Elezioni, alleanze «montiane» per battere la Lega

VENEZIA. Quello del 6-7 maggio non sarà un test amministrativo di circostanza, con un pugno di poltrone che cambiano colore e tutti a cantare vittoria. Sarà la prova generale di una nuova alleanza «montiana» sul territorio, allestita con l’obiettivo di scalzare la Lega dalle sue roccaforti. Così, i tre partiti che a Roma sostengono il premier, nel Veneto si coalizzano (magari con qualche camuffamento) nelle sfide cruciali e simboliche. A Jesolo, dove l’aspirante sindaco pidiellino Valerio Zoggia - sostenuto da Udc e Pd - affronterà il leghista Alberto Carli. A Rosà, con i centristi e Pdl lesti a ricambiare il favore appoggiando il democratico Alfio Piotto nella sfida al “padano” Renato Bordignon. A Thiene, che vedrà il sindaco uscente Maria Rita Busetti (segretario del Carroccio vicentino) fronteggiare Gianni Casarottotti (Udc), espressione di un’asse comprendente il Pd e una civica vicina al Pdl. Altrove, la situazione è più frastagliata e nei centri minori sfugge del tutto alle logiche di partito, caratterizzata com’è da localismi trasversali. Ma patti di desistenza al ballottaggio (non dichiarati eppure destinati a pesare nell’esito finale) sarebbero stati stipulati in svariate realtà, dalla Verona di Flavio Tosi alle frammentate competizioni di Belluno, Conegliano, Feltre, Cittadella.
L’artefice di questa strategia ha il nome e il volto di Rosanna Filippin, il segretario regionale del partito democratico. Che non nasconde le finalità della svolta: «La vicenda Monti avrà conseguenze inevitabili sulla ricomposizione della politica, una parte almeno del Pdl può essere coinvolta in un progetto di governo riformista insieme al nostro partito e al Terzo Polo. Nel Veneto, questa nuova prospettiva è immediatamente praticabile dall’esistenza di un forte avversario comune, la Lega». Come dire, un’allegra ammucchiata, per scalzare i bossiani frastornati da scandali e risse interne... «Non è stata, e non sarà, un’operazione a tavolino sottoscritta da tre notabili. E’ un processo nato dal territorio, dalle sensibilità degli amministratori, dalla convergenza su punti qualificanti, dalla coscienza che il sistema-Lega è incompatibile con le aspirazioni del ventaglio progressista, cattolico e liberale. Prima eravamo da soli a combatterlo, ora il quadro è finalmente in evoluzione. E’ una sfida sul piano civico, anche per noi».
Una sponda, i democratici, la trovano nell’Udc. «Dopo Monti, la geografia politica è cambiata, Pdl e Lega sono due separati in casa, prima o poi arriverà il divorzio», commenta il deputato centrista Antonio De Poli. Che attribuisce all’avvento dei Professori il merito di aver indotto a dialogare re i moderati della maggioranza parlamentare: «La Grande coalizione non è un’ammucchiata spregiudicata ma risponde alla volontà di puntare su ciò che ci unisce piuttosto che su ciò che ci divide. In Veneto il Pdl si sta rendendo conto che avere rincorso per anni gli slogan insensati della Lega è stato un errore. Io faccio una domanda agli amici pidiellini: sui problemi più acuti, a cominciare dall’emergenza economica a sociale che ci aggredisce ogni giorno, con chi sarà più facile per loro trovare una sintesi? Con i leghisti che insultano e mettono il bastone fra le ruote a un Governo che gode, non a caso, di un consenso record proprio qui, nel cuore del Nordest? O con i moderati di Pd e Terzo Polo che non ci stanno a dividersi assistendo passivamente a un treno, l’Italia e il Veneto, che deraglia?».
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