Coronavirus Veneto: «I pazienti aumentano vertiginosamente, supereremo i numeri della primavera»

PADOVA. Belli i tempi in cui si canticchiava di aggiungere un posto a tavola perché c’è un amico in più. Oggi a tavola si sta giusto con i “congiunti” e i posti si devono aggiungere invece nei reparti Covid degli ospedali, unici luoghi dove sembra infrangersi il divieto di assembramento.
Ne sanno qualcosa nell’Azienda Ospedale Università di Padova dove i pazienti positivi sono già più di 120. Un numero che tiene la Direzione di via Giustiniani e i direttori dei reparti coinvolti sul chi va là. Perché nella prima fase dell’emergenza, la scorsa primavera, si era arrivati a toccare quota 150 ricoveri. Una soglia che sembra destinata a essere superata. E piuttosto rapidamente.
Lo dice un dato in particolare: 30 nuovi pazienti nelle ultime ventiquattr’ore. Un record. Che l’allerta sia massima lo conferma la direttrice dell’Unità complessa di Malattie infettive Annamaria Cattelan.
Dottoressa Cattelan com’è il trend dei ricoveri?
«I numeri stanno aumentando vertiginosamente. I 60 posti letto nella palazzina di Malattie infettive sono tutti occupati da settimane, tanto che è stato dedicato ai pazienti Covid, come la scorsa primavera, un ulteriore piano del Monoblocco oltre a quello della Terapia intensiva. Ci sono altri 36 posti letto, di cui 18 di Subintensiva, già occupati. La situazione evolve in maniera rapida, credo che sia già prevista l’apertura di un altro piano. Abbiamo anche 8 ricoveri in Pediatria di minori positivi».
Quanti di questi sono ricoveri precauzionali?
«In questa fase i posti letto sono preziosissimi, non ricoveriamo chi ha sintomi lievi, ma solo chi arriva con polmonite o comunque con sintomatologia severa. Dopo averli visitati in ambulatorio, riusciamo a mandare a casa moltissimi pazienti, soprattutto giovani, che pur positivi non accusano sintomi. Nonostante questo i ricoveri aumentano. Non a caso la Regione ha emanato l’ordinanza per ridurre o sospendere le attività ospedaliere non urgenti».
È lo stesso scenario che avete visto tra marzo e aprile?
«Dal punto di vista dei ricoveri il ritmo a cui stanno aumentando è anche maggiore e credo che supereremo presto i 150 letti occupati. Abbiamo i numeri di un Covid Hospital pur non essendolo ufficialmente. Del resto anche Schiavonia, che è il Covid Hospital designato per la provincia di Padova, sta incrementando i suoi posti letto ed è già a più di cento. La differenza è che qui non ci siamo mai fermati, perché agli Infettivi abbiamo sempre avuto pazienti Covid, anche la scorsa estate».
Quali differenze rilevate nel decorso dell’infezione?
«Sicuramente registriamo un tasso di mortalità inferiore. Se è vero che ci sono molti pazienti impegnati dal punto di vista soprattutto respiratorio, che necessitano di supplementazione di ossigeno e finiscono in Terapia intensiva, è vero anche che riescono a superare la fase acuta e uscirne. L’elemento di preoccupazione è l’esplosione del numero di ricoveri».
Come vengono curati i pazienti Covid?
«Utilizziamo cortisonici, il Remdesivir e il plasma iperimmune - di cui iniziamo a soffrire la carenza - in un cocktail che sta dando buoni risultati. Il tasso di mortalità è anche inferiore alla prima ondata quando già quello del nostro ospedale era fra i più bassi in Italia e in Europa».
Come pensa arriveremo a festeggiare il Natale?
«Ci vorrebbe la sfera di cristallo per dirlo. Posso prevedere che tante altre virosi a partire dall’influenza grazie ai vaccini e al fatto che si gira protetti con la mascherina e si esce di meno, non faranno registrare i picchi di ricoveri per complicazioni degli anni passati. Se le misure assunte per cercare di controllare il Covid daranno risultati è difficile dirlo. Più che dalle restrizioni imposte, dipende molto da ciascuno di noi, dalla responsabilità di tutti, a partire dal rispetto delle tre regole base - mascherina, distanziamento e igiene delle mani».
Ritiene che il ritorno al Didattica a distanza in molte scuole farà scendere i contagi?
«Io sarei stata contraria alla Dad: le scuole non sono ambienti a rischio, ma mi rendo conto che lo sono molte situazioni legate alla scuola, dai viaggi in bus e tram, al tramezzino al bar con i compagni. Probabile che un effetto si veda».
Cosa direbbe a un negazionista del Covid?
«Lo invito a venirci a trovare: gli offro un tour veloce ed efficace nel mio reparto per vedere cos’è e cosa causa il Covid nelle persone che si ammalano». —
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