Crisanti lancia l’allarme sulla terza ondata. «Serve un piano di sorveglianza per evitarla»

Il prof in commissione sanità del Senato: fare tamponi sufficienti, strumenti informatici e test accessibili in tutto il paese
MALFITANO -AGENZIA BIANCHI-PADOVA - INTERVISTA A CRISANTI DIGITAL MEET
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PADOVA.

La seconda ondata è realtà. Indice di contagio che in Veneto sfiora l’1,5, strutture sanitarie in affanno, pesanti misure di contenimento del virus. Il professor Andrea Crisanti, direttore della Microbiologia e Virologia dell’Azienda ospedaliera di Padova, volto della lotta al Covid, quando qualche collega esultava parlando di «virus clinicamente morto», tirava il freno. In piena estate annunciava la seconda ondata, che puntualmente si è verificata. Pessimista? No, scienziato. E adesso: «O si prepara un piano di prevenzione o arriverà la terza». Un modo c’è per evitarla? «Sì». Ieri Crisanti è stato chiamato al cospetto della Commissione sanità al Senato, e ha squadernato il suo piano, che si regge su tre pilastri: tracciamento, informatica, logistica. Realizzabile: «Se lo ha fatto il Vietnam possiamo farlo anche noi». E il Natale: «Scordiamoci le tavolate, con queste misure piegheremo la curva fino a 10 mila, 12 mila casi al giorno. Ma le vacanze natalizie, magari prolungate, potrebbero aiutarci».

I TRE PILASTRI

Crisanti è stato chiarissimo. «C’è solo un modo per evitare una potenziale terza ondata: creare un sistema di sorveglianza che integri tre elementi». Eccoli: «Primo, la capacità di fare tamponi sufficienti e mirati: sappiamo che se siamo positivi e negli ultimi 5 giorni abbiamo interagito con parenti, amici, colleghi, tutte queste persone vanno testate e la catena eliminata». In questo caso il concetto di contact tracing, il tracciamento dei contatti, deve diventare network tracing. Che significa? «Non possiamo affidarci alla memoria delle persone. C’è un positivo? Noi presumiamo una linea di contagio e testiamo tutti: vicini, parenti, colleghi. Se c’è un focolaio lo stronchiamo sul nascere». Poi bisogna imparare a guardare l’andamento dell’epidemia dall’alto: «Questo processo va integrato con strumenti informatici che permettano di monitorare in termini spazio-temporali come i casi si distribuiscono regione per regione, integrati con altri parametri come la mobilità delle persone, tutte informazioni necessarie per prevedere quello che succede dopo: il problema non è inseguire il virus ma anticiparlo». In altre parole Crisanti punta su Immuni, su Google, i social, su tutti quegli strumenti informatici che conoscono ogni nostro spostamento. E poi c’è la questione logistica: «La macchina dei tamponi deve essere in grado di muoversi dove ce n’è bisogno. In Italia ci sono differenze drammatiche a livello territoriale ma per combattere il virus non possiamo lasciare indietro nessuno. Se l’ha fatto il Vietnam, può farlo anche l’Italia». In poche parole, in Italia si deve applicare il modello Vo’. Impresa impossibile: «No, basta preparare un piano».

IL NATALE

Nessuno vuole fare il guastafeste, Crisanti non può fare previsioni, ma guardando l’andamento del virus vede complicato un Natale spumeggiante, che aprirebbe la porta alla terza ondata. E non dimentichiamo l’influenza a complicare il quadro. «Però può rappresentare un’opportunità: scuole chiuse, magari per una settimana in più, attività produttive ridotte. Permettendo spese natalizie con distanziamento e regole ferree possiamo abbassare ancora la curva».

TAMPONI E RICOVERI

In audizione al Senato il professore ha anche affrontato la questione tamponi rapidi: «Non vanno usati negli ospedali, non vanno usati nelle case di riposo. Ma in un piano d’azione strutturato possono avere un valore nello screening di massa. Immaginiamoci un focolaio di cui non si conoscono i contorni: tamponi rapidi su una grande comunità possono dare un quadro della situazione». Poi chiarisce una volta per tutte la questione dei parametri del ministero per valutare il rischio delle Regioni: «Avere un’ottima rete ospedaliera può favorire la circolazione del virus. Non è un’assurdità, avere tanti posti letto non diminuisce il rischio di ammalarsi. Anzi, una regione satura di ricoveri viene chiusa, un’altra con più letti resta aperta e il virus gira. Il parametro più importante da valutare è il rapporto tra numero di positivi sul totale della popolazione». La parola passa al governo, in attesa di cure e vaccino efficaci. —

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