienti condivisi. Il principale “sblocco” delle attività produttive è previsto per il 4 maggio.
Ma intanto ripartono già il comparto manifatturiero e il commercio all’ingrosso legati all’export, oltre ai cantieri pubblici (edilizia compresa). Alle imprese che potranno riaprire il 4 maggio sarà consentito già da oggi preparare la ripartenza con “attività propedeutiche”.
La novità più importante a livello sociale è la possibilità di fare visite ai familiari, con mascherine e distanziamento, purché entro i limiti del comune di residenza o almeno della regione. No a ritrovi di famiglia.
Resta l’obbligo dell’autocertificazione fino a che ci saranno limitazioni agli spostamenti. Tra le attività economiche che possono ripartire il 4 maggio ci sono: coltivazioni agricole, automobili, estrazione del carbone, industrie alimentari e tessili, pesca, metallurgia, elettronica, ottica, prodotti chimici, mobili, farmaceutici, computer e software.
Gli sportivi potranno riprendere gli allenamenti individuali. Sarà consentita attività di ristorazione con asporto del cibo, ma nessun assembramento. Bisognerà mettersi in fila e si entrerà uno alla volta e il cibo si consumerà non nel posto di ristoro.
Consentiti i funerali con un massimo di 15 congiunti presenti. Restano proibite le messe e le altre celebrazioni religiose. Riaperti i parchi. Non sarà un immediato “liberi tutti”, ma un cronoprogramma di riaperture progressive a seconda del tipo di attività.

18/04/2020 Roma, Emergenza Coronavirus, Riapertura dei negozi di abbigliamento per bambini
- Dal 18 maggio riaprono i negozi
I negozi riapriranno il 18 maggio rispettando le misure di distanziamento. Con il disco verde alla vendita al dettaglio, via libera anche alle mostre, ai musei, alle società sportive e allo sport di squadra. Via libera, dunque, agli amanti dell’arte: dal 18 maggio si riapriranno le porte di musei, luoghi culturali e mostre.
Un primo passo per rilanciare il settore culturale, uno dei più colpiti dalla crisi assieme al turismo. Ma questo scatena le ire di Italia viva, con la ministra Elena Bonetti che chiede di cambiare la misura, trovando «incomprensibile» che non si consentano le funzioni religiose mentre si riaprono i musei.
Il sì allo shopping dona ossigeno al comparto del commercio, sebbene con le regole stringenti su ingressi e soste nei locali. Secondo l’Osservatorio Cciaa di Roma il lockdown ha causato al 95% degli esercizi commerciali un crollo del fatturato e una forte carenza di liquidità. Nove negozi su dieci hanno mezzi sufficienti solo per altri due mesi.
Per la sorveglianza degli ingressi contingentati sono però i sindaci a protestare e, attraverso l’Anci, lamentano la difficoltà di fare i controlli solo con le forze di polizia locali.
Durante la cabina di regia con Conte, l’Anci ha chiesto anche chiarimenti sulle regole per il trasporto pubblico locale, ma soprattutto per l’uso dei dispositivi di protezione.
Nelle 10 proposte inviate sabato a Palazzo Chigi, infatti, i primi cittadini avevano chiesto che fosse obbligatorio l’uso delle mascherine per tutti, sia per strada che sui mezzi pubblici, con prezzi di acquisto calmierati. Istanza fatta propria anche dalle Regioni. Conte ha annunciato l’eliminazione dell’Iva e costi contenuti entro una media di 50 centesimi al pezzo.
- Dall'1 giugno aprono bar e parrucchieri
Per la riapertura delle “attività di cura della persona” e cioè barbieri, parrucchieri, centri estetici bisognerà aspettare il 1°giugno e verranno applicati rigidi protocolli. Occorrerà attendere il 1° giugno anche per tornare a bere un caffè al bar.
Stessa data per i ristoranti che per fino ad allora potranno servire solo pasti “take away” e che hanno quindi un mese di tempo per ridefinire i loro spazi interni e provvederli di barriere protettive e sistemi di distanziamento tra i tavoli in modo da rispettare le regole anti-contagio. Lo stesso dovranno fare i pub mentre non è ancora stata stabilita una data per la riapertura delle sale cinematografiche e degli stadi e dei palazzetti per le manifestazioni sportive.
Le Regioni dovranno garantire il trasporto pubblico locale, anche non di linea, in base alle “effettive esigenze”.
L’obiettivo è assicurare ai cittadini i servizi minimi essenziali, evitando il sovraffollamento dei mezzi di trasporto nelle fasce orarie di punta.
