Criminalità organizzata: in Veneto "tutti presenti"

Pubblichiamo di seguito ampi stralci del dossier "La criminalità organizzata in Veneto" redatto da Alessandro Naccarato per il Forum Sicurezza del Partito Democratico.
"In Veneto le organizzazioni criminali di tipo mafioso hanno un vero e proprio radicamento ed è stata documentata l’operatività di soggetti riconducibili ad organizzazioni criminali campane, calabresi, siciliane e pugliesi.
In particolare: affiliati ai clan camorristici dei Sangermano di Nola e dei casalesi; elementi legati alle ‘ndrine di Limbadi (Vv), Crotone, Isola di Capo Rizzuto (Kr), Cutro (Kr), Sinopoli (Rc), Gioia Tauro (Rc) e Locri (Rc); referenti di Cosa Nostra di famiglie di Catania e di Palermo; elementi dei clan della Sacra corona unita di Taranto.

L’attività delle organizzazioni criminali si concretizza soprattutto nell’acquisizione di attività imprenditoriali in difficoltà. Ai gruppi mafiosi sono attribuibili delitti economico-finanziari, come turabtiva d’asta, truffa, riciclaggio, e reati di natura fallimentare, societaria e tributaria.
In provincia di Venezia le indagini hanno evidenziato interessi criminali di soggetti campani legati alla camorra nella zona orientale: San Donà di Piave, Portogruaro, Caorle, Bibione, Jesolo, Eraclea. La ‘ndragnheta è attiva soprattutto nel traffico di cocaina; mentre cosa nostra ha stabilito contatti con imprese del settore edile.
In provincia di Padova si registra la presenza di elementi riconducibili alle organizzazioni criminali di tipo mafioso, in particolare calabresi, che reinvestono nel territorio i proventi delle loro attività illecite spesso mediante la collaborazione di imprenditori e professionisti.
In provincia di Verona si evidenzia il radicamento di gruppi mafiosi attirati dagli investimenti nell’edilizia e interessati all’usura, al riciclaggio e ai reati contro la pubblica ammnistrazione. Sono presenti imprenditori di origine calabrese, attivi nell’edilizia, nei trasporti, e nel truismo della zona del Garda, legati alla ‘ndrangheta con ramificazioni nelle province di Parma, Modena, Cremona, Mantova e Reggio Emilia.
Anche in provincia di Treviso si rileva la presenza di elementi riconducibili a soggetti siciliani e calabresi responsabili di associazione per delinquere di stampo mafioso.
Infografica. Segnalazioni di operazioni sospette (SOS) di riciclaggio, ai sensi del dlgs. 231/2007, pervenute all’UIF della Banca d’Italia. Clicca sui pallini per visualizzare i dati per ogni singolo anno. Il Veneto è quarto dopo Lazio, Lombardia e Campania

La presenza stabile della criminalità organizzata in Veneto è dimostrata con evidenza da numerose indagini. Si tratta di una presenza economica e finanziaria che non esercita il controllo militare del territorio. L’obiettivo prevalente dei gruppi criminali è il riciclaggio del denaro proveniente da diversi reati attraverso l’inserimento in attività commerciali e d’impresa. Le mafie stanno ripetendo ed estendendo una tendenza espansiva già evidenziata nei primi anni ’90 che per molti anni non è stata contrastata in modo efficace.
Infografica. Qui sotto potete visualizzare la ripartizione delle operazioni sospette per provincia veneta: Verona e Padova, seguite da Venezia, hanno la quota maggiore di presunti riciclaggi. Cliccate sui singoli pallini per visualizzare i dati per ogni singolo anno
La criminalità organizzata è entrata nell’economia legale in modo silenzioso e regolare senza farsi individuare. Numerose indagini confermano che questo fenomeno si è verificato grazie all’esistenza di rapporti continuativi tra imprenditori locali, una vasta area di professionisti, soprattutto consulenti e commercialisti, e operatori finanziari.
Tali rapporti, finalizzati a commettere reati di natura fiscale o patrimoniale come la bancarotta fraudolenta e il riciclaggio, hanno assicurato per anni consistenti guadagni illeciti a tutti i protagonisti. In questo contesto si è realizzata una convergenza di interessi tra investitori riconducibili alle organizzazioni mafiose, professionisti, imprenditori e istituti di credito coinvolti.
