Overtourism sulle Dolomiti, 10 itinerari alternativi per scoprire la montagna lontano dalla folla

Dalla Val Ombretta alle Torbiere di Danta, dal Monte Tudaio al Sentiero della Memoria: dieci percorsi tra natura, storia e paesaggi delle Dolomiti per evitare le mete più affollate senza rinunciare alla bellezza della montagna

Francesco Dal Mas
Dieci itinerari alternativi sulle Dolomiti bellunesi
Dieci itinerari alternativi sulle Dolomiti bellunesi

 

 

Le alternative all’overtourism? Ci sono, eccome. Ne conviene anche Anselmo Cagnati, appassionato di trekking, ex dirigente dell’Arpav, studioso di ghiacciai. Che però mette in guardia: «Comprendo la necessità di diversificare, ma bisogna farlo con prudenza: per non spostare le masse fino a compromettere luoghi magari incontaminati. E’ la medesima riflessione che s’impone per la destagionalizzazione: non bisogna esagerare, perché la natura va lasciata riposare».

Val Ombretta

Il ghiacciaio della Marmolada “è in fin di vita”, “non ha però bisogno di chi sale per commiserarlo”, è l’invito di Cagnati. «Se siamo in zona e vogliamo fare una passeggiata, saliamo in Val Ombretta, dove troviamo malghe e rifugi, e possiamo ammirare la parte più bella della Marmolada, la parete Sud; magari portiamo nello zaino una guida che racconti la storia alpinistica di quella enorme verticale: sarà un’esplorazione straordinaria».

Antica via del Ferro

La Strada da la Vena è uno dei più interessanti itinerari culturali delle Dolomiti patrimonio dell’Unesco. È in sostanza l’antica Via del Ferro che collegava le Miniere del Fursil, alla base del Monte Pore in comune di Colle Santa Lucia ai forni fusori presso il Castello di Andraz – Schloss Buchenstein e sul valico di Valparola (comune di Livinallongo del Col di Lana). «Siamo nel territorio di quello che fu il Tirolo fino alla Grande Guerra», ricorda Paolo Frena, sindaco di Colle. «E la strada è stata testimone delle numerose contese tra il Tirolo e la Repubblica di Venezia».

Croce Aune-Rifugio Dal Piaz

Il percorso fa parte del Dolomites World Heritage Geotrail: «L’eccezionalità geologica delle Dolomiti è il motivo essenziale del riconoscimento dell’Unesco. Per comprendere perché queste montagne oggi sono così importanti e meravigliose è stato creato il Dolomites World Heritage Geotrail, allo stesso tempo un trekking di più giorni e un tour virtuale, per esplorarne la geologia», spiega Mara Nemela, direttrice della Fondazione Dolomiti Unesco.

In provincia sono ben 21 itinerari per complessivi 254 chilometri. Impossibile percorrerli tutti in una stagione. La tappa più corta è di 5,5 km, da Passo Croce d’Aune al Rifugio Da Piaz, con però 1082 metri di dislivello. Partendo dal parcheggio del valico, ci sono due possibilità: un bellissimo sentiero nel bosco oppure la strada bianca.

Valle di San Lucano

Alla ricerca del Wilderness? Cagnati suggerisce la Valle di Saan Lucano, in comune di Taibon Agordino. Facile, ma suggestivo, è il percorso a piedi già da Taibon al Laghetto delle Peschiere, al cospetto delle Pale di San Lucano, dominato dal Monte Agner, mentre a est l’orizzonte è chiuso dalle Pale dei Balconi e, sul lato opposto, verso la Conca Agordina, si stagliano le cime delle Dolomiti di Zoldo, dalla Moiazza al Civetta, dal Gruppo di San Sebastiano alle Cime di Zità.

Poco più avanti compare la lunga e ripida forra del Boral della Besausega, che sale incassata tra Prima e Seconda Pala di San Lucano. Vertiginoso si propone lo Spigolo Nord dell’Asgner. Continuando il percorso si possono constatare ancora i gravissimi danni di Vaia. In meno di due ore si arriva a Col di Prà (843 m).

Monte Tudaio

Il Monte Tudaio, 2.114 metri, In territorio di Vigo di Cadore, ha segnato per secoli la storia del Cadore e dell’Italia, testimone di periodi di pace e conflitti, di lavoro e di difficoltà. Imponente la fortificazione italiana costruita durante la Prima Guerra Mondiale per difendersi dagli attacchi delle truppe austro-ungariche lungo la Val d’Anisei e dal Centro Cadore.

