L’agguato, i fendenti e una pietra per finirla

NOALE. Cinque coltellate all’addome e alla schiena e poi le ha sfondato la testa con una grossa pietra raccolta sul marciapiede. Erano le 21.20 di lunedì e su un marciapiede di Moniego, piccola frazione di Noale, finiva la vita di Hane Gjelaj, 46 anni, albanese, madre di tre figli e da dieci anni in Italia. Ma è finita anche la vita del suo assassino, il marito Pashko Gjelaj, 54 anni, disoccupato da tre anni. È in galera con un’accusa da ergastolo: omicidio volontario, con l’aggravante dei futili motivi e del legame di parentela. Ma una condanna, ancora più pesante di quella che rischia in tribunale, è quella dei figli per i quali è morto. Ma se per la madre ci sono le lacrime per lui c’è l’odio.
La donna da almeno tre anni era l’unica fonte di reddito della famiglia di albanesi, che da tempo vive in via Moniego Centro, a qualche centinaio di metri da dove è avvenuto l’omicidio. Lavorava come operatrice socio-sanitaria in Casa di Riposo, mentre il marito, perso il lavoro come manovale edile, viveva sulle sue spalle. Lei riusciva a mantenerlo, ha consentito ai due figli maggiori di terminare le scuole e alla più piccola di continuare a studiare. Ma nella mente dell’uomo ad un certo punto si è insinuato il tarlo della gelosia, la convinzione che la moglie avesse un amante. Nulla di più immotivato. Hane in realtà si faceva in quattro per i figli e anche per lui nonostante negli ultimi anni il rapporto con il marito si fosse incrinato. Praticamente i due vivevano separati in casa. L’unica cosa che il 54enne le garantiva erano i maltrattamenti. Anche se lei mai ha denunciato qualche cosa ai carabinieri o ai servizi sociali del Comune. Mai una richiesta di aiuto ufficiale, anche se più di una persona in paese sapeva che il clima in quella famiglia non era idilliaco. Lunedì sera Hane alle 21 ha terminato il suo turno alla Casa di Riposo. Uscita, prende la bicicletta e si dirige verso casa. Prima di uscire dall’abitazione litiga col marito, l’ennesimo litigio. E forse pensa a questo mentre pedala verso casa.
Tempo venti minuti e la donna è a poche centinaia di metri dall’abitazione. Secondo la ricostruzione fatta dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Mestre e della stazione di Noale, all’altezza del civico 74 di via Moniego Centro, è stata affiancata dal marito pure lui in bicicletta. L’uomo è alterato, qualcuno sente i due gridare. L’uomo, infatti, l’ha fatta cadere sull’asfalto. Poi sceso dalla bicicletta le sferra alcune coltellate all’addome, una anche all’altezza del cuore. Per colpirla usa un coltello a serramanico con una lama da otto centimetri. La donna grida, ha ancora la forza di reagire, scappa. Lui la rincorre e la colpisce ancora alla schiena con il coltello. La ributta a terra. Le sale sopra a carponi, immobilizzandola. Non contento di averla accoltellata diverse volte – il medico legale conterà almeno cinque ferite – prende una grossa pietra che trova sul marciapiede e le fracassa la testa. Almeno due colpi inferti con tutta la forza che aveva in corpo. Qualcuno assiste a questa ultima parte dell’assassinio. Tra questi anche alcuni clienti del bar che si trova a poche decine di metri dal luogo del massacro. Vengono chiamati i carabinieri e il 118. Il marito assassino nel frattempo si è alzato e scappa in bicicletta. Mentre in pochi minuti arrivano carabinieri e sanitari del Suem e trovano il corpo della donna in una pozza di sangue e poco distante la pietra e il coltello usati per colpirla e più in là la bicicletta, l’uomo viene trovato dai militari della stazione di Noale mentre girovaga davanti alla loro stazione. Lo fermano, ha le mani e i vestiti sporchi di sangue. Lo portano in caserma mentre il medico del Suem constata ufficialmente la morte di Hane. Interrogato dal pm e dai carabinieri, alla presenza dell’avvocato, l’uomo fa scena muta. Alla fine viene arrestato per omicidio volontario. Portato in carcere a Santa Maria Maggiore, si trova in attesa dell’interrogatorio di garanzia ancora prigioniero dei suoi fantasmi.
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