Covid un anno dopo a Padova, il sindaco Giordani: "Assieme ripartiremo"

Ricordo bene la sera del 21 febbraio 2020. Avevo appena terminato una riunione fuori da Palazzo Moroni e mi stavo dirigendo a una cena. È squillato il cellulare e ho saputo che c’era un problema legato al Covid nel nostro territorio e che stava per tenersi una riunione d’emergenza dell’Unità di Crisi alla sede dell’Ulss.
C’erano tutti i massimi vertici della Sanità Regionale, a partire da Luca Zaia e dal Prefetto Renato Franceschelli, e tutte le autorità coinvolte, ed era chiaro che la cosa era seria. Ma quella sera mai avrei pensato che il virus avrebbe stravolto la nostra vita, che avremmo sopportato tante sofferenze, pianto tanti morti. Che il Covid fosse a Vo’ mi sembrava quasi impossibile.
Il Covid è a Vo’ pensavo, e mi auguravo che il virus fosse solo lì e non già diffuso tra di noi. Mi sembrava di vivere la sceneggiatura di un film. Finita la riunione, ero assalito da una grande preoccupazione: come sindaco avevo, e ho, la responsabilità della salute dei miei concittadini, ma allora sapevo, sapevamo tutti, pochissimo di questo virus e non era facile immaginare che contromisure adottare.
Avevo bisogno di più informazioni possibili e ho cominciato a chiamare tutte le persone che fossero esperte di virus e pandemie o avessero esperienza di simili situazioni, oltre a tenermi in costante contatto con Prefettura, Regione e Ulss. Da allora, ogni giorno il Covid è stato in cima alle priorità da affrontare. E assicuro che è stato, ed è, difficile per me, come per tutti i sindaci, confrontarmi con un’esperienza che mai avremmo pensato di vivere.
Di quei giorni e delle settimane di lockdown mi ritornano in mente tanti momenti. Dalle persone che mi fermavano per strada per avere notizie, alle paure di chi aveva dovuto chiudere la propria attività senza sapere per quanto tempo. E poi, ancora, l’assenza di rumori.
Camminavo in strade silenziose, senza incontrare anima viva, e dalle finestre filtravano i rumori e i suoni della vita sospesa: un aspirapolvere, la televisione ad alto volume, una mamma che rimproverava il figlio che non voleva stare a casa. Tutti suoni di solito sovrastati dai rumori della città.
E ricordo bene anche l’altoparlante sull’auto della Protezione Civile che attraversava strade deserte, invitando a rimanere in casa, dando plasticamente l’idea dell’emergenza che vivevamo. Così come per me è stata un’emozione fortissima ricevere i camion dell’Esercito provenienti da Bergamo e da Seriate, con le salme dirette al nostro crematorio.
Un’immagine che non mi abbandonerà mai.
In quei giorni, in quelle settimane che sono diventate mesi e che non sono ancora finite, il mio obiettivo è sempre stato, prima di ogni altra considerazione, salvaguardare la salute di tutti e aiutare le persone più in difficoltà. Devo ringraziare tutti quelli che hanno collaborato per distribuire, a tempo di record, migliaia di buoni spesa, e tutti i volontari che si sono messi a disposizione.
E un grazie va a tutto il personale sanitario, a ogni livello, per aver affrontato la pandemia in condizioni inizialmente difficilissime. Come sindaco, da solo, non avrei potuto fare molto, tutto quello che abbiamo fatto è merito della mia Giunta, di tutti i dipendenti comunali che si sono spesi in modo encomiabile e di una “macchina organizzativa” complessa, e molto flessibile che ha avuto nel Csv il suo fulcro.
Potevamo fare di più, o fare meglio? Me lo chiedo sempre anch’io; a posteriori si possono trovare sempre margini di miglioramento, ma posso assicurare che abbiamo sempre cercato di fare il meglio, e mettendo al centro le necessità delle persone.
Mi auguro che questa pandemia finisca presto. Iniziano le vaccinazioni e, se penso a cosa sapevamo del virus un anno fa, avere i vaccini oggi è un risultato straordinario. Vacciniamoci, continuiamo a seguire le misure di protezione, in questo modo usciremo prima da questo incubo.
Ai padovani dico grazie: grazie per la fiducia che mi avete tante volte comunicato in questi mesi, con mail, messaggi su Facebook e saluti per strada, grazie per aver reso più facile il mio difficilissimo compito. Avete dimostrato un grande senso di responsabilità e di comunità. Assieme ripartiremo. —
* sindaco di Padova
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