Le relazioni tra imprenditori locali e gruppi mafiosi sono favorite dall’azione di mediazione che la Dia ha così descritto: “una vasta area collusiva nella quale personaggi dell’imprenditoria, della finanza, della pubblica amministrazione, della politica e delle professionalità più elevate si prestano con diverso grado di intensità alla cura degli interessi mafiosi, traendo a loro volta cospicui vantaggi”.
Infografica. Qui sotto potete visualizzare la ripartizione delle operazioni sospette per regioni: il Veneto è quarto dietro a Lazio, Lombardia e Campania. Cliccate sui singoli pallini per visualizzare i dati per ogni singolo anno
Le mafie hanno assunto la morfologia caratteristica dei gruppi societari internazionali che, attraverso una capogruppo controllano e dirigono, secondo un disegno unitario, molteplici business criminali, sempre più interdipendenti.
La criminalità organizzata è entrata in Veneto sostanzialmente senza violenza e senza imposizioni o minacce, e ha costruito relazioni solide con imprenditori, professionisti e operatori finanziari locali con l’obiettivo condiviso di assicurare guadagni reciproci.
Infografica. L'istogramma qui sotto mostra il peso dell'operatività in contante sul totale dei movimenti bancari, dato dalla somma di versamenti e prelievi. I dati più consistenti riguardano Belluno e Rovigo.
La crisi economica ha favorito le attività già in atto dei gruppi criminali. Diversi imprenditori hanno cercato o hanno accettato più o meno consapevolmente le risorse dei gruppi criminali; diversi importanti istituti di credito hanno sostenuto operazioni finanziarie di soggetti vicini alla criminalità organizzata senza approfondire la provenienza delle risorse; diversi professionisti hanno partecipato alla costituzione di società e alla stesura di contratti seguendo gli interessi di persone legate alle associazioni mafiose.
Queste attività, al di là delle responsabilità e dei singoli rilievi penali, sono emerse in numerose indagini e si sono evidenziate soprattutto in relazione a procedure di fallimenti o di liquidazioni di società. Le inchieste della Banca d’Italia e dell’autorità giudiziaria su numerosi istituti di credito cooperativo e banche popolari della regione indicano cattiva gestione e fragilità e costituiscono segnali da non sottovalutare sul pericolo che il sistema creditizio possa essere utilizzato dalle mafie per riciclare risorse di provenienza illecita.
Infografica. Quota dei bonifici verso Paesi a fiscalità privilegiata su bonifici verso l'estero
I gruppi mafiosi hanno scelto di insediarsi in Veneto con due obiettivi: riciclaggio di risorse provenienti da reati, e in particolare dal narcotraffico; aggiudicazione degli appalti e dei subappalti per opere e servizi. Per entrare nel tessuto imprenditoriale le mafie hanno scelto alcuni settori: procedure fallimentari, smaltimento di rifiuti solidi urbani e speciali, turismo.
Infografica. Quota dei bonifici da Paesi a fiscalità privilegiata su bonifici dall'estero
Nell'ambito del crimine organizzato va registrata l’iniziativa di alcuni criminali già appartenenti alla mafia del Brenta, che, dopo essere tornati in libertà, hanno ripreso a delinquere in particolare nel campo delle rapine e del traffico di droga. Queste persone costituiscono spesso, come in passato, un punto di contatto con esponenti mafiosi e si segnalano per i gravi reati contro il patrimonio: rapine, anche con armi da guerra, furti aggravati, traffico internazionale di droga e riciclaggio.
Infine si conferma la presenza di gruppi criminali di origine straniera che gestiscono in forme più o meno articolate specifiche attività legate ai traffici di stupefacenti (albanesi, nordafricani, nigeriani) e di persone per la prostituzione (albanesi, rumeni, cinesi).

La cronologia.
Ci sono stati numerosi episodi che confermano la presenza di soggetti collegati a gruppi mafiosi. Questa presenza si è manifestata in particolare nelle seguenti vicende.
Arresti di mafiosi e di pericolosi latitanti
Luglio 2010 - A Chioggia viene arrestato Antonio Barra, esponente del clan di camorra Moccia, accusato di coordinare il racket delle pizzerie tra le province di Treviso e Venezia.