Una delle casermette del forte è stata trasformata in un bivacco. Per raggiungere la cima, ci sono due vie che partono entrambe dal parcheggio presso il ristorante “Pino Solitario”, in località Piniè. La prima via è quella tradizionale che segue la strada militare (sentiero CAI 339); circa 4 ore, percorrendo 8 chilometri (solo andata) e superando un dislivello di 1200 metri. In alternativa esiste il Sentiero dei Mède, in alcune zone attrezzato della durata di circa 4 ore.

Torbiere di Danta

Il Sito di Interesse Comunitario “Torbiere di Danta” ha una estensione di circa 200 ha ed è ubicato sull’altopiano del più alto Comune del Cadore. Meriterebbe una visita insieme al prof. Cesare Lasen, insigne botanico che ha studiato l’ambiente.

«Le torbiere di Danta, insieme a quello della zona di Coltrondo in Comelico, rappresenta per numero di specie rare presenti, qualità delle cenosi e stato di conservazione, uno dei siti di maggior rilevanza naturalistica e di interesse floristico-vegetazionale della regione Veneto». La lunghezza totale del tracciato è di 1196 m con un dislivello di 60 metri. Ci troveremo a superare queste paludi acquitrinose sopra una struttura a palafitta e nelle zone meno paludose su di un sentiero bonificato.

Sentiero della Memoria

Sono ancora numerosi i visitatori della diga del Vajont e del cimitero monumentale di Fortogna. Ma per un approfondimento - suggerisce Renato Migotti, nota figura di superstite - bisognerebbe percorrere i 9 km del “Sentiero della memoria” che attraversano i luoghi simbolo della tragedia, tra storia, natura e testimonianze ancora vive nel paesaggio. L’escursione prende avvio dalla sponda est di Ponte Campelli, in località Vajont, si raggiunge Dogna e si sale verso la gola del Vajont, inoltrandosi tra pareti rocciose e manufatti storici fino a raggiungere gli impianti e le gallerie Enel, situati proprio di fronte alla diga. Si ha così modo di riflettere anche sul dibattito in corso rispetto ai nuovi impianti.

Il percorso attraversa la forra grazie al caratteristico “ponte tubo”, si scende poi verso la cava di marna dismessa in località Pascoli. L’ultimo tratto conduce verso Codissago, da cui si prosegue agevolmente fino agli impianti sportivi di Longarone.

Antico Troi dei cimbri

Sull’altopiano del Cansiglio, per apprezzare lo storico ‘bosco da reme’, della Serenissima, ma passeggiando lungo l’antico “troi dei cimbri”.

«È un percorso lungo la via abitualmente utilizzata da questi uomini originari della Baviera e del Sud Tirolo che, dopo essersi stanziati ad Asiago, sono giunti fino alla Foresta del Cansiglio: una via che utilizzavano per raggiungere i paesi pedemontani del circondario, per barattare o vendere i loro prodotti artigianali costruiti con il legno dei faggi della foresta», come ricorda Francesco Azzalini, disponibile, lui ed altri ancora, ad accompagnare i visitatori non solo al Museo dell’Uomo a Pian Osteria, ma anche nei villaggi abitati da questa popolazione. L’itinerario è lungo 9,5 km, il dislivello di 215 metri. Primo punto di riferimento, Rifugio Casa Vallorch.

Oasi di Sbarai

Le Dolomiti viste dagli uccelli? Ecco l’Oasi di Sbarai che si estende per oltre 30 ettari sulle rive del Lago di Santa Croce ed è una zona umida con numerosi ambienti e specie di uccelli. Il sentiero è pianeggiante; il sito ufficiale segnala anche la possibilità di birdwatching e si possono visitare i borghi di Bastia e Sitran.

Vedana, lago e certosa

A Sospirolo non esiste solo il lago del Mis, anche quello di Vedana, al centro di un’importante area umida tutta da visitare. Dopo un giro del suggestivo catino, con un breve percorso si raggiunge la Certosa di Vedana, storico "ospizio" nel medioevo per chi transitava lungo la Val Cordevole.

Meriterebbe una visita, ma ospita una comunità di clausura. L’itinerario può proseguire alla scoperta di altre splendide vedute sulla Val Belluna. Durata fra le 4 e le 5 ore, solo 300 metri di dislivello.

 

Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova