Imu: stangata fino al 51% sui capannoni

Pavin, presidente di Confindustria Padova: «Attendiamo il rinvio dell’acconto, Letta non parta con il piede sbagliato»

PADOVA. Oggi il consiglio dei ministri approverà il provvedimento di sospensione dell’Imu per la prima casa e i fabbricati agricoli e il mondo delle imprese spera di trovare quel segnale di attenzione verso le industrie annunciato dal ministro dello Sviluppo Flavio Zanonato: ci sarà il rinvio Imu anche per i capannoni o prevarrà la linea del ministro dell’Economia Saccomanni che ha tirato il freno per rispettare i vincoli Ue?

Quanto si paga.

La Cgia di Mestre ha calcolato che con l’acconto di giugno sull’Imu le aziende pagheranno un rincaro fino al 51% (vedi la tabella). La stangata si farà sentire soprattutto a Venezia e Rovigo ed è stata calcolata con l’aumento di 5 punti del coefficiente catastale, che passa da 60 a 65 e con l’aliquota base del 7,6 per mille del 2012».

Il giorno cruciale sarà mercoledì 29 maggio e noi rimaniamo fiduciosi. Se in quella data la Commissione europea chiuderà il processo di infrazione per eccesso di deficit contro l’Italia, il governo Letta avrà a disposizione 12 miliardi di euro per poter abbassare l’Imu sulla prima casa e sulle attività produttive, scongiurare l’aumento dell’Iva previsto per a luglio e ammorbidire la Tares che, altrimenti, per le famiglie e le imprese sarà una vera e propria stangata», dichiara Giuseppe Bortolussi segretario della Cgia di Mestre.

Gli industriali delusi.

Meno ottimisti gli industriali di Padova. «Che gli spazi di manovra fossero stretti lo si sapeva. Ma sarebbe una falsa partenza deludente se il governo Letta, che ha fatto del principio della discontinuità pro-crescita il suo marchio, si dovesse presentare al primo Consiglio dei ministri operativo solo con qualche palliativo, e per giunta escludendo i capannoni industriali dalla sospensione dell’acconto Imu. Mi auguro ci sia un ripensamento», afferma Massimo Pavin, presidente Confindustria Padova. «L’Imu si era già abbattuta nel 2012 sui fabbricati produttivi, con incrementi fino al 200% rispetto all’Ici. E la stangata si ripeterebbe più salata quest’anno, già con l’acconto di giugno, per effetto della rivalutazione automatica dei coefficienti catastali e delle aliquote fissate dai Comuni. Così si desertifica ogni attività d’impresa. Siamo in emergenza» insiste Pavin «il rischio deindustrializzazione è alto e impone al governo di cambiare strada in fretta. La prima cosa da fare è tagliare le tasse sul lavoro e l’impresa, non inasprirle».

Gli artigiani perplessi.

Nessuna dichiarazione di guerra, ma tanta preoccupazione. Giuseppe Sbalchiero, presidente di Confartigianato veneto (70 mila aziende e 180 mila addetti) sta rientrando a Vicenza tra la campagna alluvionata e al governo manda un segnale chiaro: «Non possiamo pagare l’Imu quando i capannoni sono occupati al 30% o vuoti perché le aziende non hanno commesse. Le banche non prestano denaro, i consumi sono a picco, il Pil in flessione e il rinvio dell’acconto Imu è un atto di giustizia. Le famiglie pagano di media 200 euro di acconto, le aziende 2-3 mila. Credo che il governo Monti ci abbia raccontato un sacco di bugie, la spesa pubblica è aumentata del 20% nel 2012 e se dieci punti sono gli interessi passivi gli altri sono sprechi non tagliati dei ministeri e dello Stato. Basta. Ci vuole una netta inversione di tendenza, noi siamo pronti a consegnare le chiavi delle aziende», conclude Sbalchiero. (al.sal.)

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