L’anno giudiziario in Veneto: meno omicidi, più infiltrazioni mafiose

Il bilancio della giustizia nella cerimonia di Venezia: vanno colmati i vuoti in organico per far fronte alla mole di lavoro. Gli sforzi non bastano più
Interpress/Gf.Tagliapietra. 01.02.20.-Apertura Anno Giudiziario.
Interpress/Gf.Tagliapietra. 01.02.20.-Apertura Anno Giudiziario.

VENEZIA. Si uccide meno, per fortuna, in Veneto: negli ultimi anni gli omicidi volontari sono scesi dagli 83 del 2017, ai 51 del 2018, ai 44 dell’anno scorso. Ma si muore sempre di più sul lavoro e sulle strade, con 53 vittime della mancanza di norme di sicurezza sul posto di lavoro e 281 dell’incoscienza di chi è alla guida distratto dal telefonino, alterato dall’alcol o droga. Tutte, devastanti tragedie familiari e sociali.

L’inaugurazione dell’anno giudiziario - ieri, in Corte d’Appello - dà l’occasione per fotografare il Veneto più oscuro, quello dei reati. E lo stato della giustizia, che lo contrasta.

«L’essere la quarta regione più industrializzata d’Italia si riverbera anche sulla qualità del contenzioso, concentrandolo sulla macroarea economica, civile e penale», sottolinea la presidente Ines Maria Luisa Marini: le vicende delle Banche Venete (che stanno impegnando oltre ogni forza gli uffici giudiziari di Vicenza e Treviso, con migliaia di parti civili costituite), ma anche «il significativo aumento dei procedimenti per reati di associazione per delinquere con infiltrazione di criminalità proveniente da altre regioni d’Italia». Una vera e propria allerta-mafie.

«Le indagini della Distrettuale hanno affrontato per la prima volta in maniera complessiva il radicamento in Veneto delle organizzazioni criminali mafiose, principalmente ’drangheta e camorra», osserva il procuratore generale Antonio Mura, «che puntano al controllo del territorio, con condizionamento psicologico dei cittadini, acquisendo attività commerciali in difficoltà, con azioni anche violente. Forte allarme desta pure la permeabilità al riciclaggio».

A fronte di un impegno crescente, gli uffici giudiziari veneti - penali e civili - si ritrovano però pericolosamente a ranghi ridotti. «Siamo arrivati al capolinea. I risultati positivi raggiunti nonostante la difficile situazione non sono replicabili senza l’immediata immissione di magistrati e personale amministrativo», dice diretta la presidente della Marini, «la scopertura ha ormai raggiunto dimensioni tali da condizionare la stessa attività giurisdizionale e generare disfunzioni in tutto il settore amministrativo». In Corte d’Appello manca il 37% del personale, nelle Procure-Tribunali veneti il 28% in media. E, intanto, si prospetta l’entrata in vigore della riforma del blocco delle prescrizioni, che riverserà altre migliaia di fascicoli l’anno sulla Corte. «Intollerabile», chiosa Mura.

«Vedo tanta voglia di fare, la squadra veneta c'è, ma dalla relazione emerge una scandalosa deficienza di risorse e personale», commenta il presidente Luca Zaia. «Particolare attenzione sarà riservata a questo distretto», promette Gemma Tuccillo in rappresentanza del ministero di Giustizia, «in questi anni è stato fatto uno sforzo senza precedenti».

«Aumento di organici “a pioggia”», il commento di Giuseppe Sacco, presidente del Consiglio dell’ordine degli avvocati di Venezia, «che segnala una palese mancanza di sensibilità verso le effettive esigenze degli Uffici, dando ulteriore benzina a chi ha già il serbatoio pieno: fino a quando il Veneto dovrà attendere? Non si voglia pensare che siccome i risultati raggiunti sono di assoluta eccellenza rispetto alle risorse si possa lasciare questa Corte a fare il “fanalino di coda”».

«C’è sottovalutazione del Veneto: beffardo per un territorio che ha votato per l’autonomia. Sembra un atteggiamento punitivo», aggiunge l’avvocato Renzo Fogliata, a nome delle Camere penali venete, «quanto alla riforma della prescrizione non esistono “strategie dilatorie” degli avvocati. È un mito che va riportato alla realtà». Non va meglio sul lato civile: «C’è un calo delle cause: il cittadino rinuncia a difendere i propri diritti», dice Fabio Sportelli delle Camere civili del Triveneto.


 

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