Luglio 2011 - A Verona viene arrestato Domenico Multari, crotonese, residente a Gazzo Veronese (Vr), appartenente al clan della n'drangheta Dragone. Multari risulta aver precedenti per sequestro di persona, omicidio colposo, bancarotta fraudolenta e ricettazione. Tra i beni posti sotto sequestro risulta una quota rilevante di Real Costruzioni, società con sede a Verona.
Gennaio 2012 - A Brugine, in provincia di Padova, viene arrestato Nicola Imbriani, ritenuto esponente di spicco del clan camorristico “Polverino”. Imbriani è accusato anche di avere reinvestito in Veneto nel settore dell’edilizia privata i proventi delle attività criminali del gruppo. Con lui sono arrestate due persone accusate di aver favorito la latitanza.
Marzo 2012 - A Preganziol, in provincia di Treviso, viene arrestato Valerio Crivello, accusato di tentato omicidio e di appartenere alla ‘ndrangheta.
Settembre 2012 - A Castelfranco Veneto, in provincia di Treviso, viene arrestato Rosario Lo Nardo, appartenente al clan mafioso “Fidanzati” di Palermo. Nel novembre 2010 a Galliera Veneta, in provincia di Padova, era stata arrestata la figlia Caterina nell’ambito di un’indagine contro un’organizzazione che, in collegamento con la mafia, riciclava nell’usura proventi di rapine.
Gennaio 2013 - Sergi Vitali, condannato per un efferato delitto, durante un permesso premio fugge dal carcere di Padova con l’aiuto della Sacra corona unita e viene ripreso dopo due mesi. La fuga evidenzia una presenza dell’organizzazione mafiosa a Padova.
Giugno 2014 - Viene arrestato a Mestre Vito Galatolo, figlio del boss mafioso Vincenzo, per avere riciclato proventi illeciti attraverso scommesse sulle partite di calcio. Nei mesi successivi vengono indagati per concorso esterno in associazione mafiosa diversi operatori economici e liberi professionisti siciliani e veneziani che avevano avuto contatti con Galatolo. In particolare nel maggio 2015 sono stati arrestati alcuni professionisti residenti in Veneto con l’accusa di avere costituito insieme a Galatolo un’associazione criminale per eseguire rapine.
Settembre 2014 - In provincia di Verona vengono arrestate 10 persone collegate alla Sacra corona unita pugliese.
Ottobre 2014 - La Dda di Reggio Calabria, nell’ambito di un’operazione contro un’associazione mafiosa controllata dalla famiglia di ‘ndrangheta Pesce, che ha portato all’arresto di 12 persone, al sequestro di 23 società e alla confisca di beni per 56 milioni, dispone l’arresto di Giuseppe Franco che opera nella provincia di Verona. Franco è accusato di avere costituito, attraverso alcune cooperative, i collegamenti tra la criminalità organizzata calabrese e il territorio veronese utilizzato per evadere il fisco e riciclare denaro.
Gennaio 2015 - Il 28 gennaio la Dda di Bologna dispone l’arresto di 117 persone e 46 fermi in tutta Italia e il sequestro di beni per circa 100 milioni. Tra gli arrestati ci sono 8 residenti in Veneto che svolgevano attività economiche nella regione: Salvatore Cappa, domiciliato ad Arcole (Vr), Andrea Bighignoli, residente a Verona, Salavatore Grossetti, residente a Montecchia di Corsara (Vr), Francesco Gullà, residente ad Arcole (Vr), Salvatore Lerose, residente a Oppeano (Vr), Raffaele Oppido, domiciliato a Roverchiara (Vr), Sergio Bolognino, residente a Rosà (Vi), Francesco Frontera, residente a Orgiano (Vi). Bolognino, Cappa, Gullà, Lerose e Frontera sono accusati di associazione di stampo mafioso; Grossetti, e Lerose di estorsione e usura, Oppido, Cappa e Bolognino, di riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita.
La famiglia Bolognino è stata protagonista di un precedente tentativo di inserirsi in un’azienda di Galliera veneta in provincia di Padova. Al centro dell’indagine della Dda c’è il fallimento della Rizzi costruzioni di Verona che vide coinvolto per reati contro il patrimonio Giovanni Barone, nel 2011 socio per alcuni mesi della società Faber costruzioni srl di Padova nell’ambito del fallimento-liquidazione della Edilbasso spa.
