Crisanti. "Nella Fase 2 in Veneto tamponi di massa per evitare una riapertura effimera"

Il virologo ha ricevuto ieri il sigillo della Città di Padova: "Il Veneto è arrivato alla fine del lockdown con i dati migliori d’Italia"
 PADOVA.
 
Uno scienziato libero e pronto ad andare controcorrente per difendere le sue convinzioni, ma anche un uomo timido che sa cedere alla tenerezza ed alla commozione. Si presenta così, in tutta la sua caparbietà di studioso ma anche in tutta la sua umanità, il professor Andrea Crisanti, scienziato che forse ha visto, fin dall’inizio, più lontano di tutti, e che certamente ha salvato Padova e il Veneto da un’onda d’urto che poteva rivelarsi disastrosa. Ieri, nella Sala Paladin del Comune di Padova, ha accolto il sigillo della città con gli occhi lucidi e la voce rotta dall’emozione: «sono un po’ timido» esordisce, prima di profondersi in un sentito ed ampio ringraziamento: ai colleghi del laboratorio di Microbiologia in primis, ma anche a tutto il personale dell’ospedale e dell’università.
 
La scelta di Padova
E ai cittadini di Padova, una città dove Crisanti è arrivato solo da pochi mesi, di ritorno dall’Imperial College di Londra. Che, sottolinea, «che è tra le migliori università al mondo. Non l’avrei lasciata per nessun altro ateneo se non quello di Padova, che è a sua volta uno dei migliori al mondo. Qui» spiega il virologo «ho avuto subito modo di apprezzare l’operosità e la dinamicità dei colleghi, che in questi mesi difficili si sono spesi incondizionatamente, lavorando giorno e notte per il bene comune».
 
Il modello Vo’
Proprio al fianco degli altri docenti e ricercatori della Scuola Medica padovana, Crisanti ha potuto condurre quello che attualmente è il primo studio al mondo per completezza dei dati: l’indagine su Vo’, uno dei primi focolai in Italia. «Un’epidemia» dice Crisanti «non arriva come un’alluvione o un terremoto, ha una sua precisa dinamica. E i test ripetuti sulla popolazione di Vo’ ci hanno permesso di andare a ricostruirla congiungendo i punti, come un puzzle. Quello studio ci ha consegnato i dati sugli asintomatici, sulla suscettibilità delle donne e dei bambini, ci ha chiarito come funziona la trasmissione. Senza la collaborazione preziosa degli abitanti di Vo’ brancoleremmo ancora nel buio. Quello studio, per come è stato condotto, è unico al mondo». 
 
Fase 2, i tamponi
Ora molti si interrogano sulla così detta fase 2, quella della graduale riapertura. Un traguardo a cui forse non tutte le regioni erano preparate, ma a cui il Veneto arriva «con i dati migliori d’Italia. I casi sono in continua diminuzione, la città di Padova è stata una di quelle che ha avuto meno casi in assoluto, e questo risultato non sarebbe stato possibile raggiungerlo senza uno sforzo comune. Adesso» sottolinea Crisanti «è responsabilità dei cittadini preservare questo “tesoro”. E allo stesso tempo è responsabilità nostra assicurare ai cittadini il servizio di diagnosi e renderlo sempre più accessibile a tutti: più tamponi si fanno, meno casi ci sono. Ogni persona infetta va considerata un fallimento della nostra capacità di intercettare chi ha trasmesso il virus. Solo in questo modo riusciremo a debellare l’epidemia».
 
Crisanti ha firmato un appello con il presidente della Fondazione David Hume Luca Ricolfi, il giurista Giuseppe Valditara, dell'Università di Torino, e sottoscritto da Lettera 150, l'associazione che riunisce i 150 docenti sostenitori della riapertura in sicurezza: tamponi di massa perché la riapertura dopo il lockdown non sia effimera e per salvare centinaia di migliaia di aziende e milioni di posti di lavoro. Crisanti si mostra ottimista sui numeri e sul senso civico dei cittadini. E a riprova di questo,cita ancora una volta il popolo del paesino ai piedi dei Colli Euganei: «Penso ancora con commozione» dice il virologo «ai genitori di Vo’ in fila con i bambini tremanti, in lacrime, per fare il prelievo del sangue».
 
Sinergia 
Crisanti è un uomo che non ha mai ricorso la celebrità. Non ha mai accettato inviti ai talk show televisivi, ma alle interviste risponde volentieri perché crede nella divulgazione. E anche ieri, di fronte alle domande sulla sua incredibile popolarità, ha risposto che preferisce «non pensarci. Ho perseguito le mie scelte con convinzione, anche andando controcorrente, in totale libertà scientifica. Fortunatamente sono stato ascoltato e abbiamo costruito un’ottima sinergia con la Regione, che ha dato buoni frutti. Ma alla visibilità non ci penso: poi ci si fa influenzare, si cambia, e io voglio sentirmi libero».
 
E dopo mesi passati a rispondere a mille domande sul virus, ieri il professore ha messo da parte per un attimo la scienza, aprendo un piccolo spiraglio alla tenerezza ed alla vita privata. Fra i tanti ringraziamenti, infatti, due meritano una menzione speciale: quello alla signora Cristina, la vicina di case che «mi lasciava qualcosa da mangiare davanti alla porta, quando tornavo la sera tardi» ed uno alla moglie. —

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