Gioia, il vescovo delle inchieste

PADOVA. C’è voluto il rigore francescano di Papa Bergoglio per costringere monsignor   Francesco Gioia, indagato per abuso edilizio dalla Procura di Padova, ad abbandonare la guida della Basilica del...
MONESTIER - CONCERTO AL SANTO - MONS. FRANCESCO GIOIA MONESTIER - CONCERTO AL SANTO
MONESTIER - CONCERTO AL SANTO - MONS. FRANCESCO GIOIA MONESTIER - CONCERTO AL SANTO

PADOVA. C’è voluto il rigore francescano di Papa Bergoglio per costringere monsignor   Francesco Gioia, indagato per abuso edilizio dalla Procura di Padova, ad abbandonare la guida della Basilica del Santo che teneva stretta da un decennio. Nel suo appartamento nel Chiostro delle magnolie, Gioia teneva pubbliche relazioni con un occhio di riguardo al business edilizio e non c'è da stupirsi se il suo nome compare nelle intercettazioni dell'inchiesta della «Cupola degli appalti» di Firenze. Dai verbali emerge che il 19 aprile 2014, il prelato riconosce ad Ercole Incalza il merito di aver risolto con successo il problema del posto di lavoro per il nipote Gianluca grazie al suo intervento. Gioia parla al telefono:«Mi hai risolto un problema grosso grosso, se non c'era il tuo intervento non si muoveva nessuno. Tu fai paura».

Nella stessa ordinanza del gip Angelo Antonio Pezzuti ci sono anche le conversazioni tra Franco Cavallo, monsignor Gioia e Stefano Perotti per la raccolta di voti alle europee 2014 in «favore di Maurizio». A parlare è sempre monsignor Francesco Gioia. «Mi dovete far sapere chi porta il capo per le europee perché io non so nulla ancora ma è urgente che ce lo diciate anche perché se devo poi attivarmi per alcuni istituti religiosi del mio entourage per segnalare...». Cavallo replica: «Sì ci penso io martedì sono giù e ti chiamo ok».

I pubblici ministeri di Firenze fanno un’ annotazione singolare su due personaggi chiave: «Stefano Perotti e Franco Cavallo, seppur capaci di tessere fitte trame corruttive, il 27 marzo 2014 alle 6 e 30 partecipano alla Messa in Vaticano di Papa Francesco che davanti a politici e imprenditori, ha pronunciato un’omelia sulla corruzione che ha suscitato clamore. Alla Messa erano presenti più di 500 tra deputati e senatori e mezzo governo Renzi, tra per cui il ministro Lupi».

Alla basilica del Santo si limitano a sottolineare che dal 22 luglio 2013, Papa Francesco ha girato pagina e monsignor Gioia è solo un brutto ricordo. Messi in archivio i restauri del Giubileo, con i tetti di piombo delle splendide cupole rifatti con tale fretta da non reggere alla pioggia, resta l’inchiesta sull’abuso edilizio nella palazzina di via Orto Botanico. Fu, questo, l’autentico capolavoro del vescovo Giovanni Gioia: il caso è finito in parlamento con l’interpellanza di Elisabetta Zamparutti, dei radicali. «Sono stati ricavati cinque mini-appartamenti senza concessione edilizia del Comune e senza il parere della Soprintendenza: la palazzina di via Orto Botanico in pochi mesi su iniziativa del delegato pontificio monsignor Francesco Gioia, è stata trasformata in un piccolo residence con 5 mini-alloggi, grandi circa 35 metri quadrati ciascuno, «massimo 3 posti letto - si legge in uno degli annunci d'affitto presenti in Internet - completamente arredati, compreso angolo cottura, particolarmente adatti per professionisti e studenti, no famiglie». Poi è arrivato Papa Francesco a fare giustizia.

Albino Salmaso

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