Maggio 2015 - Il 14 maggio è stato arrestato a Venezia Saverio De Martino su ordine della procura di Catanzaro nell’ambito di un’inchiesta sulla ‘ndrangheta. De Martino è un imprenditore nel settore edile e dell’intermediazione immobiliare a Venezia.
Agosto 2015 - Il 3 agosto a Conche di Codevigo, in provincia di Padova, viene arrestato Giovanni Loretta, autotrasportatore, accusato di favoreggiamento aggravato dalla modalità mafiosa per avere agevolato la latitanza di Matteo Messina Denaro. Loretta era in viaggio verso il mercato ittico di Chioggia e si era fermato a Codevigo per una sosta in un albergo locale.
Novembre 2015 - Il 5 novembre a Treviso sono stati arrestati il titolare, Pierluigi Dal Ben, e l’amministratrice, Cosima Gigantiello, dei magazzini Dal Ben Tre. Nell’indagine per bancarotta fraudolenta, collegata al fallimento della società, è coinvolto anche Paolo Signifredi, già detenuto con l’accusa di riciclaggio nell’ambito di inchieste sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta a Reggio Emilia, Brescia e Mantova.
Gennaio 2016 - Il 20 gennaio la procura di Palmi (Rc) ha ordinato l’arresto a Cortina d’Ampezzo di Daniele Misiano per gravi reati contro il patrimonio e lesioni. L’arrestato è considerato un affiliato alla ‘ndrangheta.
Aprile 2016 - Il 14 aprile la Dda di Trieste ha arrestato Antonio Bartucca, Giovanni Spadafora e Lorenzo Ceoldo con l’accusa di spaccio di droga e false fatturazioni. I tre utilizzavano come copertura e magazzino un’impresa di Vigonza (Pd). Secondo l’accusa Bartucca e Spadafora sono collegati con la ‘ndrangheta.
Il 27 aprile il tribunale di Brescia ha condannato Paolo Signifredi a 6 anni di reclusione per estrosione e associazione di stampo mafioso nell’ambito del processo Pesci contro il gruppo della ‘ndrangheta attivo in Emilia, Lombardia meridionale e Veneto.
Il 28 aprile la procura di Treviso ha arrestato per bancarotta fraudolenta Paolo e Stefano Zanatta e Paolo Signifredi, già detenuto. I tre sono accusati nell’indagine sul fallimento delle officine Zanatta di Falzè di Trevignano (Tv). Signifredi è un elemento di rilievo nelle strategie della ‘ndrangheta per operare in Veneto: ha svolto ruoli di amministratore e liquidatore in 20 società della regione con l’obiettivo di favorire gli affari di persone collegate alla criminalità organizzata.
Giugno 2016 - Il 9 giugno a Sant’angelo di Piove di sacco (Pd) un attentato di origine dolosa ha distrutto il centro commerciale “Sorelle Ramonda”.
Il 24 giugno la procura di verona ha disposto l’arresto di 7 persone originarie della Calabria per reati economici aggravati dalle minacce. Oltre agli arresti sono state indagate 18 persone per truffa, estrosione, riciclaggio.
Luglio 2016 - Il 4 luglio il tribunale di Padova ha condannato per bancarotta fraudolenta nella gestione della Tpa trituratori di Santa Giustina in colle (Pd) Franco Caccaro a 4 anni e 6 mesi di reclusione e Cipriano Chianese a 3 anni. La condanna conferma le realzioni criminali tra Caccaro e Chianese, che è considerato uno degli inventori delle ecomafie legato alla camorra casalese.

Le indagini principali, una cronistoria
Ottobre 2011 - Giuseppe Salvatore Riina, condannato a 8 anni e 10 mesi per associazione mafiosa, e figlio del capo mafia condannato per le stragi dell’estate 1992 e per altri gravi reati, sceglie di scontare la parte finale della pena in affidamento ai servizi sociali a Padova.
