La denuncia: "In piena pandemia Covid la Regione Veneto ha rifiutato per mesi il mio contributo"
Un medico esperto per sessanta giorni ha atteso invano la chiamate dalle Usl di Treviso e Bassano. «Temeva, caro Zaia, che la mia militanza nel Pd offuscasse i suoi meriti nella lotta al virus?»

DeMarchi Castelfranco consiglio comunale Beltramello Claudio
Lettera aperta
Caro presidente Zaia,
le scrivo questa lettera aperta perché desidero chiederle delle spiegazioni in merito al mio mancato coinvolgimento in Veneto per la lotta al Covid-19.
La premessa è che sono un medico di 51 anni specialista in Igiene con un Cv piuttosto articolato che trova anche on line. In passato ho lavorato tre anni al dipartimento Malattie infettive dell’Organizzazione Mondiale della Sanità a Ginevra e quattro anni in Africa con il Cuamm-Medici con l’Africa (Ong con sede a Padova). Durante quei sette anni mi sono occupato anche di epidemie (colera, meningite, malaria). Da 13 anni sono rientrato in Italia e faccio il consulente e il formatore libero professionista sui temi di epidemiologia, organizzazione e qualità dei servizi sanitari.
Le lettere e il bando
Vengo al dunque. Una settimana dopo l’esplosione dell’epidemia Covid mi ero reso disponibile a collaborare, anche gratuitamente, scrivendo direttamente al direttore generale di Treviso. Nessuna risposta. Ho anche compilato una domanda di reclutamento dell’Ulss2 di ricerca generica di specialisti (pre-covid) ma non è successo nulla. Due settimane dopo, a inizio di marzo l’Azienda Zero ha emanato un bando di reclutamento urgente di medici specialisti liberi professionisti dedicato all’emergenza Covid e ho inviato la mia adesione (la Specialità in Igiene era tra quelle richieste). Era necessario indicare tre preferenze di Ulss e io ho scelto Treviso, Padova e Bassano.
Due settimane di silenzio
Dopo un paio di settimane sono stato contattato dal Servizio del personale di Treviso che mi ha chiesto se fossi ancora libero e se potessi iniziare subito. Ho risposto di sì e ho immediatamente inviato la documentazione richiesta. Dopo qualche giorno vengo messo in contatto con il direttore del Servizio Igiene e Sanità Pubblica il quale mi dice che è molto contento di potersi avvalere della mia professionalità ed esperienza e condividiamo gli ambiti nei quali avrei potuto collaborare in funzione dell’emergenza. Poi il silenzio.
Dopo una settimana chiamo il Servizio personale e mi dicono che sono in attesa della firma del Dg per emanare il contratto. Aspetto un’altra settimana ma ancora nulla e allora chiamo direttamente il direttore del Personale, il quale mi dice che attende ancora conferme dal direttore dell’Igiene Pubblica. Chiamo quest’ultimo il quale dice che lui ha già dato tutte le conferme e che “le carte” sono in Direzione Generale. Colgo che anche lui è sorpreso e che questo palleggiamento e questi tempi lunghi non sono normali. Dopo un’altra settimana di silenzio mi muovo per altre vie e vengo a sapere che il Dg Francesco Benazzi ha bloccato la cosa. Richiamo il direttore del Personale e gli dico che sarebbe almeno corretto informarmi che non mi vogliono più, almeno per rendermi disponibile per altri. «Ma io non ho ricevuto un no dal direttore» si è giustificato.
Pratica insabbiata
Della serie la mia pratica è stata “insabbiata” e quindi nessuno si prende la responsabilità di dirmi un no, di scrivermi un «Scusi, ci siamo sbagliati non abbiamo più bisogno di Lei si ritenga libero». E così capisco di aver buttato via quasi un mese. Il problema è che siamo nel pieno dell’epidemia...
Replica a bassano
Sorpreso ed arrabbiato, ri-contatto dunque a inizio aprile l’Ulss di Bassano che nel mese antecedente mi aveva cercato ma io mi ero dato per “occupato”. Chiedo se hanno ancora bisogno. Mi rispondono di sì. Dopo aver compilato le “solite” carte vengo messo in contatto con il responsabile del Servizio di Igiene e Sanità Pubblica dell’Ulss Pedemontana. Anche con lui ho un piacevole colloquio tecnico e si mostra molto felice di poter contare sul mio aiuto: «Siamo stati così tanto presi dall’emergenza che uno sguardo generale e da una prospettiva nuova di una persona con la tua esperienza sicuramente ci sarà molto utile».
L’imbarazzo dei dirigenti
Invece, anche qui dopo una settimana non sento nulla. Chiamo il Servizio del personale e chiedo se sono tempi tecnici e mi rispondono di no, che di solito questi contratti per l’emergenza Covid sono deliberati in pochi giorni. Richiamo il direttore del Sisp il quale, sorpreso, mi dice che è strano perché è certo che anche il direttore sanitario aveva dato l’assenso. Mancava solo la firma del Dg, il commissario dr. Simoni. Passa un’altra settimana e nulla. Richiamo il Servizio del personale che mi dice che finché non torna una risposta dalla Direzione generale, affermativa o negativa che sia, non possono dirmi nulla. Richiamo più volte il Direttore del Sisp che smette di rispondermi, immagino per l’imbarazzo di non potermi dare spiegazioni. Dopo un’altra settimana vengo a sapere da altre fonti interne che anche in questo caso la pratica è stata bloccata. Né la conferma del contatto né un chiaro e trasparente no. Quindi non sarebbe mai arrivata alcuna risposta. Risultato: un altro mese è stato “rubato” a me e agli ammalati di coronavirus.
