La Regione Veneto: «Riaprire e tassare le case chiuse»

Il consiglio regionale approva una mozione con i voti di Carroccio, Fi, Pdl-Fi e Ncd. Corazzari: «La legge Merlin va modificata». I Democratici e l’Idv votano contro

VENEZIA. Far pagare le tasse alle prostitute, abolire la legge Merlin e riaprire le case a «luci rosse» come in Europa. La Lega Nord ha approvato ieri in consiglio regionale una mozione che impegna il governo a «regolarizzare la prostituzione» e il via libera è arrivato anche da Forza Italia di Padrin, dal Pdl-Fi Veneto di Bond-Cortelazzo e dal Ncd di Zorzato e Ruffato che hanno superato le vecchie remore moralistiche. Anche i cattolici moderati del Veneto vogliono la riapertura delle «case del sesso», abolite 56 anni fa dalla senatrice socialista di Rovigo Lina Merlin, convinta di vincere una battaglia di civiltà per l’emancipazione della donna. Fermi e irremovibili sul no l’Idv e il Pd che non hanno cambiato idea, anche se proprio ieri Maria Spilabotte, vicepresidente della commissione Lavoro, ha presentato un disegno di legge al Senato sottoscritto dai colleghi democratici Valeria Fedeli, vicepresidente del Senato, Sergio Lo Giudice, Pasquale Sollo, Monica Cirinnà, Alessandra Mussolini (Fi), Alessandra Bencini e Lorenzo Battista (M5S), per la «regolamentazione del fenomeno della prostituzione».

Che l’Italia sia profondamente cambiata non c’è dubbio, tanto che la prostituzione è diventata un problema di ordine pubblico, con i sindaci impegnati a contrastare i turisti del sesso on the road con i provvedimenti più disparati: dalle maxi-multe di 500 euro ai clienti delle lucciole introdotte a Padova, alla battaglia a suon di ordinanze dei comuni di Mogliano, Godega e S. Urbano e Preganziol per la regolamentazione del sesso. Proprio quello che chiede la Lega.

«Anche la prostituzione, alla pari di altre professioni costituenti reddito, va regolarizzata come lavoro autonomo e assoggettata a regime fiscale vigente. Sono soddisfatto per l’approvazione della mia mozione che invita la Giunta ad attivarsi, assieme alle altre Regioni italiane, per chiedere al Governo di modificare la legge Merlin. Sono le stesse prostitute che chiedono di pagare le tasse per ottenere diritti previdenziali», spiega Cristiano Corazzari, primo firmatario della mozione approvata. «La legge Merlin del 20 febbraio 1958 ha provocato un aumento della prostituzione, rendendo l’offerta più visibile e accessibile. Non solo: a controllare il settore sono le organizzazioni criminali che lucrano sull’attività del tutto esentasse. Di conseguenza, la legalizzazione della prostituzione porrebbe un freno al fenomeno e ne consentirebbe il controllo da parte della pubblica autorità, anche sul piano sanitario, sull’esempio di quanto è stato fatto in Svezia, Olanda, Germania, Austria e Svizzera, recuperando un gettito pari a quello dell’Imu prima casa. L’attività di prostituzione rientrerebbe nella categoria del lavoro autonomo, poiché ne possiede i requisiti: prevalenza del lavoro personale della prestatrice d’opera, assenza del vincolo di subordinazione, libera pattuizione del compenso, caratteristiche che la renderebbero soggetta al pagamento delle tasse e alle opportune verifiche fiscali».

E i cattolici moderati di Pdl, Fi e Ncd? In un sussulto di laicismo, Dario Bond ribatte: «La richiesta partita dal Consiglio regionale del Veneto sul tema della prostituzione è concreta, realistica e possibile. La politica deve avere il coraggio di affrontare la questione in termini liberali».

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