Aprile 2012 - La procura di Venezia interrompe l’assegnazione di un appalto di 76 milioni di euro del servizio sanitario regionale veneto per prestazioni assicurative. Secondo l’accusa la City insurance, società rumena vincitrice della gara, era in collegamento con alcuni soggetti collegati alla camorra. L’Isvap ha successivamente vietato alla società di assumere nuovi contratti in Italia.
Maggio 2012 - 13 persone residenti nel Veneto orientale vengono arrestate per aver costituito un’associazione criminale legata alla camorra. Tra gli arrestati ci sono Mauro Bugno, ex presidente del San Donà Calcio di San Donà di Piave, Federico Marchesan, vicedirettore del Banco veneziano di Caorle, Antonio Pacifico di Eraclea, Franco Crosariol di San Stino di Livenza.
Giugno 2012 -Tra Treviso e Venezia vengono arrestate 11 persone per illeciti nella gestione dell’emergenza rifiuti a Napoli. Si tratta dei vertici della società Enerambiente a partire dall’imprenditore veneziano Stefano Gavioli. L’accusa è di associazione per delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta, falso in bilancio, ricorso abusivo al credito, corruzione, estorsione e riciclaggio.
A Padova vengono arrestati Franco Caccaro, Nicoletta Zuanon e Cipriano Chianese. L’accusa è di bancarotta fraudolenta, accesso abusivo al credito e falsificazione di comunicazioni societarie per la gestione e il fallimento delle società Tecnologie Per l’Ambiente (TPA) srl e TPA Trituratori srl di Santa Giustina in Colle. Chianese, imprenditore nel settore dello smaltimento rifiuti e già titolare della Resit srl, è al centro di numerose inchieste per appartenenza alla camorra casalese.
Vengono sequestrati diversi immobili dell’imprenditore Michele Pezzone, secondo l’accusa, legato al clan camorristico “Schiavone”. Tra gli immobili ci sono un negozio a Bagnoli (PD), un’abitazione a Ponte San Nicolò (PD), e diverse proprietà a Jesolo e a San Donà di Piave (VE).
Ottobre 2012 - A Verona viene arrestato Giovanni Barone con l’accusa di bancarotta fraudolenta nel fallimento della Rizzi costruzioni srl. Barone, coinvolto nell’operazione “Tenacia” della DIA di Milano contro le infiltrazioni della ’ndrangheta in Lombardia, dal luglio 2011 è stato socio per alcuni mesi della società Faber costruzioni srl di Padova nell’ambito del fallimento-liquidazione della Edilbasso spa.
Dicembre 2012 - Il tribunale di Venezia condanna 22 persone, arrestate nell’aprile 2011 con l’operazione “Serpe”, per associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione, sequestro di persona e usura. L’associazione, guidata da Mario Crisci, condannato a 17 anni e 8 mesi di carcere, è collegata al clan dei casalesi. La sentenza è confermata con condanne complessive a più di 120 anni di carcere per la stragrande maggioranza degli imputati in Appello nel 2014 e in Cassazione nel 2015.
Aprile 2013 - La Dda di Palermo dispone l’esecuzione di perquisizioni e la notifica di diverse informazioni di garanzia disarticolando un’associazione mafiosa, collegata alla cosca “Acquasanta” di Palermo, operante in Veneto e in Sicilia attraverso il riciclaggio e l’infiltrazione nei cantieri navali. A Galliera Veneta, in provincia di Padova, alcuni esponenti della famiglia Bolognino, con precedenti penali per i legami con la ’ndrangheta, cercano di acquistare la GS scaffalature e automazioni srl attraverso la partecipazione in altre società.
Maggio 2013 - A Limena, in provincia di Padova, viene perquisita la SC costruzioni di Cristian Sicari, che è ritenuto dall’accusa il prestanome di Antonio Mario Tripodi, collegato alla ‘ndrangheta di Vibo Valentia. La società è stata sequestrata nel luglio 2014.
Giugno 2013 - Nell’ambito dell’inchiesta per riciclaggio sui fondi gestiti dal tesoriere nazionale della Lega Nord, Francesco Belsito, in rapporto con alcuni soggetti appartenenti alla ‘ndrangheta, viene indagato l’imprenditore padovano Stefano Bonet, titolare della Polare scarl di Padova.
