Giallo Banksy, una comparsa veneziana per l’ultima provocazione a San Marco

Sarebbe un professore in pensione l’uomo con il giornale che appare nel video, ma lui nega: «No, sono io»  

VENEZIA. L’uomo con il giornale che appare nell’ultima performance del re della street art Banksy non è Banksy, ma un distinto professore di diritto marittimo in pensione. Venezianissimo. Si chiama Ivo Papadia, ha 82 anni ed è stato tra i fondatori della Lega veneziana, anche se da tempo è vicino ai venetisti fedeli a San Marco. Lui inizialmente sorride, garbatamente. Poi nega con decisione: «Non sono io. La notizia è destituita di fondamento».

Ma a riconoscerlo sono stati i veneziani, commercianti e amici stretti, che lo vedono tutte le mattine in via Garibaldi, a Castello.

«È vero, qualcuno nel sestiere me l’ha chiesto. Ma anche a loro ho detto che si sbagliano, assolutamente» aggiunge. Nel tempo libero fa la comparsa, prestando il suo volto a set cinematografici non infrequenti in città. È probabile dunque che proprio da questi suoi contatti sia stato raggiunto dagli emissari dell’artista inglese – di cui nessuno conosce né volto né nome – e ingaggiato per la performance, che si è svolta tra piazza San Marco e via Garibaldi il 9 maggio scorso. Così l’anonimo insegnante – nel video, l’uomo col giornale compare solo col viso coperto - è stato a lungo inseguito. Respingendo, però, ogni conferma: il suo quarto d’ora di celebrità, in fondo, l’ha già ottenuto.

Il video postato su Instagram dall’artista inglese ha avuto due milioni e trecento mila visualizzazioni in due giorni: un record, non insolito per Banksy. L’artista inglese, noto per le sue provocazioni - l’ultima quando durante un’asta ha distrutto una sua opera – aveva organizzato tutto nei dettagli: accompagnato da un produttore e da un regista, aveva individuato la comparsa, scegliendo l’abbigliamento giusto. Poi aveva cercato di sistemarsi in piazza San Marco, allontanato dai vigili urbani immediatamente, che gli hanno indicato di andarsene. La sua provocazione è continuata in via Garibaldi, a Castello. Ed è qui, a due passi da quella Biennale «colpevole» di non averlo mai invitato, che è stato girato il video.

I commercianti raccontano di aver subito notato uno strano movimento, con quel mosaico di opere a raffigurare le grandi navi in laguna. «Saranno state le 18 – dice Emanuela Perini, titolare della cartoleria Jolly – ho pensato fosse un’installazione della Biennale. Ogni tanto l’anziano salutava i passanti, ho pensato fosse della zona».

Marco Ollomani lavora nel bar «da Zang» e sgrana gli occhi quando vede la foto pubblicata su Instagram da una turista russa («d_mmoma» il nome del suo profilo) che ha immortalato la stessa scena pubblicata da Banksy nei suoi profili. L’angolazione, però, è diversa e sullo sfondo si legge l’insegna dell’ottica Paties di via Garibaldi.

«Non ci credo, era lui? Certo che me li ricordo – racconta -. Parlavano inglese, erano due e hanno ordinato uno spritz a testa». Ma nel video da due milioni di visualizzazioni c’è un’altra comparsa veneziana, riconosciuta da tutti. E’ Amira, gatto di strada adottato dai commercianti di via Garibaldi. Compare accovacciata ai piedi del carretto pieno di quadri, sguardo curioso all’insù.

«E’ rimasta lì a lungo. Se davvero si tratta di Banksy – ci scherza su Sergio Parma, di Alice in Wonderland – il gatto è l’unico a conoscere il suo volto». —

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