Crisanti: "Novemila morti nella seconda ondata di Covid, assurdo pensare a riaprire a Natale"
Per il professore dell'Università di Padova la settimana prossima si saprà con chiarezza se le misure restrittive sono riuscite a frenare la progressione dell'epidemia. E sulle terapie intensive: "Dove ci sono più letti a disposizione ci sono più morti perché si permette al virus di circolare"

Il direttore del laboratorio di Microbiologia e virologia di Padova, Andrea Crisanti, con il volto coperto da una mascherina sanitaria (s), al termine di un incontro col viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri (C), risponde alle domande dei giornalisti relative akl'aumento dell'indice di contagio da Coronavirus in Veneto, 3 Luglio 2020. Padova ANSA/NICOLA FOSSELLA
PADOVA. «Stiamo imponendo un sacrificio importante agli italiani e stiamo accettando un sacrificio sociale importantissimo, con 500 morti al giorno, e poi che facciamo, riapriamo a Natale per rifare tutto il casino fatto in Sardegna quest'estate e ricominciare da capo? Questo è moralmente inaccettabile».
Lo ha detto Andrea Crisanti, direttore di microbiologia e virologia all'Università di Padova, commentando l'ipotesi di allentare le misure anti-Covid in vista del Natale.
L'obiettivo del governo, ha aggiunto, «era smorzare il picco e distribuire l'impatto su un periodo più lungo per non compromettere la componente economica che si vuole preservare per dicembre, ed è un obiettivo che stanno raggiungendo»
La curva. «La prossima settimana ci dirà se la curva si è stabilizzata o inizierà a scendere. Ma se non scende, bisogna fare qualche altra cosa. Perché è vero che ci sono sofferenze di carattere economico, ma stiamo facendo pagare un prezzo sociale e emotivo immenso a tantissime famiglie. Sono morte 9 mila persone dall'inizio della seconda ondata, non ce lo dobbiamo dimenticare».
Continua il docente: «Sicuramente le misure hanno avuto l'effetto di rallentare l'andamento della curva», ha proseguito, «e i casi non stanno aumentando al ritmo della settimana scorsa» ma «ci troviamo davanti a piccole variazioni rispetto al numero dei casi».
In sostanza, ha concluso, «se volessimo fare le proporzioni e ieri avessero fatto i 210-220.000 tamponi, saremmo arrivati a circa 36-37.000 casi diagnosticati». E «rispetto ai 40.000 della settimana passata, sono una quasi stabili»
Terapie intensive. «Più posti di terapia intensiva si creano, più si dà la possibilità al virus di infettare le persone e di mandarle in terapia intensiva: è un effetto paradosso. Sono sicuro che alla fine di queste ondata si scoprirà che le regioni che avevano più posti in terapia intensiva avranno avuto più morti».
Crisanti ha poi detto di non condividere le affermazioni del commissario Arcuri, secondo cui la pressione sulle terapie intensive è sostenibile.
«Un posto dei terapia intensiva non si crea accendendo un ventilatore - spiega - ci sono dietro una struttura e delle competenze che sono difficili da moltiplicare, perchè non si possono moltiplicare i letti senza utilizzare infermieri e rianimatori. Per formare un rianimatore ci vogliono anni, e più è alto il numero di posti letto che segue più la capacità di curare i pazienti diminuisce».
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