Luglio 2013 - A Rovigo, nell’ambito di un’indagine del tribunale di Napoli contro un traffico internazionale di stupefacenti gestito da clan della camorra, viene arrestato un commerciante ritenuto il corriere per la zona del Polesine.
Febbraio 2014 - La procura della Repubblica di Verona dispone l’arresto di Vito Giacino e, nell’ambito della stessa inchiesta, gli arresti domiciliari di Alessandra Lodi, avvocato e moglie di Giacino. A Giacino, vicesindaco e assessore all’urbanistica del comune di Verona, viene contestato il reato di concussione continuata dal 2008 al 2013. Al centro delle indagini ci sono anche i rapporti tra Giacinto e la Soveco spa.
Tale ditta, con sede a Verona, è una delle principali imprese di costruzioni operanti negli appalti pubblici del territorio di Verona e partecipa alla realizzazione del traforo delle Torricelle, del filobus, di tre impianti di biogas, di parcheggi e centri commerciali e della ristrutturazione dell’ospedale di Peschiera. Antonio Papalia, ex marito di una dei proprietari di Soveco, è sospettato di essere il socio occulto della spa. Papalia è stato coinvolto nel 1989 in un’indagine per traffico di esplosivi dal sud al nord Italia e ha precedenti penali.
Nel mese di dicembre Giacinto e Lodi sono stati condannati, rispettivamente a 5 anni e a 4 anni di reclusione, per concussione e induzione a dare o promettere utilità.
Giugno 2014 - La procura de L’Aquila dispone l’arresto di 7 persone, accusate di essere collegate alla camorra, che riciclavano al casinò di Venezia i proventi di estorsioni operate nei cantieri per la ricostruzione del capoluogo abruzzese.
Luglio 2014 - Sandro Rossato è arrestato a Padova per associazione mafiosa e altri reati contro il patrimonio. Rossato è accusato insieme ad altre 22 persone per avere gestito, attraverso alcune società, lo stoccaggio e il trattamento di rifiuti favorendo le infiltrazioni della ‘ndrangheta negli appalti e nei servizi pubblici di gestione delle discariche.
Sui rapporti tra Rossato e la criminalità organizzata è intervenuta la Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti che nella sua relazione sulla regione Calabria del maggio 2011 ha spiegato che alcune cosche della ‘ndrangheta hanno costituito con Rossato società per entrare nella gestione ciclo dei rifiuti: “dal quadro probatorio – quale acclarato da una sentenza del tribunale di Reggio Calabria che, nel dicembre 2008, ha condannato tutti gli imputati per associazione mafiosa – risulta l’inserimento mafioso negli appalti dei comuni del territorio reggino. Invero, alcuni imprenditori, gli Alampi, specializzati nel settore dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani, in collegamento con la cosca mafiosa dei Libri, avevano costituito delle società ad hoc (la Edilprimavera, la Rossato Fortunato ed altre ancora) per effettuare tali attività” (pag.112, Relazione Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti maggio 2011).
La relazione proseguiva spiegando che “Le discariche di Motta San Giovanni (Rc) e di Gioia Tauro (Rc) venivano gestite da un’ATI appositamente costituita nels settembre del 1999, composta dalla capogruppo “Rossato Fortunato srl”, società con sede in Pianiga (Ve) operante nel settore dello smaltimento di rifiuti solidi, anch’essa in possesso dell’iscrizione all’Albo nazionale degli smaltitoti e dalla Edilprimavera srl, con sede in Reggio Calabria, società impegnata nel settore dell’edilizia e riconducibile alla famiglia Alampi”. (pag.115 della citata relazione).
Dicembre 2014 - Nell’ambito dell’inchiesta Mafia capitale vengono coinvolte alcune società operanti in provincia di Padova. La procura di Roma sequestra la Terni scarl e la Bellolampo scarl, entrambe con sede a Limena, e riconducibili a Riccardo Mancini, arrestato e indagato per associazione mafiosa. Le due società sono di proprietà della Società Generale rifiuti srl e della Intercantieri Vittadello spa. A Montegrotto dal 2010 svolge il servizio di manutenzione dell’illuminazione pubblica la Marco Polo spa che è amministrata da un soggetto indagato per associazione mafiosa nell’inchiesta mafia capitale.
