Dramma nella Lega, dirigente estromesso tenta il suicidio

PADOVA. Lega veneta sotto choc. Nella notte, rincasato dalla riunione del direttivo regionale che l’aveva sfiduciato, Antonio Mondardo, 51 anni, tesoriere del partito e segretario provinciale uscente di Vicenza, ha tentato il suicidio tagliandosi le vene: soccorso (grazie al provvidenziale intervento a distanza della moglie), trasferito all’ospedale e operato d’urgenza, l’uomo - di professione commercialista - è ora fuori pericolo ma, affetto com’è da un “blocco psicotico”, resta ricoverato in osservazione a Noventa Vicentina.
Una vicenda drammatica dove è arduo distinguere i contorni politici dalle problematiche personali; una condizione di disagio acuita - forse - dalle tensioni accumulate nella battaglia interna, esplosa un mese fa, quando i vertici - il segretario Toni Da Re e il presidente Massimo Bitonci, in primis - nominano vice vicario del Veneto il veterano Paolo Franco, che in terra vicentina è il rivale storico di Mondardo. Quest’ultimo reagisce furiosamente, reputa la scelta alla stregua di uno schiaffo personale e presenta le dimissioni dalla guida della federazione. Seguono trattative e tregua, tanto che il caso sembra rientrato. Ma un articolo dello statuto leghista prevede che ogni atto formale di dimissioni sia accolto ed abbia efficacia immediata ed è ciò che avviene l’altra sera, al consiglio nathional convocato nella sede di Noventa Padovana, nonostante un tentativo di mediazione in extremis di Da Re. Mondardo, visibilmente teso, si assenta dall’aula e i dirigenti, a larga maggioranza, accolgono le dimissioni.
Un colpo durissimo per il vicentino, personalità popolare e apprezzata nel partito - al punto da indurre l’ultimo congresso ad affidargli la delicata carica di tesoriere - ma non privo di avversari, soprattutto alla luce della vicinanza a Flavio Tosi che ne ha marcato la carriera fino alla cacciata del sindaco di Verona.
La tempesta emotiva che lo sconvolge nelle ore successive è soltanto presumibile. Certo è che, rientrato nella sua abitazione di Grancona - il paesino del quale è stato sindaco - Antonio Mondardo telefona alla moglie (in vacanza all’estero con gli altri familiari) e le riferisce l’accaduto in toni accorati. Conclusa la conversazione, compie il gesto tragico ma la donna - allarmata dallo stato d’animo depresso del coniuge - aveva chiamato nel frattempo l’ospedale di Noventa Vicentina, chiedendo aiuto: soccorso prima che le profonde ferite da coltello ai polsi provocassero un’emorragia inarrestabile, Mondardo è caricato in ambulanza - sono ormai le 4 di notte - e sottoposto ad un intervento di “ricucitura” delle vene, che ha esito positivo. In mattinata, così, è dichiarato fuori pericolo ma viene trasferito nel reparto di Psichiatria perché le sue condizioni - non parla ed evidenzia i sintomi di un forte trauma psicologico - richiedono l’osservazione clinica.
La notizia, circolata sotto traccia negli ambienti leghisti, ha suscitato sorpresa, sgomento e forte emozione. «Un fatto tristissimo, spero soltanto che l’amico Antonio si riprenda completamente e al più presto, la discrezione e il rispetto impongono di non aggiungere altro», è il sobrio commento di Roberto Ciambetti, il presidente del Consiglio regionale.
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