La banda della lira: tesoro miliardario, il giallo porta a Spinea

Scoop dell'Espresso su cinquemila miliardi di lire sospetti che si vorrebbero far rientrare in Italia

SPINEA. C’è ancora una montagna di vecchie lire che non sono state mai convertite in euro. Soldi che non appartengono a piccoli risparmiatori poco accorti quando è entrata in vigore la moneta unica europea.

Sono soldi messi assieme come minimo da evasori fiscali, da imprenditori che facevano nero e che hanno poi portato il denaro in Svizzera. E magari si tratta di denaro sporco proveniente da spaccio o rapine.

Chi ora sta battagliando con lo Stato italiano al fine di far emergere una buona parte di questi denari è l’avvocato di Spinea Luciano Faraon. Lui ne fa una questione di diritto e sostiene che i soldi devono essere cambiati. Lo Stato invece punta i piedi e non ne vuole sapere.

In venti “risparmiatori” si sono affidati a Faraon perché devono cambiare cinquemila miliardi di vecchie lire. In valuta attuale vogliono dire due miliardi e mezzo di euro. L’Antimafia, però, indaga anche perché nell’operazione compaiono nomi di personaggi a volte parecchio chiacchierati. La storia viene raccontata in un articolo a firma di Giovanni Tizian e Stefano Vergine nel numero in edicola dell’Espresso.

Tra i venti che si sono affidati a Faraon ci sono impresari edili, liberi professionisti, petrolieri e pure un magistrato.

Faraon spiega all’Espresso: «Questi cinquemila miliardi di vecchie lire, potrebbero anche non essere immacolati, anzi diciamo pure che sono per lo più frutto di evasione fiscale. Ma in un momento di crisi economica come questa, dove gli investimenti servono come il pane, perché dovremmo perderli? Non sarebbe meglio usarli per immetterli nell'economia legale? Io penso che in mezzo a tanti condoni non guasterebbe farne uno in più al fine di far ripartire l'economia».

Ragionamento che Luciano Faraon ha pure fatto all’Agenzia delle Entrate e alla Banca d’Italia. Dovrebbe essere proprio la Banca d’Italia a cambiare i soldi. «Siccome ho spiegato ai miei clienti che non è pensabile che ci possa essere un cambio cash-to-cash, loro sono disponibili a devolvere allo Stato il 3 per cento della somma convertita», dice Faraon.

Ma non solo. Infatti gli stessi venti “risparmiatori” devolverebbero un altro 2 o 3 per cento al Centro Beata Maria Bolognesi, associazione creata in onore di una donna di Rovigo considerata un Padre Pio veneto. Associazione a cui è legato anche l’avvocato.

Ma perché ora si parla di questo denaro? Lo spiegano gli autori dell’articolo. A fine 2011, mancano pochi mesi a quando le lire non si potranno più cambiare. Il limite di dieci anni e due mesi, utili per il cambio, stabiliti quando è entrato in vigore l’euro scadono il 28 febbraio del 2012.

I due mesi sono fondamentali per i proprietari dei miliardi di lire: la maggior parte dei reati, compresi tutti quelli di natura fiscale, si prescrivono infatti dopo dieci anni. Significa che a partire dal 2 gennaio dei 2012, in teoria, chiunque denunci il possesso di lire non avrà problemi con la giustizia.

Ma il Governo Monti allora in carica, anticipa di tre mesi la scadenza per accedere al cambio e mette nei guai i possessori di lire. Lo scorso anno Corte Costituzionale dichiara illegittima la norma.

Ora la Banca d’Italia dice che i termini per poter accedere al cambio sono riaperti per chi aveva presentato domanda a suo tempo. Nessuno dei venti clienti di Faraon, però lo aveva fatto. Nel frattempo la Banca d’Italia ha segnalato, come operazione sospetta la richiesta, a Guardia di Finanza e Dia. (c.m.)

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