Fontana dialoga subito a Zaia Ma nella Lega resta la tensione

Il nuovo commissario scelto da Salvini vuole ricostruire il partito di concerto con il governatore La base freme sull’autonomia, mentre si attende la nomina dei commissari provinciali  
Il ministro per la Disabilità è la Famiglia, Lorenzo Fontana, nel corso dell'annuale raduno della Lega a Pontida (Bergamo), 1 luglio 2018. ANSA/PAOLO MAGNI
Il ministro per la Disabilità è la Famiglia, Lorenzo Fontana, nel corso dell'annuale raduno della Lega a Pontida (Bergamo), 1 luglio 2018. ANSA/PAOLO MAGNI

LO SCENARIO

Il più caustico è il veterano trevigiano, 30 anni di tessera: «Con i veronesi i non è mica andata bene in passato, prima Comencini e poi Tosi, speriamo che stavolta non valga il detto “non c’è due senza tre”». Il più realista è un consigliere regionale: «Fontana? La scelta migliore, uno come lui è fuori dagli schieramenti, e questo in un momento come l’attuale vale più di ogni altro requisito. Né è sospettabile di voler fare il prossimo segretario o il governatore».

Fra questi due estremi c’è la Liga veneta - pardon, la nuova Lega del Veneto per Salvini premier, equiparata alle altre – che fa i conti con la nuova fase del commissariamento salviniano. Il boss del partito ha designato Lorenzo Fontana, suo braccio destro, (a scapito dei desideri europeisti, nel senso di Bruxelles dove ha famiglia, del ministro) assegnandogli di fatto la nuova strutturazione del partito.

Il primo passo del nuovo leader, assicura Radiolega, è stata una conversazione con Zaia: per andare di concerto, dicono, nella ricostruzione dell’apparato, reduce da un commissariamento con l’ex segretario nathional Toni Da Re, da due giorni insediato all’Europarlamento, tenuto a bagnomaria per nove mesi. E certo per non dare soddisfazione a chi nella base teme uno “schiaffo” salvininano al governatore, una Liga “lumbard-salvinizzata”, e un Dna - dal Sud ai rosari, dalla concezione della famiglia alla linea ultrà sui migranti - che vede un fossato tra la nuova Lega “nazionale” e i pilastri della Liga della fu “nathion” di San Marco. E in generale di una ex Liga dove si fronteggiano i “romani” (Parlamento) e i “veneziani” (Regione), i neoceloduristi e i post dorotei, e dove Zaia porta a casa le Olimpiadi con un’operazione in asse con il Pd (non la sola, vedi le nozze Asco Hera).

Tutti convengono sulla necessità di ristrutturare il partito- paradossalmente mai così forte ma mai così teso, con una base che freme sull’autonomia e contesta l’alleanza romana con i 5 Stelle – e tutti attendono il primo vero test: la nomina dei commissari provinciali, a carico del federale. Indiziati sono i parlamentari e i consiglieri regionali, ma in molti premono ora per soluzioni territoriali (non più di altre province come in quest’ultima fase) e per profili più diplomatici e mediatori che non di peso ma che rischino di far deflagrare i territori in tensione. Ma i veterani, pare, non tirano, in un partito che Salvini vuol ringiovanire con i quarantenni.

In una Lega trionfante, i casi non mancano: la perduta Rovigo, le tensioni di Vicenza, i malesseri in Regione per la bocciature di Nicola Finco, pure vicino a Fontana. Inevitabile che tutti ora guardino adesso ai Giovani Padani e ai fedelissimi di Fontana (da Borchia a Valbusa, da Alberto Stefani a Candura, da Comencini a Bazzaro a Vettorazzo), per vedere se cambieranno pure gli equilibri interni . Certo il baricentro si è spostato del tutto a Ovest, sul Garda, nel Carroccio più “lombardo” del Veneto, deludendo chi sperava- Vicenza e Padova in primis – di poter fare da bilancia fra le rivali storiche Verona- Treviso. Il lavoro da fare - in un tessuto connettivo logorato dai commissariamenti provinciali, in molti territori diventati 14 mesi a rischio “anarchie” e localismi - non sarà di breve durata.

La gestione Fontana potrebbe arrivare alle regionali, per la terza corsa di Luca Zaia, con uno schema “uno e trino” : lista della Lega per Salvini premier, poi la lista del governatore e infine la lista degli “amministratori per Zaia”.

Il quadro e i profili dei commissari delle 7 province - si parla dell’unificazione di Venezia e Veneto Orientale – dirà già molto, sul futuro immediato.

Da Bruxelles, intanto, prima cartolina di Toni Da Re: «Si apre una fase importante e necessaria perché il commissario era atteso a novembre ma si è arrivati a luglio», dice l’ex segretario nathional – «penso che il partito possa preparare le regionali e il suo assetto futuro ripartendo dallo straordinario risultato di europee e amministrative, con il 49,9% in Veneto, per cui non posso che ringraziare tutti, Salvini e Zaia, militanti e sostenitori, parlamentari e consiglieri regionali, amministratori. A chi ha portato l’acqua al mulino della Liga e anche chi non lo ha fatto». Un messaggio a Fontana?: «Tuteli sempre la Liga veneta» —

Andrea Passerini

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