Coronavirus, lo schermidore veneto Tagliariol: "In ottobre ho preso la polmonite a Wuhan"

Matteo Tagliariol, campione olimpico di spada nel 2008, a fine ottobre è tornato dai mondiali militari di Wuhan con la febbre a 40, tosse, e dolori ai polmoni. Come lui molti altri atleti della nazionale
TAGLIARIOL
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TREVISO. Per settimane tra febbraio e marzo tutti i virologi italiani sono andati a caccia del paziente zero, e della via del contagio che ha unito Wuhan all’Europa. Ma il virus potrebbe essere stato tra noi già da mesi, il che farebbe dare un pugno sul tavolo anche al presidente Trump.
 
Matteo Tagliariol, campione olimpico di spada nel 2008, a fine ottobre è tornato dai mondiali militari di Wuhan con la febbre a 40, tosse, e dolori ai polmoni. Come lui molti altri atleti della nazionale. «Non ho fatto il test, ma quei sintomi mi hanno fatto venire il sospetto che avessi il coronavirus», ha detto lo spadista, che ora vive a Pisa. Un racconto, quello del campione trevigiano dell’Aeronautica, che – pur con tutto il beneficio d’inventario possibile - apre uno squarcio sulle ricostruzioni del percorso tracciato dal virus per raggiungere l’Europa, sul periodo in cui si è diffuso, e di conseguenza sul numero dei positivi e sull’indice di mortalità del Covid-19.
 
A Wuhan si sono tenuti i mondiali militari dal 18 al 27 ottobre. Diecimila atleti riuniti in un villaggio – non molto diverso da quelli olimpici - due mesi prima che scoppiasse ufficialmente l’emergenza coronavirus (è di fine dicembre il primo caso certificato in Cina, o quantomeno comunicato dalle autorità del gigante asiatico). «Nel mio appartamento eravamo sei atleti e tre tecnici – continua Tagliariol– . Dopo un po’ di tempo, parlando con i miei colleghi, mi sono reso conto che tutti e sei ci eravamo ammalati con sintomi simili, chi con febbre più alta chi meno», racconta Tagliariol.
 
I primi colpi di tosse già a Wuhan. «Valerio Aspromonte e Paolo Pizzo stavano male. In infermeria era finito tutto, anche le aspirine visto quanti atleti erano ammalati».
 
Ma le condizioni di salute del 37enne trevigiano sono peggiorate una decina di giorni dopo il ritorno a casa. «Ho cominciato ad avere febbre alta, con punte di 40 gradi, e tosse molto forte. Sono lievemente asmatico, ma soprattutto nel primo periodo faticavo a respirare, molto più del normale».
 
Nemmeno la cura antibiotica somministrata dal medico ha dato risultati. La malattia è andata affievolendosi, e solo dopo tre settimane è passata. Ma in casa Tagliariol non è finita così, «si è ammalato mio figlio (2 anni tra pochi giorni), aveva un brancospasmo ci hanno detto, ma non passava nemmeno con il Ventolin; ci sono volute altre tre settimane.
 
Si è ammalata anche la mia compagna Martina (Batini, azzurra del fioretto), poi mia madre, che veniva spesso a Pisa per stare con il nipotino, e anche i genitori di Martina. Tutti con gli stessi sintomi», aggiunge. «Sono un atleta professionista, così come i colleghi che si sono ammalati. Mi faccio anche io qualche influenza, seppure ogni due o tre anni. Ma questa era una cosa diversa, stavo molto ma molto peggio del solito. Soprattutto per quanto riguarda la difficoltà a respirare. La febbre invece non mi ha preoccupato più di tanto, perché di solito quando mi ammalo ho picchi molto alti. Non ho la certezza di avere contratto il Covid, perché non mi sono sottoposto al test, ma quando si è cominciato a parlare del virus ho pensato di essermelo preso».
 
Tagliariol ha ricominciato ad allenarsi a Pisa, e da lunedì può frequentare la palestra: «due atleti alla volta, più il tecnico. Mi farò trovare pronto, sogno ancora le olimpiadi di Tokyo». —

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