Crisanti: «Se il modello Vo’ fosse stato applicato fin dall’inizio ora festeggeremmo»

la lettera
Recentemente un giornale locale del Veneto ha pubblicato una serie di articoli di Bruno Vespa nei quali vengo accusato di aver alterato e mistificato il caso Vo’ citando a supporto della tesi una lettera che la dott.ssa Russo avrebbe inviato alla rivista Nature.
La dott.ssa Russo afferma che «la pandemia è stata affrontata con largo anticipo rispetto a uno studio progettato a posteriori che non ha avuto il minimo impatto sulle scelte successive della sanità».
I primi giorni di febbraio nel mio laboratorio viene sviluppato un test per identificare il virus nel tampone nasofaringeo. La disponibilità di questo test induce l’Università di Padova a promuovere una iniziativa per testare gli studenti di ritorno dalla Cina, progetto abbracciato entusiasticamente dalla numerosa comunità cinese residente in Veneto. Il dott. Mantoan, diretto superiore della dott.ssa Russo non perde tempo e intima di interrompere ogni attività minacciando la responsabilità di danno erariale poiché la procedura non era prevista dalle direttive regionali.
Alla luce delle conoscenze sulla percentuale elevatissima di asintomatici e il ruolo che questi hanno nella trasmissione, non è azzardato ipotizzare che la storia dell’epidemia in Italia sarebbe stata diversa se questo studio iniziale non fosse stato prematuramente bloccato.
Il 22 febbraio muore all’ospedale di Schiavonia un paziente affetto da Sars-Cov2 residente a Vo’. Le autorità regionali dispongono la chiusura dell’ospedale, decretano la zona rossa e fanno eseguire il tampone molecolare a tutti gli abitanti del comune di Vo’. Il giorno 26 febbraio il laboratorio di Microbiologia che dirigo presso l’Azienda Ospedale di Padova completa l’esecuzione dei test degli abitanti di Vo; 89 persone contagiate pari a circa il 3% della popolazione. Uno studente di scuola medie, sapendo che il virus Sars Cov2 ha una capacità riproduttiva (R0) di circa tre e un tempo di riproduzione di 5 giorni avrebbe potuto prevedere che in dieci giorni il virus si sarebbe diffuso al 27 % della popolazione. Di lì a poco scoppiano altri focolai a Limena, Treviso e Venezia che contribuiscono a diffondere l’epidemia in tutte le provincie interessate.
Contrariamente a quanto fatto a Vo’ si testano solo i sintomatici. Testare tutti potrebbe far emergere altri positivi e non bisogna creare panico.
La dott.ssa Russo non si allarma e in quei giorni registra un video per rassicurare gli anziani che la situazione è sotto controllo (circa 800 morti nelle RSA nei due mesi successivi). Nel frattempo il focolaio di Venezia è fuori controllo ma le celebrazioni del carnevale saranno sospese solo all’ultimo giorno. Non si sa cosa la dott.ssa Russo abbia riferito al presidente in quei giorni, fatto sta che Zaia il giorno 28 febbraio tranquillizza anche lui “i Veneti”: «Si tratta di una epidemia mediatica» afferma.
La dott.ssa Russo afferma inoltre «il caso di Vo’ ha avuto un impatto strategico minimo sull’approccio della Regione del Veneto nell’affrontare l’epidemia». Il giorno 27 febbraio, preoccupato della situazione, telefonai a Zaia spiegando che a Vo’ si era creata una situazione epidemiologica unica e che un secondo campionamento avrebbe permesso di capire la dinamica di trasmissione del virus e l’impatto delle decisioni prese. Il presidente si convince e nella settimana successiva si conclude il secondo campionamento (4-7marzo).
Il giorno 9 marzo scrivevo al presidente «abbiamo completato le analisi dei campioni di Vo’ che confermano un drammatico calo delle nuove infezioni con una caduta di 10 volte passando dal 3% a circa il 2,5 per 1000 che è generato da 7 nuove infezioni in individui totalmente asintomatici che sono stati posti in isolamento». Sempre lo stesso giorno inviai a Zaia la bozza del futuro piano di sorveglianza: «Per estendere questo approccio a tutta la regione suggerisco le seguenti azioni: 1) raddoppiare la capacità di Padova e mettere Schiavonia nelle condizioni di eseguire tamponi; 2) creare la capacità di fare tamponi in tutte le province della Regione Veneto; 3) iniziare a testare tutti i cittadini che lamentano sintomi che ora sono lasciati a casa senza diagnosi; 4) iniziare a testare le categorie a rischio: polizia carabinieri personale sanitario e tutti gli operatori di servizi pubblici. Se il modello Vo’ fosse stato applicato dall’inizio oggi festeggeremmo. Un cordiale saluto la ringrazio per la stima». Cinque minuti dopo, alle 14.29, Zaia risponde: «Senta direttamente la dottoressa Russo per definire il programma. È già informata. Grazie».
Il che significa che l’idea di effettuare un programma di tamponi è partita grazie ai risultati emersi a Vo’ e la struttura sanitaria della Regione Veneto nella figura della dott.ssa Russo l’ha recepita, dopo esserne stata anticipatamente informata da Zaia. Queste indicazioni si tradurranno con il “Piano epidemia Covid-19, interventi urgenti di sanità pubblica” adottato dalla regione il 17 marzo numero 344, che recepisce la proposta formale inviata da me all’assessore Lanzarin.
Il confronto tra i due documenti non lascia dubbi; il documento inviato all’assessore e la delibera regionale dimostra che, al di là della forma, la seconda deriva dal primo. L’obiettivo è chiaramente identico. Il piano propone «di estendere il modello di sorveglianza attiva adottato a Vo’ a tutti i focolai epidemici in atto nelle province Padova, Venezia e Treviso». Con un secondo punto: «Questa misura sarà accompagnata da misure di screening su categorie di individui esposti al contagio (cassiere di supermercati, forze di polizie, farmacisti,...) e comunità vulnerabili (case di riposo)».
L’articolo di Nature riporta correttamente i fatti: la Regione Veneto ha disposto la chiusura della municipalità di Vo’; il primo campionamento è stato realizzato dalla Regione Veneto e la stessa Regione ha finanziato lo studio.
Sarebbe bello che il dott. Vespa si limitasse a fare il giornalista e non si attribuisse competenze di editore scientifico, che i funzionari della Regione non si assegnassero meriti che non sono loro e che i politici non pretendessero di essere grandi scienziati. Mai come in questi giorni abbiamo bisogno che ognuno faccia l’interesse dei cittadini. —
Andrea Crisanti
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