Covid, la previsione dei modelli matematici: "A fine febbraio il Veneto zona bianca"

L’ingegnere padovano Alberto Giovanni Gerli, super consulente dei medici milanesi: «Ad aprile numeri come ad agosto». Ma sull'analisi pesa ancora l'incognita varianti
Alberto Giovanni Gerli
Alberto Giovanni Gerli

PADOVA. I numeri dicono che il Veneto inizia a vedere la luce in fondo al tunnel. Tra poco meno di un mese, intorno al 24 febbraio, potrebbe già entrare in zona bianca ossia tornare finalmente alla normalità.

L’analisi previsionale è stata elaborata da Alberto Giovanni Gerli, quarantenne ingegnere laureato all’università di Padova, diventato nell’ultimo anno un punto di riferimento nella comunità scientifica per lo studio della pandemia attraverso l’applicazione di un modello matematico sempre più raffinato e affidabile.

Tra gli altri ha collaborato con Carlo La Vecchia, docente di epidemiologia alla Statale di Milano, e con Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto Farmacologico Mario Negri. «Nei prossimi due mesi assisteremo a una forte diminuzione del numero di contagi», spiega Gerli, «per arrivare ad inizio aprile quando la situazione sarà paragonabile a quella di agosto».

Con un’avvertenza però: «Le condizioni devono restare quelle attuali». Che tradotto vuol dire che se in Veneto «entrassero le varianti, inglese o brasiliana, cambierebbero le condizioni e allora i nuovi casi potrebbero aumentare».

Il modello

Il modello di Gerli nasce dall’osservazione della curva cinese. «Sono i primi 17 giorni a influenzare forma e magnitudine della curva», spiega l’ingegnere padovano, «cioè quanto la curva dell’epidemia crescerà velocemente e a che picco arriverà».

Gerli decide in questa fase di ignorare il numero di contagi, troppo influenzato da variabili esterne, per concentrarsi sui decessi per capire gli effetti delle diverse strategie di contenimento in Europa. «Ed emerge una fortissima correlazione non su quanto fossero rigide le misure, ma su quanto presto venissero adottate», sottolinea, «se i primi 17 giorni sono decisivi per la forma della curva dell’epidemia, il picco arriva sempre dopo 22-23 giorni dall’inizio del contenimento. È accaduto anche nella Fase 2 dello scorso autunno».

Con l’aiuto dell’epidemiologo La Vecchia concentra poi il modello sul numero di “ospedalizzati”. «Sono sufficienti dieci giorni di dati», spiega, «per disegnare la previsione e così da contagi e ricoverati il modello permette di sapere con quasi totale certezza quanti saranno i decessi, a partire dai quattordici giorni successivi».

Il caso veneto

L’ingegnere, che in questi mesi si è confrontato con la Fondazione Kessler che fa i calcoli per il ministero, ritiene che il passaggio dalla zona arancione a quella gialle non influirà sulla curva del contagio in Veneto. «Il trend è ormai avviato», aggiunge Gerli, «per cui si potrà magari verificare qualche ritardo ma per la fine di febbraio la regione quasi certamente entrerà nella zona bianca».

Per tornare alla normalità il governo ha stabilito che sono necessari 21 giorni consecutivi con meno di cento casi per centomila abitanti. Il modello di Gerli prevede che già da questa settimana, intorno al tre febbraio, si scenda sotto questa soglia e che quindi dal 24 la regione potrebbe tornare alla normalità.

«Ovviamente», sottolinea, «sempre mantenendo le misure di sicurezza come il distanziamento e la mascherina». Gerli, che in questi giorni è anche impegnato in una campagna elettorale tutta particolare per la presidenza della Federazione del bridge («Anche nel bridge c’è una curva da studiare»), ritiene che l’apertura delle scuole non influirà. «Nella speranza che la variante inglese e quella brasiliana possano essere contenute», osserva, «a questo punto è fondamentale la rapidità con cui verrà fatta la campagna vaccinale. Perché, va detto, non c’è dubbio che la curva prima o poi tornerà a crescere». —

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