Il rigassificatore fa schiuma bianca
Una sterminata distesa di schiuma ghiacciata ha ricoperto la battigia della spiaggia di Boccasette. Una lingua biancastra che, come una lama, fino a pochi giorni fa divideva l'acqua del mare dall'arenile sabbioso. Un fenomeno anomalo, che ha coinvolto prima il Wwf poi l'Arpav e che ora è sul tavolo del ministro dell'Ambiente Corrado Clini. Il direttore generale Carlo Emanuele Pepe ha segnalato a Roma una questione che Arpav non ha alcuna intenzione di sottovalutare. Non c'è ancora un colpevole, ma c'è quello che è stato definito un «fondato sospetto»: il dito viene puntato contro il terminale di rigassificazione di Porto Levante che si trova in Adriatico, 15 chilometri al largo di Boccasette, in territorio di Porto Tolle, nel basso Polesine. Era stata la stessa proprietaria del rigassificatore, Adriatic Lng, a segnalare già l'8 gennaio 2010 «il fenomeno di formazione di schiume a seguito dello scarico in mare delle acque di scambio termico provenienti dal terminale Gnl». L'Ispra, l'istituto superiore di Protezione e Ricerca ambientale, non aveva rilevato fenomeni di tossicità, sostenendo che il fenomeno “schiuma” fosse di origine meccanica: in altre parole dovuto al movimento in acqua e sull'acqua dei macchinari del Terminale. Due anni fa la schiuma era stata rilevata al largo, pochi giorni fa invece lungo la spiaggia. L'Arpav, su segnalazione del Wwf e con personale interessamento dei manager Carlo Pepe e Giuseppe Olivi, ha spedito una squadra a Boccasette. A portare sulla sabbia l'enorme quantità di schiuma ghiacciata potrebbe essere stata la Bora, che in questi giorni ha soffiato ad oltre 100 chilometri orari. E si teme che raffiche di Scirocco invece potrebbero portare la schiuma fino a Sottomarina e Jesolo. Adriatic Lng, convocata dall'ente regionale, ha escluso ogni responsabilità. Ma c'è un particolare che i tecnici non sottovalutano: è proprio a Boccasette che, in quegli stessi giorni, il forte vento di Bora ha fatto spiaggiare una barriera di contenimento che si era staccata dal rigassificatore. Per stessa ammissione dell'azienda, poi, la schiuma rappresenta un indesiderato effetto collaterale dell'azione meccanica del rigassificatore: tra le sei opzioni studiate dagli ingegneri di Adriatic Lng per annullare il fenomeno, l'unica praticabile sarebbe l'immissione in mare di additivi antischiumogeni. Una soluzione che ha fatto correre un brivido lungo la schiena ai responsabili del ministero, dato che il rigassificatore dovrebbe funzionare per venticinque anni. Pepe conclude la lettera al ministero sostenendo che «questa agenzia proseguirà la stretta osservazione delle condizioni della spiaggia e delle acque e rimane a disposizione per fornire ogni ulteriore elemento ritenuto utile alla comprensione del fenomeno».
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