Il cibo si tinge di giallo nel food thriller di Andrea Segrè

Tra i titoli che sono volati maggiormente in Borsa in quest’ultimo periodo ci sono quelli di un’azienda che produce bevande energetiche, la Celsius, e quelli di una farmaceutica che produce pillole contro l’obesità, Eli Lily.
Un esempio emblematico di un mondo di paradossi, il nostro, che dopo il Covid-19 sarà con tutta probabilità interessato da un’altra epidemia che potrebbe avere un simile impatto economico globale, l’obesità. Se si confermeranno le tendenze attuali, entro il 2035 la maggior parte della popolazione mondiale, oltre 4 miliardi di persone, avrà problemi di sovrappeso o obesità, con un fardello per i sistemi sanitari che, è la stima contenuta nel rapporto World Obesity Atlas 2023, potrà superare i 4 trilioni di dollari annui, quasi il 3% del Pil globale.
Una vera e propria emergenza, che è al centro del primo romanzo del triestino Andrea Segrè, docente di economia circolare, saggista, divulgatore e fondatore di Last Minute Market. S’intitola “Globesity. La fame del potere” (Edizioni Minerva, pp. 149, 16, 90 euro) ed è arrivato in libreria in concomitanza con la Giornata mondiale dell’obesità del 4 marzo.
Il libro viene presentato venerdì 22 marzo alle 18 a Padova, alla libreria Libraccio di via Altinate 63, e l’autore ne parla con Alberto Bollis, vicedirettore Nem.

È stato definito un “food thriller” e mischia realtà scientifica e finzione letteraria per raccontare la storia di un giovane e inesperto ricercatore dell’Università di Padova, Giorgio Pani, che decide di dedicare la sua tesi di dottorato agli effetti della dieta mediterranea sulla salute. Intrigato dal tema, pianifica un viaggio nei Paesi più rappresentativi del Mare Nostrum, luoghi dove la dieta mediterranea è stata “scoperta” da Ancel Keys negli anni Sessanta, e dove, nonostante le radici profonde, è sempre meno praticata. Il suo viaggio è il cuore pulsante di “Globesity”, la cui trama sfocia nel thriller nel momento in cui l’ingenuo dottorando si trova coinvolto in un oscuro complotto, che coinvolge anche alcuni ricercatori.
Segrè, come mai questo esordio nel genere narrativo?
«Le proviamo tutte per far passare determinati messaggi. Il saggio è un’ottima forma di divulgazione, ma la sua lettura spesso resta circoscritta agli addetti ai lavori. I thriller invece hanno un pubblico più ampio, appassionano e coinvolgono anche i giovani. E visto che l’obesità ha un impatto devastante in particolare sui preadolescenti, mi piacerebbe che questo libro, adatto a ogni età, venisse letto anche nelle scuole».
Qual è il messaggio principale che vorrebbe trasmettere?
«Lo spreco calorico e metabolico è un’altra forma di spreco alimentare, con conseguenze devastanti sulla salute e sull’ambiente. Tra i problemi che dobbiamo affrontare in questo mondo di paradossi non c’è soltanto la fame, ma la malnutrizione in eccesso, percentualmente molto più diffusa. È ciò che viene evidenziato nel seminario che Pani segue all’inizio del libro, il motore che poi lo convince a intraprendere il suo viaggio per comprendere se la dieta mediterranea può essere lo strumento per disinnescare quella “bomba calorica” che insidia il mondo».
Nel suo romanzo non ci sono soltanto scienziati in buona fede, ma anche ricercatori al servizio delle multinazionali di junk food. Perché questa scelta?
«Perché viviamo in un mondo dove gli squilibri sono sempre più accentuati: ci sono gli affamati e i troppo sazi, i troppo ricchi e i troppo poveri e, anche nel caso della ricerca scientifica, esistono le due facce della medaglia, perché la conoscenza si può applicare per fare del bene ma anche per fare del male. Il protagonista sta dalla parte del bene, ma è giovane e all’inizio si fa un po’ “insirenare”. Credo però che anche Pani crescerà: ho chiuso il romanzo con un punto di domanda da cui intendo ripartire».
Tra obesità e sottoalimentazione quale sarà il problema maggiore nel prossimo futuro?
«L’obesità è già il problema maggiore, se guardiamo ai numeri. Mangiare tanto e male ha un impatto forte sulla salute, per quanto se ne parli relativamente poco. In questo romanzo c’è un fondo di realtà importante, e non solo perché è rigoroso dal punto di vista scientifico: ciò che racconto potrebbe accadere davvero».
Rispetto agli Stati Uniti la percentuale di persone obese in Europa è nettamente inferiore. Merito della dieta mediterranea? E perché è sempre meno seguita?
«Gli Stati Uniti hanno fatto da precursori anche nel caso di questo fenomeno, anche perché la loro cultura alimentare è molto diversa da quella dei paesi mediterranei. Ma anche in Italia non ce la passiamo bene: dobbiamo intervenire, promuovendo l’educazione alimentare nelle scuole, perché anche nei Paesi dove la dieta mediterranea è nata ce ne stiamo distaccando sempre più, con pesanti conseguenze sia sul fronte dello spreco alimentare che della salute».
Lei è anche un economista. Tra i titoli volati in Borsa in quest’ultimo periodo vi sono quelli di un’azienda che produce energy drink e quelli di una farmaceutica che produce pillole contro l’obesità. Come se lo spiega?
«Perché le persone preferiscono puntare sul classico “rimedio veloce” per risolvere un problema. Invece di mangiare bene, fare movimento e adottare uno stile di vita sano optano per l’immediatezza di una pillola. E lo stesso vale per le bevande energetiche: in un mondo in cui i ritmi sono sempre più intensi e dobbiamo essere sempre più performanti anziché puntare su una dieta adatta si preferisce affidarsi agli energy drink. Credo che il fatto che questi titoli salgano in Borsa sia proprio un simbolo dei tempi che stiamo vivendo: l’approccio più sbagliato a un problema».
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