Dossier Cgil sui medici del Veneto: over 50 e sottopagati, tra 10 anni la metà lascerà gli ospedali

VENEZIA. Giungono rapidamente al pettine i nodi aggrovigliati da una miope programmazione governativa della sanità, i cui effetti incidono in misura sempre più preoccupante sul circuito ospedaliero del Veneto. Il blocco pluridecennale della spesa e l’insufficiente formazione di specialisti da parte dell’università hanno sensibilmente alterato il turnover fisiologico dei medici, alimentando una crescita generalizzata dell’età che stride rispetto ai carichi di lavoro crescenti e all’estensione progressiva dell’arco d’impegno temporale in corsia.
A riguardo, un’istantanea della congiuntura in atto arriva dall’indagine svolta dalla Cgil-Funzione pubblica che (elaborando fonti 2017) fissa in 50, 69 anni la media anagrafica degli 8400 camici bianchi in servizio.
Turni estesi sulle 24 ore
Attenzione, per cogliere l’effettiva portata della rilevazione occorre analizzare la distribuzione aziendale dei numeri e valutarne i picchi. Scopriamo così che ben quattro Ulss – Polesana, Dolomiti, Serenissima ed Euganea – superano la soglia indicativa, collocandosi nella fascia tra i 51 e i 52 anni.
Ma non è questo l’aspetto più significativo: «Per quanto riguarda il personale ultrasessantenne, sono al lavoro 1475 medici per un totale, se consideriamo anche chi supera i 55 anni, di 2746 professionisti “over”, pari al 40, 75% dei quali 172 oltre i 65 anni», commentano sul versante sindacale Daniele Giordano e Pierangelo Rovere «risulta quindi evidente che quasi metà del personale in servizio svolge, pur avendo superato i 55 anni, lavori gravosi su una turnazione di 24 ore.
Desta forte preoccupazione anche il fatto che circa il 50% degli specialisti ospedalieri nei prossimi dieci anni raggiungerà i requisiti per il pensionamento e questo rischia, se non adeguatamente accompagnato, di creare grandi difficoltà sia nell’erogazione delle cure che in fase di passaggio delle competenze». Prospettiva tutt’altro che rosea che tuttavia non sembra turbare l’amministrazione regionale.
Tra under 40 e pensionati
Luca Zaia, anzi, ha autorizzato di recente i manager delle aziende sanitarie a reclutare i medici in pensione («Un patrimonio straordinario di conoscenze scientifiche e passione professionale», nelle parole del governatore) qualora la scarsità d’offerta in talune specialità – pediatria, emergenza/urgenza, internisti, radiodiagnostici, ortopedici, anestesisti, psichiatri in primis – rischi di causare un’interruzione del pubblico servizio.
Sul fronte opposto, i giovani medici “under 40” risultano 1210, appena il 17, 96%: «È un dato allarmante, che accentua i timori di un sistema vicino al collasso o alla capitolazione a vantaggio della medicina privata. E il richiamo del personale in quiescenza», punge la Cgil «altro non servirà che ad abbassare la qualità dell’assistenza».
Stipendi a confronto
Ad acuire l’emergenza concorre anche l’insoddisfazione per il trattamento economico, penalizzato da dodici anni di blocco salariale accompagnato dalla negazione di benefit . tutele anti-usuranti e indennità adeguate: «Confrontando le retribuzioni dei medici dell’Azienda Ospedaliera di Padova con tre analoghe realtà prese a riferimento, si vede come la media annuale dello stipendio veneto, 79.184 euro, risulti inferiore sia rispetto alle Aziende di Torino (86. 859) e Bologna (85.562) che alla San Giovanni Addolorata di Roma (81.813). Tale divario», concludono Giordano e Rovere «non è determinata solo dalla politica nazionale, dipende anche dalla linea adottata dalla sanità veneta, che ha sempre scelto di non aumentare le risorse regionali destinate alla contrattazione». —–
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