L'Inail ha preparato una mappa del rischio con le "azioni necessarie" da mettere in atto: misure organizzative ( rimodulazione degli spazi di lavoro contemplando la distanza tra le postazioni, separazione degli ambienti, smart working, turnazione in mense e spazi condivisi, possibilità di spalmare l'orario di lavoro su più ore e più giorni) e misure di "protezione e prevenzione" (adeguata informazione e mascherine ai lavoratori, interventi igienici e di sanificazione degli ambienti, sorveglianza sanitaria in azienda).
A ciò si unisce l’uso delle mascherine "per tutti gli occupanti dei mezzi pubblici". Indicazioni che potranno essere particolarmente utili per quelle attività economiche che hanno un mese di tempo per ripartire.
- Qui il testo integrale del Dpcm del presidente Conte

Un negozio di fiori aperto a Torino, 20 aprile 2020. ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO
E in Veneto? Dopo mesi di massimo rigore, con un modello Veneto basato su implementazione massima di numero di tamponi, isolamento dei positivi e dispositivi di protezione per tutti (guanti e mascherine), il governatore Luca Zaia ha deciso che è tempo di guardare avanti, pur tenendo ovviamente l'orizzonte fisso sull'emergenza.
Il 24 aprile ha emesso un'ordinanza che ha tolto alcune restrizioni su aperture (ad esempio i negozi per bambini aperti solo due giorni a settimana), piccoli spostamenti e cibo per asporto. Una su tutte l'apertura di gelaterie e fiorerie.
Oggi, 26 aprile, ne ha emessa una seconda che di fatto apre alle passeggiate e alle seconde case.
"Dalle 18 di oggi si può uscire di casa e andare a fare una passeggiata"
Il presidente della Regione Luca Zaia ha emesso oggi, 26 aprile, una nuova ordinanza: "Dopo 60 giorni in casa, le persone hanno diritto di uscire e prendere aria, rispettando distanze e mantenendo i dispositivi".
Con una premessa: "Nell'uscita individuale è obbligatoria la mascherina".
1) E' consentito lo spostamento individuale per attività motoria all'aria aperta, anche in biciletta, in tutto il territorio comunale, mantenendo il divieto di assembramenti, il mantenimento della distanza fisica di un 1 metro (l'ultimo Dpcm del governo ne prevede 2 per la corsa), utilizzando mascherina, guanti o igienicizzante.
"Sia chiaro: si esce di casa senza più limitazioni di distanze, si potrà passeggiare, far jogging liberamente, all'interno del proprio territorio comunale. Dalle 18 di oggi, lunedì 27 aprile".
2) E' consentito ai residenti in regione lo spostamento verso le seconde case di proprietà o imbarcazioni all'ormeggio in regione, per la manutenzione e riparazione necessarie per la sicurezza e conservazione del bene.
"Dev'essere permesso di verificare alle persone se d'inverno si sono rotti i tubi con il gelo o quant'altro", dice Zaia, "non per andare a dimorare lì, ma per fare manutenzione. Questo vale dalle 6 di martedì mattina, per evitare conflitti con le forze dell'ordine.
3) E' ammessa la vendita di cibo per asporto tramite veicolo: car delivery, take away in macchina. Sono stato criticato perché ho autorizzato l’asporto di cibo e ieri il governo lo ha autorizzato dal 4 maggio lo prevede..
"E' ora di tornare a un minimo di normalità, sul lavoro e nella vita di tutti i giorni", dice Zaia, "manteniamo i dispositivi e le distanze, ma si deve riaprire: le persone devono poter uscire per respirare e le attività a lavorare"
Con una polemica con il governo: "Con il decreto non si capisce cosa possano fare i cittadini dl 4 maggio. lo chiariamo noi, con regole valide per tutte, non come l0autorizzazione del governo a fare il bagno solo a chi ha la casa sulla spiaggia".
4) Negli ambienti di lavoro protocollo si applica il protocollo firmato con le parti sociali il 24 aprile tra le parti.
5) E' fatto obbligo per tutte le persone di mantenere il distanziamento di un metro, con di copertura naso e bocca, igienizzazione o guanti nelle attività sociali.
"Domani ci sarà una reinfezione? Ci diamo regole come comunità, usiamo dispositivi, regole sul posto del lavoro, ma bisogna aprire. Guardiamo alla Cina, Singapore, la Corea: la curva dura 70 giorni, va giù e poi c'è una fase di convivenza che durerà mesi, ma siamo anche in un momento in cui sono disponibili anche nuovi test rapidi, terapie e cure che due mesi fa non avevamo".
