Inneschi in mezzo ai rifiuti Il Veneto orientale la nuova terra dei fuochi

. C’erano gli inneschi pronti per incendiare la discarica abusiva di via delle Industrie a Fossalta di Piave. La ’ndrangheta aveva con tutta probabilità già progettato, in caso di necessità, di dare fuoco ai circa 11 mila metri cubi di rifiuti ammassati nel capannone della impresa ex Giabardo, ora di proprietà di un gruppo ucraino non ben definito che farebbe capo addirittura a un ex politico di quel Paese.
Il Veneto orientale è la nuova terra dei fuochi che la criminalità organizzata aveva individuato come ideale deposito di rifiuti illegali, grazie ai tanti capannoni dismessi in questi ultimi anni.
Ieri mattina, la visita del prefetto Vittorio Zappalorto, richiesta dal sindaco di Fossalta, Manrico Finotto, ha permesso di fare il punto a un anno dalla scoperta del capannone nel novembre del 2018, quando la Procura di Milano mise tutto sotto sequestro in una brumosa mattinata autunnale.
In quei giorni, nella cittadina arrivarono i carabinieri del Noe. Da allora si sono incrociate indagini e voci incontrollate, paure e denunce. Il sindaco Finotto ha caldeggiato la visita del Prefetto, giunto con il senatore del Partito Democratico Andrea Ferrazzi, vice presidente della commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e illeciti ambientali.
Le porte del capannone sotto sequestro ormai da un anno si sono aperte ieri mattina per un ulteriore sopralluogo. All’interno si scorgono sempre enormi cataste di rifiuti. L’odore acre percepito in estate si è un po’ attenuato, ma resta questa immagine catastrofica di un mondo invaso dai rifiuti umani più inquinanti e misteriosi.
La situazione fino a ieri non sembrava così drammatica, tuttavia, adesso, con la scoperta degli inneschi, Fossalta avverte davvero il pericolo che stava correndo a due passi dal centro cittadino. Un incendio di quella portata avrebbe esposto tutta la zona a rischi enormi, per l’ambiente ma anche per la salute.
Dentro il capannone si distinguono plastiche, nylon, stoffe. Ma all’interno di quelle grandi balle di rifiuti potrebbe esserci di tutto.
È stato il senatore Ferrazzi a svelare svela la presenza degli inneschi. «Ci sono delle taniche e dei sacchi di pellet», spiega il senatore, «che indicano possibili inneschi che sarebbero serviti a dar fuoco a tutto. La criminalità ha trovato dei luoghi logisticamente ideali in questi capannoni. Non serviva in molti casi neppure pensare agli incendi, tanti ce ne sono di isolati e nascosti. Serve un monitoraggio attento di queste strutture. La visita di oggi (ieri, ndr)deve stabilire l’inizio di un nuovo metodo, la modifica della norma nazionale per la confisca immediata di queste strutture per togliere la proprietà e trasferirla al Demanio e all’ente locale».
Ora per smantellare tutto servirà necessariamente il contributo dello Stato e della Regione oltre al coinvolgimento della Città metropolitana. Il sindaco Finotto è perplesso davanti ai costi che si dovranno ora sostenere per lo smaltimento: «Si parla di almeno un milione e mezzo», spiega, «e chiaramente è una cifra enorme per il nostro Comune. Noi abbiamo proceduto con le diffide ai vari soggetti e non è stato facile. Siamo risaliti alla proprietaria Milcor, in Ucraina, che ha sede nelle Isole Vergini Britanniche, quindi alla varie società cui è stato affittato il capannone».
Una delle diffide è stata indirizzata anche a chi si trovava agli arresti domiciliari, Giovanni Girotto, 65 anni, di Roncade che con Diego Giro, 49 anni, di Caorle, era accusato di aver agevolato il traffico illecito. Il primo in qualità di amministratore e poi liquidatore della Proveco Italia Srl, società che ha messo a disposizione il capannone di Fossalta di Piave di via delle Industrie e Giro per aver fatto da mediatore tra Girotto e il gruppo di imprenditori milanesi che trafficavano con i rifiuti. Gli arresti di Giro e Girotto erano all’interno dell’inchiesta della Dda di Milano che ha scoperchiato un traffico di circa 37 mila tonnellate di rifiuti, conclusa con 15 arresti. —
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