La ’ndrangheta in caserma Sequestri al cantiere dei Cc
VENEZIA. Il sospetto, pesante, è che a vincere l’appalto per la costruzione della nuova caserma dei carabinieri di Dueville in provincia di Vicenza, che dovrà ospitare la tenenza, sia stata un’impresa edile legata ad una delle più potenti famiglie della ’ndrangheta calabrese, quella degli Iannazzo di Lamezia Terme. Un’inchiesta condotta dai carabinieri del Ros di Padova e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Venezia e avviata più di un mese fa, ma venuta alla luce solo il 23 ottobre, quando i militari dell’Arma si sono presentati nella sede vicentina dell’impresa «Elle Due Costruzioni» di Lamezia e si sono portati via i computer e tutta la documentazione sull’appalto in questione. I titolari, Domenico, Gennaro e Pasqualino Longo, tutti calabresi, sono indagati per corruzione e turbativa d’asta, ma con l’aggravante di aver agito con metodi mafiosi. Stando agli inquirenti, l’impresa potrebbe essere legata alla famiglia dell’organizzazione criminale calabrese che ha la sua sede a Sambiase, un quartiere di Lamezia Terme. Il capo indiscusso è Vincenzino Iannazzo, detto «Moretto», che ora è in carcere.
Non è la prima volta che gli investigatori alzano il velo sulle attività legali della cosca di Lamezia, che si sarebbe insinuata in altri appalti e lavori pubblici nel Nord Italia. Tra il 2000 e il 2003 gli Iannazzo sono stati protagonisti di una vera e proprio faida contro un’altra famiglia mafiosa, faida che è sfociata in dieci omicidi e cinque tentati omicidi. Da poco, un pentito ha raccontato che è stata firmata la pace tra le due cosce, che agiscono ognuna in uno specifico territorio. Anche la Commissione parlamentare antimafia si è occupata degli Iannazzo di Lamezia e in una relazione finale sulla situazione in Calabria si legge che la famiglia «ha orientato i propri interessi verso lucrosi affari derivanti dalle attività commerciali e imprenditoriali e nel settore degli appalti». I Longo, seppur non ancora interrogati, avrebbero spiegato che la loro impresa nulla avrebbe a che fare con la ’ndrangheta, pur avendo confermato di conoscere alcuni appartenenti alla famiglia Iannazzo e di aver partecipato a cerimonie con loro, ma che questo a Lamezia sarebbe accaduto a centinaia di persone. Il loro difensore, l’avvocato Filippo Tallia di Milano, ha presentato ricorso al Tribunale del riesame di Venezia, chiedendo la restituzione di documenti e computer, ma nei giorni scorsi i giudici lagunari hanno respinto la richiesta, confermando il sequestro. Una mossa, quella del difensore, compiuta probabilmente per leggere la documentazione messa a disposizione del Tribunale dalla Procura, insomma per capire quali indizi abbiano in mano gli investigatori del Ros.
L’appalto per la tenenza di Dueville è stato indetto dal comune del paese in provincia di Vicenza alcuni mesi fa e i lavori sono già iniziati, tanto che fino ad ora sono stati erogati 700 mila euro. Il sindaco Giuseppe Bertinazzi ha fatto sapere che intende tornare sui suoi passi, togliere i lavori alla «Elle Due» e riaprire la gara, scegliendo tra una rosa di imprese locali. Anche perchè la ditta calabrese dei Longo aveva già accumulato un ritardo sui lavori di 100 giorni.
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