Qui l'ordinanza di Zaia del 24 aprile
Ecco il testo dell'ordinanza del 27 aprile
ORDINANZA DEL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE n. del 27 aprile 2020
Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da virus COVID-19. Ulteriori disposizioni.
Alla luce dell’esperienza maturata e dei dati epidemiologici e sanitari raccolti, vengono adottate misure di adeguamento delle restrizioni disposte con precedenti provvedimenti.
Visti l’art. 32 e 117, commi 3 e 4, Cost.;
Visti l’art. 32 l. 833/78, l’art. 117, d.lgs. 112/98, l’art. 50, comma 5, d.lgs. 267/00;
Viste le proprie ordinanze di contenimento del contagio da Covid-19;
Visto il D.L. 25.3.2020, n. 19;
Rilevato, sulla base dei dati forniti in data odierna da Azienda Zero, che la situazione del contagio da Covid-19, registra, nella medesima data odierna, n. 1222 di soggetti ricoverati, di cui n. 123 in terapia intensiva, con una continua riduzione di soggetti in tali reparti e conseguente adeguata e rassicurante disponibilità di corrispondenti posti letto attrezzati, n. 8860 di soggetti attualmente positivi, n. 8049 di soggetti in isolamento domiciliare, dati che evidenziano un contenimento del contagio e una situazione di compatibilità con le risorse sanitarie regionali;
Ritenuto prevalente, alla luce dell’esperienza maturata, agli effetti del contenimento del contagio, la misura del distanziamento sociale e dell’utilizzo di dispositivi personali quali mascherine e guanti o analoghe protezioni, con conseguente possibilità di estensione della movimentazione delle persone nel rispetto di tali condizioni;
Ritenuto che l’ampliamento delle possibilità di spostamento nel rispetto delle suddette modalità risponde ad esigenze, a distanza di quasi due mesi dall’inizio della rigorosa limitazione degli stessi, di tutela della salute individuale e collettiva, oltreché di compatibile perseguimento di esigenze di interesse economico fondamentali per la tenuta del tessuto sociale;
Ritenuto di integrare l’ordinanza n. 42 relativamente alla vendita di cibo per asporto con ammissione del
Ritenuto che negli ambienti di lavoro la tutela della salute degli operatori è garantita dal rafforzamento delle misure operato con il protocollo firmato dalle parti sociali il 24 aprile 2020 e che ogni ulteriore modifica nonché ogni analoga disciplina per settori speciali deve intendersi richiamata e resa operante e vincolante con la presente ordinanza;
Ritenuto di confermare l’obbligo per esercenti di attività economiche e di contatto sociale di consentire la presenza di persone solo se distanziate di un metro, munite di mascherine e guanti o liquido igienizzante;
Visto il D.P.C.M. 10.4.2020;
Visto il D.P.C.M. 26.4.2020, non ancora pubblicato;
Richiamato quanto dedotto nella motivazione della propria ordinanza n. 37 del 3.4.2020 in ordine al potere di ordinanza regionale;
Dato atto che la struttura competente ha attestato l'avvenuta regolare istruttoria della pratica anche in ordine alla compatibilità con la vigente legislazione statale e regionale,
1. È consentito lo spostamento individuale per attività motoria e attività all’aria aperta, anche con bicicletta o altro mezzo, in tutto il territorio comunale di residenza o dimora, con divieto di assembramenti e con obbligo di rispetto della distanza di m. 1 tra le persone, salvo quelle accompagnate in quanto minori e non autosufficienti, utilizzando mascherina e guanti o garantendo l’igiene con idoneo liquido igienizzante;
2. è consentito per i residenti in Regione, lo spostamento individuale nell'ambito del territorio regionale per raggiungere le seconde case di proprietà o imbarcazioni e velivoli di proprietà che si trovano al di fuori del comune di residenza, per lo svolgimento delle attività di manutenzione e riparazione necessarie per la tutela delle condizioni di sicurezza e conservazione del bene;
3. è ammessa la vendita di cibo per asporto tramite veicolo, senza uscita di passeggeri;
4. Negli ambienti di lavoro si applica il protocollo firmato dalle parti sociali il 24 aprile 2020 e ogni successiva modifica e integrazione nonché ogni misura relativa agli ambienti di lavoro relativa a settori speciali;
5. E’ fatto obbligo per tutte le persone, nelle attività economiche e sociali, di distanziamento di un metro, di copertura di naso e bocca con mascherine e di utilizzo di guanti o di igienizzazione delle mani con apposito liquido;
6. per quanto non diversamente regolato dalla presente ordinanza, vale quanto disposto dalle proprie ordinanze n. 40 e 42 del 2020;
7. la presente ordinanza ha effetto, relativamente alla disposizione di cui al punto 1, dalle ore 18 del 27 aprile 2020 e, relativamente alle altre disposizioni, dalle ore 6 del 28 aprile e vale fino al 3 maggio 2020 compreso;
8. di dare atto che la violazione delle presenti disposizioni comporta l’applicazione delle sanzioni di cui all’art. 4 del decreto legge 25 marzo 2020, n. 19, secondo le modalità regionali già fissate dall’ordinanza n. 40 del 2020;
9. di comunicare la presente ordinanza alla Presidenza del Consiglio dei Ministri;
10. di incaricare dell’esecuzione del presente provvedimento la Direzione Infrastrutture e Trasporti relativamente al punto 2) e, per il resto, la Direzione Protezione Civile;
11. di dare atto che il presente provvedimento non comporta spesa a carico del bilancio regionale;
12. di pubblicare integralmente il presente atto nel Bollettino Ufficiale della Regione.
