Covid, campagna a rilento: in Veneto dopo 50 giorni vaccinato solo il 2,2%

VENEZIA. Se vi avessero detto che, dopo cinquanta giorni, in Veneto sarebbero state vaccinate contro il Covid solo 108mila persone, su una popolazione di quasi 5 milioni di abitanti, cosa avreste pensato? Probabilmente che la campagna di profilassi è un fallimento. "Di questo passo ci metteremo due anni a vaccinare tutti", ha dovuto ammettere oggi il direttore generale della Sanità regionale, Luciano Flor.
Diciamolo subito, a scanso di equivoci: la colpa non è delle autorità politiche e sanitarie del Veneto. La riprova è che, per l'influenza, in due mesi sono stati somministrati 1,2milioni di vaccini. La colpa - se di colpa si può parlare, vista l'obiettiva difficoltà di realizzare e produrre su larga scala vaccini efficaci in meno di un anno dall'inizio della pandemia - è delle case farmaceutiche che avevano promesso all'Italia (e all'Europa) milioni di dosi e quasi subito hanno annunciato tagli alle forniture.
Il Veneto, nella classifica delle regioni italiane, è in questo momento all'ottavo posto, quindi a metà graduatoria, con una percentuale del 2,22% di vaccinati sul totale dei residenti.
Le dosi somministrate finora sono 255mila, quindi alla media di circa 5.100 dosi al giorno, visto che la campagna vaccinale è iniziata il 27 dicembre. Però i vaccinati in senso proprio, cioè quelli che hanno ricevuto la doppia iniezione, sono per l'appunto 108mila, e cioè non siamo nemmeno arrivati a vaccinare tutti gli appartenenti alla prima fase prioritaria, riservata agli operatori sanitari e al personale e agli ospiti delle case di riposo (che sono 110mila).
Solo da lunedì 15 febbraio è iniziata la seconda fase, quella che inaugura la vaccinazione di massa, a partire dai nati nel 1941: gli ottantenni. E' ovvio che nessuno di questi anziani può ancora dirsi vaccinato perché per esserlo dovrà attendere la seconda dose, 21 giorni dopo la prima.
Il tutto stride enormemente con l'aver appreso - grazie all'iniziativa di Zaia - che ci sarebbero milioni di dosi di vaccino disponibile su un mercato parallelo. E ci si chiede: com'è possibile che le case farmaceutiche che annunciano di non poter onorare gli impegni presi con l'Unione europea abbiamo invece messo a disposizione di privati intermediari simili stock di prodotto?
Va anche detto che sia Pfizer-BionTech, che Moderna e AstraZeneca hanno subito smentito di aver venduto a privati. «Durante la pandemia, i nostri contratti sono con i governi, e forniremo i vaccini secondo il canale da loro prescelto e i luoghi di vaccinazione designati, soggetti ad autorizzazione o approvazione regolatoria. Pfizer e BioNTech non stanno fornendo il loro vaccino al mercato privato in questo momento».
E qui la faccenda si complica ulteriormente. Come fanno questi fantomatici imtermediari a possedere i suddetti vaccini? Una risposta l'ha data proprio Zaia: "Non è che le case farmaceutiche producono tutto direttamente, così come non succede per nessuna industria. Una quota di prodotto viene da aziende licenziatarie, concessionarie". E' quindi ipotizzabile che siano stati tali - chiamiamoli così - "contoterzisti" a vendere quote di vaccino a privati? Magari per un banale interesse di profitto?
Domande che si stanno traducendo in iniziative politiche da parte dell'opposizione in consiglio regionale del Veneto. «Sull'acquisto di vaccini in proprio è necessaria la totale trasparenza perché riguarda la vita di milioni di veneti, per questo ho chiesto al dottor Flor copia della corrispondenza tra Regione Aifa e commissario Arcuri, nonché delle offerte pervenute per la fornitura dei vaccini anti-Covid», annuncia Anna Maria Bigon, consigliera del Partito Democratico e vicepresidente della commissione Sanità in Consiglio veneto, che ha presentato una richiesta di accesso agli atti «ai sensi dell'articolo 39 dello Statuto e dell'articolo 109 del Regolamento del Consiglio regionale». «Secondo quanto dichiarato nelle ultime ore le trattative sarebbero a uno stato già avanzato, con la possibilità di chiuderle nel giro di pochi giorni: bozze di contratto pronte e arrivo dei lotti in meno di un mese - rileva Bigon -. Stiamo parlando di forniture importanti, una da 12 e l'altra da 15 milioni di dosi e il direttore dell'Area sanitaria e sociale, dottor Luciano Flor, avrebbe incontrato anche gli intermediari. Questo è uno dei punti su cui va fatta la massima chiarezza: ieri in una trasmissione televisiva, alla presenza del presidente Zaia, è andato in onda un servizio in cui un broker dichiarava di avere la disponibilità di milioni di vaccini e di aver fatto una proposta a Veneto ed Emilia Romagna a un costo doppio rispetto a quello pagato dall'Unione Europea per Astra Zeneca, 3,5 euro contro 1,78, sottolineando però di non essere in grado di garantire ancora quel prezzo. Com'è possibile che abbiano tanta disponibilità, nonostante le difficoltà delle case farmaceutiche di rispettare quantità delle forniture e tempi di consegna?»
«Com'è possibile - si interroga Bigon - che in alcuni casi il prezzo sia addirittura inferiore? Il dottor Flor ha evidenziato che non si tratta di mestieranti e che non è il mercato nero. Bene, al tempo stesso Astra Zeneca nega che ci sia un mercato parallelo e Pfizer ribadisce che continuerà a seguire i canali ufficiali stabiliti con i vari Stati, mettendo in guardia da possibili frodi». «C'è qualcosa che oggettivamente non torna - conclude -: tutti vogliamo più vaccini e in tempi più rapidi, ma su un tema così delicato non possiamo permetterci passi falsi».
«Il presidente Zaia ha il dovere, oltre all'eventuale acquisto, anche e soprattutto, di rendere trasparenti i rapporti contrattuali», afferma il capogruppo consiliare del Pd, Giacomo Possamai. «Se davvero stanno offrendo 27 milioni di vaccini alla Regione Veneto - prosegue Possamai - a prezzi anche più bassi di quelli applicati finora all'Unione europea, il presidente Zaia farebbe bene a comprarli. E grave sarebbe se non lo facesse. Vaccinare i cittadini con la massima rapidità in questo momento è la priorità assoluta, su questo punto troverà sicuramente il nostro appoggio. A maggior ragione visto che ieri sera, nel corso della trasmissione Porta a Porta, ha chiarito che si tratta di forniture Pfizer, quindi autorizzate dall'Ema e perciò perfettamente sicure. Sarebbe interessante capire perché questi intermediari sembrano essersi rivolti alla Regione Veneto, che eventualmente farebbe poi da capofila anche per altre Regioni. È interesse della comunità nazionale e internazionale sapere che ruolo hanno gli intermediari e attraverso quali canali sono entrati in possesso dei vaccini, conoscere la loro affidabilità. In una stagione in cui l'incertezza sta caratterizzando le nostre vite, è indispensabile essere molto chiari e diretti con i cittadini; è altresì necessario che tutti capiscano come si stanno muovendo le istituzioni in un campo così delicato: ne va della credibilità delle stesse», conclude.
C'è infine una speranza. Ricordate quello che succedeva un anno fa con le mascherine? Non se ne trovavano. Dopo qualche mese, iniziarono ad arrivare in dosi massicce. Possibile che con i vaccini accada lo stesso. Sarebbe la salvezza.
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