Gorgo al Monticano: gli infami assassini e la comunità violata

Dieci anni fa l'assalto delle quattro belve e la barbara uccisione dei coniugi Pelliciardi
MOSER TREVISO DUPLICE OMICIDIO GORGO IN FOTO ARRESTATI VENFONO PORTATI IN CARCERE DAI CARABINIERI AGENZIA FOTOGRAFICA FOTO FILM
MOSER TREVISO DUPLICE OMICIDIO GORGO IN FOTO ARRESTATI VENFONO PORTATI IN CARCERE DAI CARABINIERI AGENZIA FOTOGRAFICA FOTO FILM

GORGO AL MONTICANO (TREVISO). Oggi la ferocia ha il volto orrendo di chi attacca i passanti su una rambla, ultimo di una cupa sequenza rivendicata dal sito Isis di turno.

Uno di quelli che adesso, 20 agosto 2017, ci dicono che la prossima volta toccherà a noi, sperando di cambiare da subito, in peggio, le nostre vite. Se stiamo più alle cronache locali - e non solo a quelle atroci del mondo globale e al suo disordine nuovo - troviamo i colpi di testa di psicopatici o criminali occasionali in discoteca, acide arance meccaniche di stagione, o gli infiniti femminicidi, l’arcaico che ci insegue stolido e infame, o gli atti a sfondo razzista, infamia eternamente moderna.

Dieci anni fa, la tragedia e il crimine di Gorgo al Monticano, la sorte di Lucia Comin e Guido Pellicciardi e il lutto dei loro cari e di un’intera comunità, lasciarono senza parole, come di fronte al manifestarsi di un nemico mostruoso.

Mezz’ora di torture, 180 colpi di scalpello, cacciavite e spranga, prima di uccidere per 600 euro di bottino due coniugi inermi.

I coniugi Pelliciardi
I coniugi Pelliciardi

Una banda di predoni, senza remora di infliggere violenze efferate, violava la vita e l’intimità, violava la proprietà e la persona. Violava la notte e il giorno di una comunità che si era abituata all’ordine e alla sicurezza, non solo al benessere, che si era creati nel tempo.

A differenza della insipiente scena politica nazionale, quella comunità locale reagì al suo meglio, per lo più, al tremendo attacco subito.

Razionalità e passione si mischiarono più spesso nei giusti dosaggi, nelle istituzioni locali e nelle persone. Mentre in troppi a Roma sottovalutavano e circoscrivevano l’episodio nella limitatezza delle statistiche, localmente, senza molte distinzioni politiche (dal sindaco leghista di Gorgo, Firmino Vettori, a diversi sindaci, e soprattutto sindache, anche di centrosinistra), si segnalò con forza il salto di qualità e il trauma non sottovalutabile che la vicenda di Gorgo provocava.

L’effetto fu duplice: un rigetto di quella sottovalutazione centrale, che fu pagata soprattutto dal centrosinistra allora al governo, e uno stringersi militante della comunità attorno alle vittime e attorno a sé stessa, che irrobustì l’onda politica leghista, ben radicata e capace di sentire il cuore del territorio, dandole anche un calore nuovo che reagiva, sul piano politico, a qualcosa di gelidamente minaccioso.

L’angoscia che intanto si era generata e diffusa fu tale che, il giorno in cui, al termine di un’indagine esemplare per metodo e tempestività, ci furono gli arresti dei colpevoli, il sollievo fu immenso e la gratitudine per chi li aveva presi enorme.

Anche per questo, però, oltre che per oggettive difficoltà probatorie, finì in secondo piano la questione del “quarto uomo” presente sulla scena del crimine. Il quale, in realtà, era probabilmente “il primo”, cioè l’elemento criminale di maggior spicco della banda di predatori e assassini avventatasi vigliaccamente sui poveri coniugi Pellicciardi.

Un delinquente di livello, capace di intimidire fino al suicidio uno degli arrestati che ne aveva suggerito la presenza, Artur Lleshi.

Ricordare quella notte di Gorgo significa trarne tutta la lezione sul piano politico generale, non sottovalutare mai più non solo gli esiti specifici, oggettivi, degli atti criminali, ma le loro conseguenze profonde, nella coscienza, nell’immaginario e nei sentimenti delle persone, dei luoghi.  

Significa concretamente munire le nostre comunità contro nuovi tipi di crimine, adeguando procure e forze dell’ordine ma anche le reti locali, suscitando protagonismo e partecipazione, quindi fugando solitudini e paure, restituendo agibilità piena ai territori.  

Significa, sempre, affiancare le vittime - ad esempio, oggi, anche sostenendo l’appuntamento convocato da Daniele Pellicciardi il prossimo 15 settembre (il concerto intitolato “Un gesto d’amore per non dimenticare”). Ma deve pure significare non rinunciare a dare la caccia al criminale ancora libero, al “quarto uomo”. Quell’infame assassino è ancora in giro, da qualche parte, e bisogna prenderlo, per fare del tutto giustizia su Gorgo.

* Bettin è autore deli libro "Gorgo. In fondo alla paura", Feltrinelli - Vai alla scheda

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