Il soccorso “morettiano” alla Lega

VENEZIA. Dopo mesi di sussurri e polemiche a distanza, il maxi emendamento che rivoluziona la governance della sanità veneta è approdato in commissione, riservando qualche sorpresa e un vistoso strappo nella maggioranza Lega-centrodestra. Partiamo dai contenuti: il testo illustrato conferma l’accorpamento delle Ulss dalle attuali 21 a 9 - una per provincia più quelle di Veneto Orientale e Bassano - e l’istituzione dell’Azienda Zero destinata ad accentrare ogni attività extrasanitaria - inclusa la revisione dei project financing - e diretta da un manager reclutato attraverso un bando; l’arrivo di quest’ultimo, però, verrà preceduto da una fase biennale di “assestamento commissariale” e sarà il governatore Luca Zaia a scegliere il plenipotenziario: «Sappiamo già chi potrebbe essere», commenta malizioso Claudio Sinigaglia (Pd) con allusione a Domenico Mantoan, il direttore dell’area sanità e sociale che non si candiderà al timone dell’Azienda Zero ma, avendo concorso alla stesura della riforma, gradirebbe mantenervi lo zampino nella fase cruciale.
Tra i fan di Mantoan non figura certo il leghista Fabrizio Boron, presidente della commissione e firmatario del maxi insieme al suo capogruppo Nicola Finco; la circostanza, quasi un timbro esclusivo del Carroccio sulla manovra, ha indispettito gli alleati: il forzista Massimiliano Barison e Sergio Berlato (Fratelli d’Italia) hanno contestato il metodo seguito - «Abbiamo suggerito modifiche migliorative, ci ritroviamo un testo firmato da un’unica componente della maggioranza, occorre un chiarimento» - e abbandonato la seduta, imitati dai rappresentanti di M5S, Lista Tosi e Pd («Che confusione, c’è perfino l’attivazione di un secondo servizio ispettivo quasi che la Giunta voglia controllare se stessa», ha rincarato Sinigaglia). Tutti a casa? Macché. A garantire il numero legale alla seduta, giunta regolarmente a conclusione, ha provveduto a sorpresa Franco Ferrari, imprenditore di Camponogara e consigliere della Lista Moretti: «Io sono un uomo pratico, abituato a lavorare», spiegherà «quando c’è un problema in fabbrica, lo affronto, non vado via». Apriti cielo: «Siamo al punto che questa maggioranza ha bisogno delle stampelle dell’opposizione, se possiamo ancora chiamarla così, per non cadere», graffia Jacopo Berti, il capogruppo a 5 Stelle; «Dopo mesi di attesa, riunioni e discussioni, nella maggioranza non c'è ancora accordo, ne vedremo delle belle», fa eco il tosiano Andrea Bassi. Imbarazzo nel Pd: «Da noi c’è libertà di coscienza», sospira Alessandra Moretti; ma nel suo gruppo le occhiatacce si sprecano.
Filippo Tosatto
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