Gennaio 2015 - Il 30 gennaio la Dda di Venezia dispone il sequestro di beni per 130 milioni gestiti, secondo l’accusa da Francesco Manzo, residente a Padova, con diversi precedenti penali per furto, truffa in concorso, associazione per delinquere, bancarotta fraudolenta, porto illegale di armi, e sospettato dagli inquirenti di avere relazioni con gruppi legati alla camorra campana e con appartenenti alla ex mafia del Brenta.
Tra i beni sequestrati ci sono 350 unità immobiliari tra cui 40 appartamenti nel grattacielo Belvedere davanti alla stazione di Padova, la torre direzionale in costruzione nella zona industriale di Padova, diversi appartamenti e un castello a Ponte nelle Alpi. La vicenda indica la facilità con cui persone sospettate di legami con la criminalità organizzata entrano in relazione con l’economia e l’impresa locale.
Un pregiudicato, apparentemente privo di capitali a lui riconducibili, è riuscito a farsi erogare ingenti prestiti da istituti bancari, ad acquistare a prezzi elevatissimi numerosi beni e ad avviare la realizzazione tramite l’Interporto di Padova di una struttura immobiliare molto onerosa che, fino a quel momento, non aveva attratto l’interesse delle principali imprese di costruzioni. In maggio il tribunale di Padova ha revocato il sequestro dei beni riferibili a Manzo. Gli accertamenti dell’autorità giudiziaria sono ancora in corso.
La relazione della Dia del I semestre 2015 descrive così il caso Manzo: “Il 23 gennaio 2015 il tribunale di Padova ha emesso il decreto di sequestro di un ingente patrimonio costituito da società, beni mobili ed immobili, conti correnti, facente capo ad un soggetto, residente a padova, legato ad un gruppo criminale dell’agro nocerino sarnese, provincia di Salerno, indiziato di riclare denaro per conto di diverse organizzazioni di quella zona (operazione “Grattacielo”). I beni, intestati a diversi soggetti, molti dei quali originari dell’agro nocerino sarnese, sono risultati ubicati sia in Veneto che in altre regioni (Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Lazio, Campania)”.
Luglio 2015 - Nell'ambito dell'inchiesta, denominata operazione Gambling, coordinata dalla Dda di Reggio Calabria, sono stati eseguiti due provvedimenti cautelari nei confronti degli avvocati veneti Andrea Vianello e Marco Colapinto, con l'accusa di associazione a delinquere, esercizio abusivo di attività di gioco e di scommessa e truffa ai danni dell'Agenzia delle entrate.
I due sono considerati dagli inquirenti gli artefici di un complesso sistema costruito per ripulire il denaro di provenienza illecita della ’ndrangheta facendolo transitare da Malta e da altri paradisi fiscali come Antille olandesi, Panama e Romania, tramite società estere di diritto maltese per esercitare abusivamente l'attività di gioco e delle scommesse in Italia eludendo la normativa fiscale e anti-riciclaggio. Per l’accusa i legali sarebbero tra i fautori di avventure societarie intraprese sfruttando le normative di favore, appoggi istituzionali e il coinvolgimento di personaggi legati alle cosche di riferimento come le famiglie di ‘ndrangheta Ficara, Alvaro e Pesce.
Agosto 2015 - Il 10 agosto a Spresiano (Tv) il ristorante “Divino gourmet” viene colpito da un attentato incendiario: prima un’auto rubata ha sfondato una vetrata e poi gli interni del locale sono stati cosparsi di benzina e incendiati.
Ottobre 2015 - Nell’ambito dell’indagine “Aemilia” vengono sequestrate due aziende situate in provincia di Verona: Secav sr, con sede a Roverchiara e Sime srl. con sede a Sant’Ambrogio di Valpolicella. Le imprese sono considerate sotto il controllo di esponenti criminali. Risulta di particolare interesse la vicenda della Sime.
Due arrestati nell’operazione “Aemilia” avevano trasferito l’impresa dalla provincia di Reggio Emilia a quella di Verona per continuare a delinquere. La scelta era stata motivata dalle caratteristiche del territorio veronese: minori controlli e presenza di una rete di relazioni favorevoli per proseguire le attività criminali.