Fuori regione, chiamato subito
Avendo capito l’andazzo per me in Veneto mi sono dato disponibile in altre Regioni del Nord Italia e dopo quattro (4! ) giorni mi sono trovato con un contratto firmato e dopo sei giorni ho iniziato a collaborare con una Asl di un’altra Regione. Per quanto possa valere per Lei, la Direzione Strategica di questa ASL extra-veneto mi ha detto di essere rimasta molto stupita che una professionalità come la mia fosse ancora “libera” dopo più di due mesi dall’inizio dell’emergenza. E quindi da un mese e mezzo sto lavorando fuori Veneto, da un lato contento di poter dare una mano dall’altro con grande dispiacere perché “forse dico una cosa che farà incazzare qualcuno” ma non sono solo i leghisti ad amare i Veneti…
Chi se ne importa?
Sono certo che in questo momento Lei, Presidente, starà pensando: «Chi se ne importa, il Veneto se l’è cavata bene anche senza il dr. Beltramello».
Ed infatti io non avrei scritto questa lettera se tutte le Ulss si fossero comportate come quella Euganea (la terza prescelta nel bando), che mai mi ha chiamato. Sarebbe stato legittimo.
Il problema lo hanno generato le Ulss di Treviso e Bassano che mi hanno contattato, mi hanno chiesto se ero libero urgentemente, mi hanno detto di non accettare altri incarichi mentre il contratto sarebbe stato perfezionato. Ulss dove i direttori del Servizio di Igiene e Sanità Pubblica mi hanno detto che sarei stato utile, che le mie competenze e la mia esperienza sarebbe stata preziosa. Se dopo qualche settimana dalla mia adesione al bando dell’Azienda Zero non avessi sentito nulla, mi sarei reso subito disponibile per altre Regioni. Dispiaciuto ma niente di più.
Preso in giro
Invece sono stato pesantemente preso in giro, mi sono stati rubati due mesi in cui avrei potuto dare in mio contributo a chi certamente sarebbe stato felice di riceverlo. E invece nemmeno c’è stata la decenza di inviarmi una mail o farmi una telefonata per dirmi che si era cambiato idea, che potevo ritenermi libero ma evidentemente i due Dg erano nella scomoda posizione di non poter dare spiegazioni. Meglio lasciarmelo capire da solo per “sfinimento”.
Allora le chiedo delle spiegazioni, Presidente, perché io un sospetto ce l’ho. Io non solo non sono allineato al suo partito ma addirittura faccio parte del Pd. Sono Consigliere comunale di minoranza a Castelfranco. E sono coordinatore del Gruppo di lavoro regionale su Sanità e Sociale del Pd. Non è che il blocco dei miei contratti da parte dei due Dg sono avvenuti perché mi sono battuto a livello comunale per la difesa della parte generalista dell’ospedale di Castelfranco, per impedire che venisse ceduta allo Iov? Oppure perché come gruppo Sanità e Sociale del Pd veneto (da me coordinato) abbiamo “osato” criticare alcune scelte Sue della sua maggioranza leghista contenute nel nuovo Piano Sanitario Regionale e nelle Schede ospedaliere?
Io non posso sapere i motivi per i quali i Dg di Treviso e Bassano si sono rifiutati di firmare il mio contratto. Anche qui nutro più di qualche dubbio e per come sono andate le cose è indiscutibile che sul mio nome è arrivato “uno stop dall’alto”.
Un posto solo per gli amici
Ecco, caro presidente Zaia, le chiedo se va orgoglioso anche di questo pezzo di Veneto che Lei ha costruito: un posto buono solo per gli amici.
Ha deciso che le professionalità e le competenze di chi è di un altro colore politico possono, anzi devono, essere cestinate? Recentemente un articolo di una importante rivista Italiana, in merito alle vicende della Sanità di questi mesi ha parlato del Veneto come della “Corea del Nord-Est”. È veramente questo che vuole? Spero di sbagliarmi e che al contrario Lei possa dimostrare la sua ostentata forza smettendo di interferire politicamente nelle scelte della Sanità: le recenti vicende riguardanti il prof. Crisanti e il dr. Flor dimostrano che i disallineamenti proprio non le piacciono.
Ma se un professionista della salute è competente e utile per il Sistema sanitario veneto non dovrebbe avere alcuna importanza il credo politico.
Se la censura è arrivata fino a me, lo considero un complimento perché di fatto mi avrebbe riconosciuto il potere di disturbare il suo sistema di potere o di offuscare i suoi meriti qualora avessi dato il mio positivo contributo in Veneto per l’emergenza Covid. —
* Claudio Beltramello
medico
Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova
Leggi anche
Video








