Gentilini fischiato al raduno alpino: «Colpa della cricca»

TREVISO. «Per colpa della cricca che ha massacrato la Lega ho beccato dei fischi anch’io, che sono lo sceriffo alpino, all’adunata delle penne nere di Bolzano. Io che non c’entro niente, con questa cricca fetente. Sono infuriato. Ma è anche l’ennesima dimostrazione che il bossismo è morto e sepolto». Non era mai successo prima: Giancarlo Gentilini, noto per la sua personalissima trinità («Prima sono alpino, poi sindaco, quindi leghista») contestato pubblicamente a un raduno alpino per colpa di Belsito, Trota e Stiffoni. Lo Sceriffo del Carroccio, domenica, era in testa alla delegazione di Treviso.
La festa gli è andata di traverso per colpa degli scandali che hanno travolto il Carroccio: «Ero lì, fiero, che sfilavo», racconta Gentilini, «a un certo punto sono stato fischiato. Qualcuno da dietro le transenne ha urlato verso di me “Lega ladrona”, “viva i diamanti della Tanzania”. Questi lazzi mi hanno ferito: io con la cricca che ha colpito a morte la Lega non c’entro nulla. Anzi: sono stato il primo a denunciare l’andazzo». Gentilini ferito e c’è da credergli: le adunate degli alpini, più degli stessi comizi politici, per Gentilini sono un bagno di folla e di applausi. Ma stavolta la mela è uscita bacata. Gentilini è netto: «Se uno come me viene contestato, anche se da poca gente, a una adunata alpina, ciò significa che la situazione in Lega è gravissima», continua Gentilini, «Ma significa anche che l’epoca del bossismo è finita. Per questo mi pare assurda la candidatura del bossiano Toni Da Re addirittura alla segreteria regionale. Lasci andare la segreteria ai maroniani, unico modo per salvare la Lega dall’estinzione».
E intanto proprio nella Marca i «barbari sognanti» di Maroni crescono e si chiamano «Duri del Piave». La definizione è di Guido Lio, sindaco di Segusino. Stasera incontrerà Flavio Tosi a Riese, ceneranno con gli altri militanti. E avverte: «La Lega non deve andare né con la volpe, né con il gatto. Siamo e dobbiamo restare una forza rivoluzionaria. Addirittura, io sarei per non mandare nessun rappresentante a Roma, la questione regionale è più che mai grave e servirebbe un Aventino del nord».
Ieri si è intanto riunito il direttivo provinciale della Lega per prendere atto dell’espulsione dal partito del senatore Stiffoni, voluta da Maroni.
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