«Entro gennaio pronta la legge quadro per varare l’autonomia differenziata»
L’intervista
Ministro Mariastella Gelmini, il Pnrr assegna al Veneto 877 milioni per le infrastrutture sostenibili e altri 595 per la salute. Ma sul fronte della rigenerazione urbana ha ricevuto qualcosa meno di 30 milioni a fronte dei 3,4 miliardi stanziati. Quale rassicurazione si sente di dare ai sindaci?
«Il bando di cui lei parla fa riferimento a un Dpcm del precedente governo. Sono stati applicati parametri che erano stati condivisi anche con Anci nazionale. E per la rigenerazione urbana per la verità ci sono anche altre risorse: penso ad esempio al programma Pinqua, in cui mi pare non si siano registrati problemi di questa natura e il Veneto ha ottenuto risorse importanti. Tuttavia capisco l’obiezione di tanti Comuni che – pur ammessi – sono stati esclusi dal finanziamento. Stiamo cercando una soluzione che possa consentire di finanziare la gran parte dei progetti ammessi».
Il governo si è impegnato a finanziare con altri 900 milioni i 594 bandi esclusi. In che tempi pensa si possa concludere la procedura e come saranno coinvolti i sindaci?
«Le Regioni, grazie a una norma che abbiamo inserito in legge di bilancio, possono già intervenire con le risorse non utilizzate stanziate dalla Finanziaria 2018. Stiamo comunque lavorando, insieme ai ministri competenti, per reperire ulteriori fondi per far scorrere la graduatoria e inglobare quanti più comuni possibile. E possiamo anche immaginare di utilizzare le risorse dei Fondi per la coesione».
Nel 2022 va completato l’iter del Pnrr con il pacchetto delle riforme chieste dall’Europa. Un motivo in più per non cambiare governo e rinnovare la fiducia a Draghi oppure il premier è il candidato perfetto per il Quirinale?
«Il Paese ha bisogno di stabilità anche perché siamo ancora in piena emergenza pandemica. Draghi ha lo standing per ricoprire qualsiasi ruolo e sarebbe certamente un ottimo Presidente della Repubblica: mi pare però che in questo momento sia difficile immaginare un governo di larghe intese senza la sua autorevole guida».
Che bilancio può tracciare dei rapporti con le Regioni nella gestione della pandemia? Ogni settimana c’è la cabina di regia…
«Il virus purtroppo muta rapidamente e dobbiamo quindi adeguare le strategie di contenimento e le relative norme. Lo facciamo sulla base delle evidenze scientifiche e dei dati, confrontandoci sempre con le Regioni. E devo dire che c’è in tutti i governatori grande senso di responsabilità».
De Luca in Campania ha chiuso le scuole per 15 giorni e il governo ha impugnato il provvedimento. Zaia ha chiesto il parere del Cts con dubbi analoghi sul ritorno in classe. Come se ne esce?
«Il Tar ieri mi pare abbia dato una risposta sulla decisione della Campania. Noi continuiamo a pensare, il premier Draghi è stato chiaro, che assicurare la scuola in presenza sia una priorità. È fondamentale per i ragazzi, per costruire le loro competenze, per formare i cittadini del domani. Ma la scuola è importante anche per le famiglie, che con i ragazzi a casa avrebbero grandi difficoltà nel gestire contemporaneamente i figli e il lavoro».
Ministro Gelmini, lei ritiene che conclusa l’emergenza della pandemia ed eletto il nuovo presidente della Repubblica il governo possa affrontare la riforma dell’autonomia differenziata?
«Per quanto mi riguarda, non ci siamo mai fermati e abbiamo voluto indicare il disegno di legge quadro sull’autonomia differenziata come collegato alla legge di bilancio, portando avanti in questi ultimi mesi una proficua interlocuzione con le Regioni e in particolare con il Veneto».
Il presidente Zaia è cautamente ottimista e ha detto che il 2022 sarà finalmente l’anno decisivo: che tipo di intesa state costruendo?
«Lavoriamo su due binari paralleli: da un lato c’è la legge quadro, propedeutica a qualsiasi accordo; dall’altro c’è il confronto con le singole Regioni che già avevano avviato la richiesta di maggiori forme di autonomia. Questo ci consentirà di procedere spediti una volta approvata la legge, senza dover ricominciare l’iter in quelle Regioni con cui già si è avviata una trattativa».
Quando ritiene che la nuova legge quadro possa essere licenziata dal governo per approdare poi in Parlamento?
«Il testo è sostanzialmente pronto e contiamo entro gennaio di portarlo in Consiglio dei ministri. Dopodiché toccherà al Parlamento stabilirne la calendarizzazione, tenendo conto che si tratta di un collegato alla finanziaria».
Il Veneto chiede di gestire tutte le 23 materie dell’articolo 123 della Costituzione: si può fare?
«Siamo consapevoli delle richieste di Veneto, Lombardia e Emilia. Ma questo dibattito va affrontato nel concreto e non in astratto: formalmente la richiesta del Veneto è coerente con la previsione costituzionale, ma occorre che si comprenda che la cosa importante è partire. E pragmatismo vorrebbe che si cominciasse intanto con ciò che è più fattibile».
In che forma Veneto e anche Lombardia e Emilia Romagna potranno trattenere parte del gettito Irpef e Iva?
«Questo sarà tipicamente argomento delle singole intese che si andranno a definire. Nella legge quadro che stiamo definendo lo strumento per finanziare le funzioni trasferite sarà o una riserva di aliquota o la compartecipazione al gettito dei tributi erariali riferibili al territorio regionale. Ma, ripeto, prima dovremo definire la legge quadro e poi, nelle singole intese, disciplinare gli aspetti finanziari». —
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