Ci sono i parrucchieri incatenati davanti alle vetrine, che dovranno tenere le saracinesche abbassate un altro mese. Poi ci sono i vescovi, che, pur con garbo, sostengono che il nuovo dpcm violi la libertà di culto: di dir messa ancora non se ne parla.
Conte era stato chiaro fin da subito: il nuovo dpcm non è un libera tutti. Il messaggio era chiaro, ma la serrata fino all'1 giugno per i cosiddetti servizi alla persona (dai bar ai ristoranti, passando per i centri estetici) è stata appresa con sgomento dagli addetti ai lavori.
Barbieri, parrucchiere e estetiste sono tra le categorie che rischia di pagare più a caro prezzo la crisi legata al coronavirus. Fino a febbraio fa Rosso Parrucchieri di via Zabarella a Padova era un salone con un incasso medio di 80 mila euro al mese e nove dipendenti. Oggi è uno dei tanti negozi chiusi, con zero incassi e tutte le difficoltà del caso. Omar Libero, il titolare, risponde al telefono mentre installa delle barriere in plexiglass.
E' molto difficile resistere a questo urto?
"Le spese continuano a correre: affitto, mutui. Non è semplice".
All'inizio (e sembra passata un'era) fu l'ordine di far ginnastica distanziati e di distribuire disinfettante all'ingresso: "Ma francamente era molto complicato e poco sensato. Chiudere è stato doveroso. Il problema è che le attività sportive saranno tra le ultime a riaprire e che la primavera è "alta stagione" per attività come la nostra".
Paolo Simionato è - con il socio Giovanni Reberschak - titolare della Palestra Eutonia: aperta dal 1996 a Venezia in Santa Margherita, un migliaio di associati attiviti, un quindicina tra istruttori e staff: tre sale nel cuore di Venezia per corsi di fitness di ogni natura, con annesso anche uno spazio-cuccioli per 16 bimbi tra i 12 e i 36 mesi gestito per conto del Comune di Venezia.
Una palestra-simbolo di tante altre realtà sportive, appuntamento settimanale di moltissime persone.
Il titolare del ristorante Zairo di Prato della Valle Franco Filimbeni non nasconde la preoccupazione: "Ogni volta che alzo la serranda ho 2 mila euro di spese, situazione drammatica"
Facciamo due conti, quanto ci sta perdendo?
"Ogni volta che io alzo la serranda di Zairo ho 2 mila euro di spese. Pago 8.500 euro di affitto al mese ma questo mese proprio non li ho. Poi c'è la Tosap da pagare al comune, che non pagherò mai. Altro che rinvio".
Insomma la vede proprio nera.
"Io sono arrivato a 65 anni e, dopo una vita di lavoro, posso anche mollare. Ma ho dei dipendenti con due figli a casa. Cosa si inventeranno?".
Scattano le proteste
All'indomane dell'annuncio del nuovo dpcm che chiude i parrucchieri fino all'1 giugno due titolari di un negozio di parrucchiere a Padova si sono incatenati in segno di protesta contro le misure anti-contagio che - anche nell'ultimo Dpcm - impediscono la riapertura di queste attività commerciali.
I titolari del salone Dolce Vità, in corso Milano, si sono legati ai polsi e al corpo una catenella di quelle usate per le delimitazioni nelle file, ed hanno spiegato in una conferenza stampa improvvisata i motivi della protesta.
«Non possiamo rimanere chiusi ancora - hanno detto Agostino Da Villi e Stefano Torresin - siamo pronti per aprire,rispetteremo le norme, ma non possiamo rimanere fermi»