La siccità e il caldo fanno spostare i funghi: «Salgono in quota come flora e fauna»
Si teme che la nuova ondata di calore possa bloccare la proliferazione. Padovan, presidente dell’associazione micologica Bresadola: «Vaia e alte temperature hanno mutato i boschi, ma molte regole che stanno dietro la loro fruttificazione sono ancora poco note»

«I funghi fanno quello che vogliono: noi ipotizziamo che la siccità e le alte temperature, oltre a certe giornate di vento, siano la causa della loro scarsa presenza a giugno e luglio, ma in fondo molte regole che stanno dietro la loro fruttificazione sono ancora poco note».
Fabio Padovan, presidente dell’associazione micologica Bresadola, sezione di Belluno, studia i funghi per mestiere e li raccoglie, a volte, anche per un pranzetto, pur non essendo un grande appassionato. Da qualche giorno sembra ci sia stata una piccola inversione di tendenza e qualche cercatore è riuscito a portare a casa un po’ di prezioso bottino: porcini per lo più, trovati anche in quota. Complici forse i temporali che a macchia di leopardo si sono abbattuti sulle Dolomiti negli ultimi quindici giorni, i funghi hanno ricominciato a crescere, ma le ondate di caldo previste nei prossimi giorni potrebbero bloccare tutto di nuovo.
Che temperature amano i funghi?
«Per lo sviluppo sotterraneo dei miceti le temperature ottimali devono essere tra i 18 e i 25 gradi, quando si va oltre sono in difficoltà. Se poi non piove a lungo, tutta la parte superficiale muore. Quando torna l’umidità serve comunque del tempo perché si sviluppi la rete sotterranea del nuovo micelio. Ci sono funghi e funghi: alcuni amano le temperature molto basse, altri si sviluppano solo quando si scioglie la neve, ci sono quelli primaverili e quelli autunnali».
Dopo le spugnole primaverili, a giugno si cominciano a vedere i funghi più conosciuti, porcini, finferli, russole. Ma questo solo in condizioni meteo “normali”, se il termine ha ancora un senso.
«Quest’anno non si sono visti, o si è visto poco a giugno. Poi tutto fermo. Le recenti piogge hanno portato un po’ di beneficio, ma sono state spesso scarse o passano via veloci. Certi rigagnoli d’acqua in Cadore, nonostante le piogge, sono ancora secchi: dipende anche dal bosco che assorbe tutta l’acqua che cade. E le ultime previsioni non aiutano, si attende una nuova e lunga ondata di caldo. E questo fermerà di nuovo la stagione dei funghi».
A condizionare la loro diffusione è anche lo stato dei boschi. Che effetti ha avuto Vaia?
«I boschi sono stati radicalmente modificati da Vaia. Tante piante che avevano i funghi alla base sono morte o sono stressate e questo ha cambiato la distribuzione. Ma non sono solo gli eventi estremi a cambiare l’habitat, influiscono molto anche le temperature e la siccità. Come accade per le piante, i fiori e gli animali, anche i funghi tendono a spostarsi più in quota o a una latitudine più alta, per cercare condizioni migliori per fruttificare. Ma come per la fauna e la flora, alla fine si esauriscono i territori dove migrare».
Che tipo di suolo preferiscono i funghi molto noti, come porcini e finferli?
«Amano i suoli acidi, dove ci sono rocce di tipo vulcanico, mentre il terreno calcareo non è l’ideale. Li troviamo sotto certi vecchi pini, perché il terreno viene acidificato dalla degradazione degli aghi nel corso del tempo e lì si forma quindi un humus ideale per la crescita del fungo».
Chi raccoglie funghi ma non ha certezze se siano commestibili o meno, a Belluno ha un punto di riferimento in ospedale dove prendere un appuntamento (0437 516910 dalle 9 alle 12) per far controllare il prodotto raccolto.
«Se qualcuno telefona, noi veniamo avvertiti e andiamo a controllare dalle 17 alle 18. Abbiamo appena firmato la convenzione con l’Ulss: lo sportello micologico apre dal primo agosto al 31 dicembre».
Vi sono capitati di recente casi di funghi velenosi che erano stati raccolti?
«L’anno scorso sì, in diverse occasioni».
Una bella amanita rossa e macchie bianche?
«L’amanita muscaria, in verità, non è il fungo più velenoso. Fa venire un bel mal di pancia, è pericolosa ma ci sono specie peggiori. L’amanita falloide è quella mortale».
Viene scambiata con un porcino?
«Impossibile scambiarla con un porcino, sono totalmente diversi. Forse si avvicina a qualche tipo di russola verdognola».
E allora come è possibile?
«Perché si raccoglie tutto, conosciuto e non conosciuto».
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