Il virus in Veneto corre ancora. "Il rallentamento forse tra sette giorni"
Il professor Simonato: «La settimana prossima forse vedremo l’effetto delle misure. La crescita per ora non è esponenziale»

20090425 - ROMA - HTH - INFLUENZA DA SUINI: MORTI IN MESSICO, CONTAGIO IN USA. Personale al lavoro nel laboratorio dell'ospedale Spallanzani di Roma, in una immagine del 19 settembre 2005. Potrebbe essere un virus influenzale mutato tipico dei suini e diventato capace di infettare e propagarsi tra gli uomini quello che sta facendo crescere l'allarme nel mondo, dopo gli almeno 60 morti e i quasi mille casi sospetti segnalati in Messico dove si ipotizza il blocco delle attivita' lavorative nella sua capitale, una megalopoli di 20 milioni di persone. Sono per ora otto le segnalazioni registrate anche negli Usa, dove le autorita' sanitarie ritengono che sia ''probabilmente troppo tardi'' per contenere la diffusione del virus in Messico. L'allerta e' alta, ha sottolineato l'Organizzazione mondiale della Sanita' (Oms), che ha annunciato un prossimo vertice, ed il timore e' quello dell'innescarsi di una pandemia influenzale umana. ANSA/ETTORE FERRARI
PADOVA.
Non si vedono ancora gli effetti delle misure restrittive, il Covid-19 avanza in Veneto anche se i tassi sono lineari e non esponenziali. Ieri il bollettino della Regione Veneto dava alle ore 17 in tutto 4809 casi positivi, 572 (+13,5%), ricoverati non critici più 165 (+18%), a 1084 degenti, in terapia intensiva il dato sale a 257, più 11 (+4,4%) rispetto a ventiquattro ore prima. I decessi toccano un nuovo record: 24 (+17,1%), le persone uccise dal nuovo coronavirus dall’inizio dell’epidemia sono164 in tutta la regione.
Tra le annotazioni da segnalare il fatto che sono stati attivati tutti gli ospedali Covid-19, per la prima volta sul bollettino li troviamo segnalati. Le strutture individuate dalla regione sono: Schiavonia (103 degenti in area non critica, 18 in terapia intensiva), Vittorio Veneto, 53 ricoverati ancora nessuno in area critica, Villa Salus, 9 degenti, Ospedale Trecenta, Ospedale di Santorso, 24 ricoverati, 2 in terapia intensiva, Ospedale di Villafranca, 56 ricoverati, più 11 in intensiva.
Per quanto riguarda l’andamento per singola provincia: Padova sale 1120 contagiati, Verona seconda provincia con 993 casi, Treviso 864 casi, Venezia 685, Vicenza 594, Belluno, 216, Rovigo 68 casi. Le terapie intensive con il maggior numero di ricoverati in area critica sono Padova, 32 casi, Verona, 46 casi distribuiti tra Borgo Roma e Borgo Trento, Vicenza, con 20 ricoverati.
«L’effetto delle misure restrittive si vedrà a partire dalla terza settimana dall’avvio, quindi la settimana prossima dovrebbe vedersi un rallentamento - riflette Lorenzo Simonato, professore alla Scuola di specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva - guardando ai dati io noto una crescita più o meno costante dal 13 di marzo. Da quella data continua a stabilizzarsi con un flusso di 500/600 nuovi positivi al giorno. Significa che abbiamo un numero di nuovi positivi abbastanza costante, l’epidemia si sta allargando ma non è esponenziale è lineare. Mi pare che nelle ultime settimane anche il numero di decessi sia abbastanza costante».
Mentre sul fatto che il punto più alto dell’epidemia sia da attribuire al tredicesimo e quattordicesimo giorno dall’inizio delle misure restrittive l’esperto mostra alcuni dubbi. «Bisogna pensare che non stiamo vedendo in Italia un fenomeno omogeneo. C’è stata la fase uno dei piccoli focolai, come Vo’ e Codogno, ed era il 21 di febbraio. Quindi è immaginabile che il virus abbia iniziato a circolare in Veneto almeno all’inizioo di febbraio: questa è la prima ondata. Abbiamo visto che l’epidemia qui è in fase di remissione, con una popolazione piccola e ben controllata non ci sono più contagi. La Lombardia e il resto del Veneto è in una fase due. Nel centro Italia stiamo assistendo ad una fase tre».
La fine della prossima settimana, ribadisce l’esperto, «dovremmo iniziare a vedere un rallentamento. Mentre sarei più ottimista sulla tenuta delle terapie intensive in Veneto.» Anche se, ammette Simonato: «Un’epidemia è una cosa difficilissima da combattere avviene ogni 50 anni».
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