Galan sconterà la pena ai domiciliari

Il tribunale di Sorveglianza di Padova boccia l’affidamento ai servizi sociali, evitato il carcere per «motivi di salute»
Di Cristina Genesin
GENESIN - AGENZIA BIANCHI - PADOVA - USCITA DI GALAN DAL TRIBUNALE
GENESIN - AGENZIA BIANCHI - PADOVA - USCITA DI GALAN DAL TRIBUNALE

PADOVA. Giancarlo Galan non tornerà in carcere ma resterà in detenzione domiciliare fino al termine della pena, traguardo tagliato tra appena 9 mesi. Lo ha deciso il tribunale di Sorveglianza di Padova (presidente il giudice Giovanni Maria Pavarin) che ha bocciato l’istanza di affidamento in prova ai Servizi sociali presentata dalla difesa dell’ex governatore del Veneto nonché ex ministro e tuttora parlamentare della Repubblica italiana. E che ha pure respinto la richiesta di trasferire, di nuovo, in carcere l’ex “potentissimo” leader veneto di Forza Italia, arrestato il 22 luglio 2014 e finito nel tritacarne dell’inchiesta veneziana che ha svelato lo scandalo Mose, destinato a smascherare un sistema di mazzette distribuite come stipendi a politici e alti bucrocrati della Regione.

Ieri mattina è stata depositata l’ordinanza, immediatamente notificata ai difensori, i penalisti Antonio Franchini e Niccolò Ghedini. Secondo la decisione del Tribunale, Galan dovrà continuare a scontare la condanna nella sua attuale abitazione, una villa a Bastia di Rovolon prestata dall’amico Sergio Viscioni dove vive con la moglie Sandra Persegato e la figlia. Vietato ogni contatto con l’esterno per mettere la parola “stop” a quella valanga di interviste rilasciate in tivù, on line o sulla carta stampata tramite le quali l’ex presidente del Veneto pontificava, lamentando di non essere stato interrogato dalla procura, mentre lui era pronto a fare i nomi dei cento imprenditori finanziatori della sua carriera politica, e non solo. Tanto da scatenare la diplomatica, eppure ferma, reazione del procuratore aggiunto di Venezia, Carlo Nordio: «Se l’onorevole Giancarlo Galan ha da raccontare fatti di rilevanza penale, le porte della procura sono aperte, come per tutti i cittadini». Un comportamento molto “sopra le righe” per un detenuto visto che i “domiciliari” sono una modalità per scontare la pena detentiva sia pure in forma più lieve. Un comportamento che ha pesato nella decisione finale dei giudici di Sorveglianza. Niente carcere, comunque: a giustificare la detenzione in casa ci sono le condizioni di salute di Galan, affetto da serie patologie croniche che necessitano di una terapia complessa, di sorveglianza medica, attività fisica e dieta, pur non esistendo un’incompatibilità assoluta con il carcere secondo i periti nominati dal tribunale. E in più c’è il risarcimento del danno avvenuto con la confisca di villa Rodella a Cinto Euganeo, di fatto concordata con lo Stato. Per la difesa il valore della dimora storica sarebbe di tre milioni e mezzo di euro, ben superiore ai 2 milioni e mezzo di euro di risarcimento indicato nella sentenza di patteggiamento. Tuttavia il “saccheggiamento” di villa Rodella prima della consegna allo Stato, con la sottrazione di water, lavandini e termosifoni, si è rivelata un boomerang per Galan. E ha inciso negativamente sulla concessione dell’affidamento in prova come risulta nell’ordinanza: sulla vicenda la procura di Rovigo ha aperto un’inchiesta.

«Siamo dispiaciuti, ci aspettavamo l’affidamento in prova ai Servizi sociali» commenta l’avvocato Franchini, «Ma questa decisione non ci ferma: faremo ricorso per Cassazione. Almeno il tribunale di Sorveglianza ha respinto la richiesta della procura generale davvero eccessiva».

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