Nei mesi precedenti il nuovo prefetto di Verona, entrato in carica a luglio, ha emanato diverse interdittive, in particolare nei confronti della Nico.fer e della Gri.Ka, imprese da tempo ritenute in contatto con esponenti della ‘ndrangheta arrestati nell’indagine “Aemilia”.
Novembre 2015 - Nel mese di novembre il prefetto di Verona ha emesso due interdittive antimafia nei confronti di Francesco Piserà, titolare della Gfa di Bardolino e gestore di diversi locali nei comuni della zona del lago di Garda e degli impianti di risalita a San Giorgio di Bosco Chiesanuova e di Maria Anna Vaccaro, titolare di una tabaccheria a Verona.
Il 27 novembre sono stati confiscati beni per 7 milioni di euro a società di proprietà di Giuseppe Faro e dei suoi familiari. I beni erano già stati posti sotto sequestro nel febbraio 2013 nell’ambito di un’indagine della Dia di Catania Tra i beni confiscati ci sono quote della Edil Guizza srl di Padova, della Teolo Residence e della 3MG Immobiliare di Albignasego (Pd) e della Ediladriatica srl di Cona (Ve).
Dicembre 2015 - Il 5 dicembre la Dda di Venezia ha smantellato un’organizzazione gestita da esponeneti della ‘ndrangheta che gestiva il traffico di cocaina tra Colombia, Calabria, Lombardia e Veneto. Tra le 9 persone arrestate ci sono Attilio Vittorio Violi, residente a Marcon (Ve) e Santo Morabito, considerati i capi del gruppo criminale.
Gennaio 2016 - La Dda di Brescia, nell’ambito dell’inchiesta contro la presenza della ‘ndrangheta nelle province di Mantova, Cremona e Verona, ha chiesto il rinvio a giudizio per 27 persone tra le quali il commercialista Attilio Fanini di Bussolengo (Vr) e Moreno Nicolis, l’imprednitore della Nicofer al centro dell’indagine Aemilia. Nicolis è accusato di tentata estrosione e di avere esercitato esplicite minacce avvalendosi della forza d’intimidazione derivante dall’apparetenenza a un’associazione mafiosa per farsi cedere gratuitamente degli appartamenti.
La prefettura di Treviso ha emesso un’interdittiva antimafia nei confronti di Gerardo Palumbo, imprenditore campano attivo a Vedelago (Tv), accusato di avere rapporti con la criminalità organizzata casalese.
Aprile 2016 - Il 12 aprile il Comune di Padova interrompe il contratto con la Pi.Ca Holding srl che sta realizzando l’asilo in via del Commissario. L’impresa infatti ha avuto l’interdittiva antimafia dalle prefetture di Milano e Modena nell’ottobre 2015. Non si comprendono le ragioni del ritardo con cui l’interdittiva ha avuto efficacia a Padova.
Il 23 aprile la sentenza con rito abbreviato nel processo “Aemilia” conferma l’insediamento della ‘ndrangheta in diverse zone dell’Emilia e del Veneto. Infatti tra i condannati ci sono anche quattro criminali residenti e attivi nella nostra regione: 9 anni e 4 mesi a Salvatore Cappa, domiciliato ad Arcole (Vr), 4 anni a Francesco Gullà, residente ad Arcole (Vr), 8 anni e 10 mesi a Francesco Frontera, residente a Orgiano (Vi), 2 anni e 9 mesi a Raffaele Oppido, domiciliato a Roverchiara (Vr). Tra i condannati ci sono anche Giulio (4 anni) e Giuseppe (12 anni e 6 mesi) Giglio, collegati con i fratelli Bolognino nella gestione della Gs scaffalature di Galliera veneta.
Maggio 2016 - La Dda di Napoli ha arrestato Marco Cascella, ex amministratore della Lande spa, e altre 8 persone nell’ambito di un’indagine per corruzione e turbativa d’asta per agevolare la camorra casalese. Lande spa gestisce in Veneto gli appalti per il Passante verde di Mestre e per le bonifiche del petrolchimico di Marghera.
Giugno 2016 - Il prefetto di Verona ha emesso due interdittive verso imprese collegate con la ‘ndrangheta: Albi service e noleggi di Sommacampagna, AGL group srl di Nogarole Rocca".
Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova








